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Intervista a Luigi BernardiBologna la Dotta, la Rossa, la Grassa, Bologna e i suoi artisti
Creatore di case editrici, scrittore, direttore di riviste, scopritore di talenti, traduttore: queste sono solo alcune tra le tante attività in campo culturale che Luigi Bernardi può vantare. Il suo rapporto con Bologna, città in cui vive da molti anni essendo nato nella sua provincia, è complesso e non sempre pacificato, come si può leggere in questa intervista
Quale influenza ha e ha avuto su di te e sulla tua scrittura la città in cui vivi?
Bologna è la città in cui vivo ormai da 47 anni. È una città strana, decisamente sopravvalutata: la cucina è troppo grassa, le strade troppo strette, il costo della vita troppo caro, l'impatto delle fiere troppo disagevole, l'università troppo invasiva, il tasso di umidità troppo elevato, la massoneria troppo potente. E pure è una città dove si vive abbastanza tranquillamente, con il bonus impagabile di essere in una posizione geografica invidiabile, al centro dell'Italia e in buona sostanza anche dell'Europa. È una città che permette di osservare e di riflettere. Gli appuntamenti culturali sono trascurabili, con qualche piccola eccezione, la mondanità inesistente. In più è una città nella quale negli ultimi quarant'anni è successo di tutto. Un osservatorio perfetto per scrivere, insomma.
Bologna è una città più "rossa" o più "nera", almeno in senso letterario?
Bastarda?
C'è un gruppo di scrittori bolognesi piuttosto consistente, come mai tanta letteratura?
È cominciato tutto con il Dams. A Bologna sono venuti in tanti, molti sono rimasti. E non parlo solo di scrittori ma anche di fumettisti, musicisti, artisti in genere. Se guadagni abbastanza Bologna è una città che ti fa vivere bene, con tutti i servizi che sono essenziali al cittadino. Ma solo se guadagni abbastanza e puoi permetterti frequenti viaggi verso quei posti dove esiste l'industria culturale che a Bologna manca.
La città degli anni Cinquanta di Pupi Avati e quella di oggi: quali cambiamenti importanti e quali elementi costanti vedi?
Non c'ero negli anni Cinquanta e non ho visto il film di Pupi Avati. Rispetto agli anni Sessanta i cambiamenti sono stati gli stessi che hanno subito le altre città: il divertimento è diventato più triste, la rabbia più violenta, la disperazione più palese. Come in altre città c'è poi stata la progressiva espulsione dei cittadini indigeni verso i paesi limitrofi, con la risultante della perdita di identità. Il che non è necessariamente un elemento negativo.
| Brevi note biografiche di Luigi Bernardi |
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