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L'Italia è un paese con la memoria corta: ce lo ricorda l'autrice Antonella Mascali parlando del suo libro Lotta civile | leggi la recensione del libro e brani dalle interviste
 | L’oblio è un'enorme fonte di paura per i parenti delle vittime di mafia. Dimenticarli e dimenticare il loro sacrificio sarebbe come ucciderli due volte.
Uscito da poco nelle librerie italiani, il nuovo saggio edito da Chiarelettere e dedicato alla memoria delle vittime della mafia e della criminalità organizzata vuole essere un momento di ricordo, ma soprattutto di riflessione e di stimolo al cambiamento. In una società in crisi sotto molti punti di vista, resta centrale la questione etica e la necessità di ripensare i rapporti all'interno della società civile. Come scrive Luigi Zoja nel suo recente saggio La morte del prossimo, "Ama Dio e ama il prossimo, diceva il comandamento. Ma già per Nietzsche Dio era morto. E il prossimo? Nel mondo pre-tecnologico la vicinanza era fondamentale. Ora domina la lontananza, il rapporto mediato e mediatico. Il comandamento si svuota". Ascoltare la voce dei parenti delle vittime delle mafie è forse un modo per riavvicinarci al prossimo, per ritrovare una strada comune e provare a percorrerla sostenendoci l'un l'altro.
Innanzitutto, qual è lo scopo di pubblicare un libro come questo: ricordare, stimolare all’approfondimento, o piuttosto si tratta di una provocazione?
Uno stimolo e una provocazione nel senso buono sono in due parole il mio libro, intanto perché i protagonisti sono familiari di vittime di mafia che, nonostante abbiano subito un lutto così grave che li segnerà per tutta la vita, hanno avuto la forza di impegnarsi perché la legalità sia una parte fondante del nostro paese. Quindi penso fosse giusto e doveroso documentare il loro impegno civile e anche ricordare i loro cari perché la memoria è importante e l’Italia è un paese con la memoria corta.
È stato difficile contattare queste persone? I figli delle vittime hanno opposto resistenza o sono stati disponibili? Hanno delle difficoltà a parlare in pubblico dei propri sentimenti? perché si sa che un libro viene letto da molti…
È stato difficile, giustamente, ottenere la loro fiducia, almeno all’inizio quando ho presentato loro questo progetto, perché avevano paura di essere strumentalizzati, ed è facile strumentalizzare storie di dolore come queste. Nel momento in cui ci siamo parlati, ci siamo confrontati, io ho conquistato la loro fiducia e per questo li ho anche ringraziati alla fine del libro. Loro erano felici, meglio dire, grati di poter raccontare i loro cari perché per loro l’oblio è un'enorme fonte di paura. Sarebbe come ucciderli due volte.
È stato facile trovare un editore? L’idea è nata da lei?
L’idea è nata da me. Ho pensato di voler documentare queste storie, soprattutto quelle dimenticate o mai conosciute di questo paese, poi ho presentato questo progetto a Chiarelettere e loro mi hanno detto subito di sì.
Quindi il progetto nasce dalla sua volontà…
Io mi occupo di mafia da tantissimi anni, come cronista giudiziaria, per cui queste sono tematiche di cui conosco i vari aspetti che ho seguito per radio popolare e altre, ma specialmente per Radio Popolare, la mia redazione da tantissimi anni. Quindi ci tenevo a documentare questa esperienza.
In genere un libro come questo ha come fruitore principale chi ha già in mente queste storie o già ha preso una posizione. Cosa pensa sarà possibile fare per allargare questo pubblico di lettori, per attirare a questo libro persone che in genere restano più indifferenti?
Io spero che questo libro venga letto da molti degli indifferenti, come lei li definisce, quelli che ancora non hanno preso una posizione. Spero che lo leggano moltissimo i giovani nelle scuole e già ho delle richieste da parte di alcuni insegnanti. Bisogna tenere conto che il libro è appena uscito. I giovani, per motivi anagrafici, non sanno nulla e quindi questa è un’opportunità per loro di conoscere cosa è successo in questo paese. Comunque spero lo leggano anche gli adulti. Penso che i familiari di vittime di mafia che parlano di impegno civile con autorevolezza e credibilità abbiano tutto il diritto di parlarne. Spero che siano un esempio per tutti noi, ognuno con il proprio ruolo, la propria funzione.
Ha inserito in questa raccolta dei personaggi più noti e altri familiari di persone meno conosciute dal pubblico. Com’è nata questa scelta? In base a cosa ha selezionato le persone?
Il minimo comune denominatore di tutti i familiari che io ho ascoltato è l’impegno civile che hanno assunto. Oltre a questo, io ci tenevo moltissimo a far conoscere delle storie dimenticate o mai conosciute da tutti noi perché mi sembra doveroso non fare differenze. Vorrei tanto che non ci fossero vittime di serie A, B o C.
| 20 marzo 2009 | | Di Giulia Mozzato |
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