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INTERVISTA

Intervista a Maurizio Matrone

Agente di Polizia a Bologna, laureato in pedagogia, considerato una delle voci più interessanti della nuova narrativa italiana, ha tratto da casi di cronaca bolognese (il più importante è il cosiddetto caso della "Uno bianca") spunto per le sue opere. Da lui, veronese di nascita, sentiamo qual è il suo rapporto con la città che lo ospita da molti anni.  

Bologna la Dotta, la Rossa, la Grassa, Bologna e i suoi artisti


Quale influenza ha e ha avuto su di te e sulla tua scrittura la città in cui vivi?

L'influenza dell'incontro è una delle più frequenti "malattie" che si prendono vivendo in città. Basta passeggiare per il centro storico e scoprire la varietà degli incontri, e dunque della moltitudine di storie che si possono raccontare.

Bologna è una città più "rossa" o più "nera", almeno in senso letterario?

Comincio a pensare che non sia più rossa. Nera in qualche modo lo è sempre stata e non solo per quanto riguarda il mistero, i delitti eccellenti e il noir...

La città degli anni cinquanta di Pupi Avati e quella di oggi: quali cambiamenti credi siano intervenuti e quali credi siano state le principali cause?

Intanto il fatto che il film sia stato girato a Cuneo fa capire quanto Bologna sia cambiata.
Bologna sta diventando una grande città, forse più grande di quello che è e di quello che sembra. Ma tutte le città sono cambiate; non sarebbero città, altrimenti.


Molti scrittori bolognesi, o adottati da questa città, sono giallisti: perché tanta passione per il noir e il poliziesco?

Perché Bologna è una città laboratorio dove nascono e si sperimentano idee e storie. Inoltre la facilità delle relazioni tra artisti, scrittori,musicisti, intellettuali, creativi, artigiani, poliziotti, delinquenti, sovversivi... non può far altro che alimentare di buona e variegata pasta la letteratura di genere.  


Brevi note biografiche di Maurizio Matrone



15 aprile 2009 Di Grazia Casagrande


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