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HOME | domenica 12 febbraio 2012 |
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"Chi è veramente solvibile? I poveri. Il microcredito dev’essere fatto rientrare nel sistema principale dell’economia finanziaria": i segreti di un grande antidoto contro la crisi, nelle parole di Muhammad Yunus Sto facendo un appello a tutte le imprese del mondo affinché si uniscano tra di loro e facciano parte di questa nuova ideologia economica che si chiama social business e devo dire con grande felicità che molti hanno risposto. Sto facendo un appello anche alle imprese italiane perché comincino a pensare a degli esempi di business sociale che esse possono mettere in atto. Posso garantire loro che sarà un’esperienza entusiasmante e piena di soddisfazioni.
Con queste parole ha aperto l'incontro milanese alla Fondazione Cariplo l’economista e banchiere Muhammad Yunus, ideatore del Microcredito, che ha raccontato il suo progetto riprogettazione del sistema finanziario attuale per aprire le porte anche ai meno abbienti e alle donne di tutto il mondo.
La Greeman Bank, banca etica da lui fondata e diretta, ha già dato il via a questo processo elargendo finanziamenti a coloro che non hanno i mezzi per garantire la restituzione del denaro. Il risultato ottenuto è finora straordinario: nella maggior parte dei casi i debiti vengono saldati senza problemi. Parlando di regole paragona il sistema a una vecchia macchina ormai impossibile da aggiustare e dice: 'in economia, è venuto questo momento, di fare qualcosa di nuovo, ma che cosa vogliamo da questo nuova macchina? Questa nuova macchina, metafora del nostro sistema economico, dev’essere un sistema finanziario diverso e inclusivo di tutti'.
 | | Nel 2006 è stato assegnato a Yunus il Premio Nobel per la Pace |
Partiamo dalla crisi: si è parlato molto dei mutui subprime, quindi della crisi generata dall'apertura al prestito per persone che non avrebbero mai potuto restituirlo. Il microcredito in fondo fa una cosa simile e con zero garanzie. Ha paura che il microcredito venga danneggiato dagli stessi fenomeni che hanno causato la crisi?
Circa trent’anni fa, quando ho cominciato a fare prestiti a delle donne povere del Bangladesh mi ero anche rivolto alle banche e loro risposero che non potevano dare questi prestiti perché le persone in questione non erano solvibili. Oggi nel 2009 siamo in una situazione di grande contrasto tra il tipo di attività effettuata attraverso il microcredito e il tipo di prestiti che effettuano le banche tradizionali. Microcredito, che funziona senza garanzia, né avvocati, né altri legami di questo tipo, funziona benissimo in tutto il mondo e abbiamo circa 150 milioni di persone che ne fanno ricorso. La restituzione di questi prestiti in tutto il mondo è elevatissima, quasi al 100%. Sono le grandi banche, quelle che richiedono grandi garanzie, quelle che si avvalgono dei migliori avvocati, che danno prestiti interni di miliardi alle persone più ricche del mondo, sono queste le banche che non riescono a farsi ripagare i crediti. La domanda che dobbiamo porci è: chi è allora veramente solvibile? Le prove sono decisamente a favore dei poveri.
 | | leggi la scheda del libro | Il libro Un mondo senza povertà, da poco pubblicato in Italia da Feltrinelli, riguarda particolarmente l’esperimento Danone. Come è riuscito lei a convincere il management della Danone, azienda capitalista per eccellenza, a entrare in questo tipo di attività?
Nel mio libro c’è un racconto molto dettagliato di questa esperienza. Francamente anch’io sono rimasto molto sorpreso della reazione del presidente della Danone. Quando ho parlato con lui - si chiama Franck Riboud ed è francese - ho temuto che non avesse capito il mio inglese, ma al termine dell'incontro sono stato piacevolmente sorpreso perché si è dimostrato d’accordo su tutto quello che avevo detto. Allora mi sono seduto e ho scritto una lunga e-mail in cui ho riassunto tutti i punti di cui avevamo parlato aggiungendo: 'per favore mi dica se è veramente d’accordo e se non lo è, si senta libero di fare delle obiezioni'. Mi ha mandato una risposta molto velocemente dicendo: 'sono d’accordo con tutte le parole che lei mi scrive e con tutto quello che mi ha detto'. A volte la realtà è più strana della finzione... E dal quel momento la collaborazione tra noi è stata davvero sincera, genuina e molto stretta, dal presidente a tutte le persone che lavorano con lui, che hanno investito grande energia e creatività nel costruire qualcosa insieme a noi. Abbiamo avuto reazioni simili da molte altre società come Intel, Adidas, Volkswagen: da tutti abbiamo avuto calore e grande sostegno. Molte aziende ora si stanno facendo avanti. I giornalisti mi chiedono, però: ma non ti senti usato? Queste società non stanno forse usando le tue teorie? E la mia risposta a questa domanda è: veramente a me sembra di usare loro. E concludo dicendo: io non lo so chi stia usando chi, però io sono qui per essere usato. Usatemi. Rivolgo il mio appello anche alle imprese italiane: usatemi!
Oggi nei dibattiti sulla crisi domina il tema delle regole da fissare, anche le grandi istituzioni internazionali ne parlano continuamente. Come vede questo dibattito?
Era quello che stavo cercando di dire prima: quando si mettono insieme delle piccole parti di un progetto si segue una regola, una norma e una procedura e poi si finisce col creare lo stesso sistema che si aveva in partenza. Quello che sto dicendo è questo: prendete tutte queste componenti, queste parti del sistema e poi rimettetele insieme mattone su mattone, ma in modo diverso, in modo che ne esca un prodotto differente. È come quando si ha una macchina vecchia. C’è sempre qualche cosa che non funziona, perciò bisogna metterci continuamente le mani: si aggiusta una cosa, poi un’altra e poi un’altra ancora per avere il prodotto iniziale, ovviamente. Arriva il momento, però, in cui ci si chiede: è meglio che io aggiusti questa vecchia macchina o non è meglio che ne compri una nuova? Secondo me ora, in economia, è venuto questo momento, di fare qualcosa di nuovo. Ma che cosa vogliamo da questo nuova macchina? Questa nuova macchina, metafora del nostro sistema economico, dev’essere un sistema finanziario diverso e inclusivo di tutti: nessuno deve rimanerne fuori, che si tratti di un senza tetto, di un mendicante, chiunque deve poter avere accesso ai servizi finanziari, attraverso il microcredito. Però, il microcredito dev’essere fatto rientrare nel sistema principale dell’economia finanziaria, non deve più essere qualcosa al di fuori, bensì all’interno di questo. Vogliamo un sistema che sia il contrario di quello che è oggi. Prendiamo il sistema del degrado del nostro ambiente: noi non vogliamo che ci sia un rischio che cresce giorno per giorno, ma una sicurezza. Dipende solo da noi riprogettare e ridisegnare questo sistema in modo da lasciare un ambiente sano per i nostri figli, nipoti o quelli che verranno dopo di noi. Tutte queste idee devono essere espresse, devono essere rese note. Dobbiamo discuterne nei nostri giornali, tutti i giorni e ci deve essere una pagina intera dedicata a questa riprogettazione. La stessa cosa vale per la televisione, un’ora al giorno sistematicamente, in cui si prendano le componenti del nostro sistema, le si suddivida in parti e poi si pensi a come ricostruirle in modo nuovo.
Rispetto alle rimesse degli immigrati, c’è una discussione molto accesa, sull’idea di riutilizzarle per creare il gruppo. Qual è la sua idea a riguardo?
Nel mio libro ho stilato una lista dei desideri rispetto al mondo che desidererei creare e uno di questi è che non ci siano più né passaporti né visti per recarsi in altri paesi. Parliamo continuamente del villaggio globale, ma quando poi si parla di passaporti e visti ci dimentichiamo che si tratta di un villaggio. Dobbiamo lavorare proprio in questo senso, dobbiamo cercare di eliminare le separazioni e le divisioni. Solo così, con meno separazioni ci saranno meno difficoltà per tutti. Possiamo creare, per esempio, delle imprese sociali, del business sociale in modo da poter assorbire in maniera decente e gentile gli immigrati che vengono a lavorare nel nostro paese, che non debbano ricorrere al crimine e possano avere una casa dignitosa, del lavoro dignitoso. E dobbiamo aiutarli anche nei loro paesi di origine. Le due cose devono essere fatte contemporaneamente in modo da diminuire la pressione e l’urgenza che queste persone hanno di abbandonare i propri paesi. Non basta soltanto mettere blocchi all’ingresso, perché se loro avranno bisogno di andare da qualche altra parte per stare meglio lo faranno a qualunque costo. Dobbiamo guardare a questo problema con grande empatia e sostegno: sono fratelli e sorelle e hanno dei problemi. Spetta a noi aiutarli.
In concreto, le grandi aziende, come possono contribuire a questo progetto? Può fare un esempio?
Quando si parla delle grandissime aziende, come quelle che ho nominato, Danone e Intel, è come se parlassimo di ettari ed ettari infiniti di terra coltivata, parlando invece di social business, questa nostra nuova impostazione e per esempio del Bangladesh, è come se avessimo piantato un piccolo seme e stessimo aspettando che questo fiorisca e dia i suoi frutti.
 | | Muhammad Yunus con alcune donne che hanno fruito degli aiuti del microcredito |
La crisi sta rafforzando il ruolo economico delle donne, anche perché la perdita di lavoro avviene spesso in settori altamente maschili. Su questo ruolo delle donne Microcredito punta sin dall’inizio. In che modo un maggior coinvolgimento delle donne nel mondo dell’economia può rendere il mondo migliore? E cosa pensa delle istituzioni di microfinanza che operano per le donne come la ICICI Bank .
Per quanto riguarda la ICICI Bank, il loro obiettivo è sempre quello di rivolgersi alle donne, ci conosciamo bene, ma la nostra idea non è venuta da lì, ma osservando la nostra realtà in Bangladesh, dove le banche erano orientate quasi esclusivamente verso gli uomini. Noi abbiamo voluto assicurare che la metà delle persone che chiedevano credito fossero delle donne perché abbiamo verificato che l’impatto sulla famiglia è molto diverso se ci si entra attraverso di loro.
La storia del microcredito è lunga, quali sono gli strumenti tecnici che hanno dimostrato davvero di funzionare?
Per quanto riguarda le normative, le procedure, i regolamenti della Grameen Bank, più o meno abbiamo funzionato così: quando ci siamo accorti che avevamo bisogno di una regola e di una procedura, abbiamo guardato cosa facevano le grandi banche e abbiamo fatto esattamente l’opposto. Di solito ha funzionato. Loro vanno dai ricchi, noi dai poveri, loro si rivolgono alle città, noi ai villaggi, loro agli uomini, noi alle donne. Facciamo proprio il contrario di quello che fanno loro. Chiedono ai clienti di andare da loro, noi andiamo dalla gente, proprio davanti alle porte dei poveri a parlare con loro.
Ci racconta qualcosa di più sui suoi progetti per l’Italia? Ha intenzione di aprire una sede della sua banca in Italia, se sì, quando?
Riguardo a microcredito in Italia, l’iniziativa è stata avviata, siamo nelle fasi finali dell’accordo. Stiamo operando con Unicredit e l’Università di Bologna e la Grameen Trust, quindi tutti insieme riusciremo a mettere insieme questo progetto e portarlo a realizzazione. L’abbiamo già fatto negli USA per creare Grameen America con dei risultati straordinari.
| 30 aprile 2009 | | Di Anna Zizola |
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