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INTERVISTA

"Ogni mia storia è un sussulto di memoria". Intervista a Erri De Luca

Nato a Napoli nel 1950, ha esercitato diversi mestieri in Africa, Francia, Italia: camionista, operaio, muratore... Scrittore e poeta, attualmente è anche giornalista e opinionista de "Il Manifesto".
Nelle librerie da pochi giorni il suo ultimo romanzo, Il giorno prima della felicità.


Quale è stata la molla che le ha fatto decidere di scrivere questo suo ultimo libro?

Per attaccare una storia ho bisogno di un sussulto di memoria. Non sono un brillante inventore di trame, approfitto della vita svolta e della storia trascorsa. Sono partito da una casa d'infanzia napoletana, decrepita e accovacciata sopra grotte e botole dirette al sottosuolo. Poi mi è venuta voglia di raccontare lo scatto d'insurrezione dei napoletani contro l'occupazione tedesca alla fine di settembre del '43. Napoli è stata l'unica città d'Italia che si è liberata da sola. Questa impensabile e scatenata prova di valore popolare si è svolta spontaneamente, senza nessun partito e nessuna formazione armata esistente, per esempio un'unità partigiana. Perciò è stata archiviata con una medaglia d'oro al valore e giù silenzio. Sono partito da questi due desideri di racconto.


Nel libro la Napoli raccontata è una città che si ribella e una città del dopoguerra, quali sono, se ne esistono, le differenze e le somiglianze con quella attuale?

La differenza di Napoli dentro questo libro e Napoli di oggi è così enorme da non potersi misurare. Era una città del sud del mondo, dissanguata di gioventù emigrata, con la più alta mortalità infantile di Europa, ridotta nel dopoguerra a retroterra della Sesta Flotta degli Stati Uniti, punto di sfogo delle libera uscita di migliaia di soldati alla volta, che la usavano come il più grande bordello del Mediterraneo. Se commettevano un reato in città ne rispondevano al loro governo non alla magistratura italiana. Era una terra ceduta ai vincitori, l'unica città che ha avuto un dopoguerra lungo quaranta anni. Oggi Napoli è una città incorporata nel nord del mondo, riceve come ogni città del nord i flussi migratori dei popoli del sud e dell' est. A differenza del momento dell'insurrezione , dove i nemici erano stranieri e in divisa, oggi i nemici di Napoli sono interni, locali e vestono in borghese.


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Le donne in questo libro cosa rappresentano?

Le donne non rappresentano, sono. Hanno una presenza e una forza fisica superiore. È quello che ho imparato dai racconti delle donne che hanno sostenuto il peso della guerra e dei bombardamenti, Napoli è stata la città più attaccata dall'aviazione. Loro con la resistenza quotidiana hanno tenuto insieme la città, mentre gli uomini erano al fronte, in prigionia o morti. La ragazza di questa storia è una forza capace di scatenare la felicità, che non è un picnic sul prato ma un'offerta di sé fino al sacrificio.


Perchè ha voluto che i due personaggi principali fossero orfani?

Sono orfani, partono da loro stessi, nel deserto degli affetti la possibilità di amarsi è un risarcimento totale e sufficiente. Orfano era una condizione diffusa nel dopoguerra, ma la città riusciva a essere materna e paterna , è lei che adotta i suoi cuccioli abbandonati.


Le storie tramandate oralmente sono molto importanti nei suoi libri, perchè? Può spiegarci l'importanza dell'ascolto e dell'udito?

Ho imparato le storie origliando dietro porte che chiudevano male, ascoltavo le avventure grandiose dei terremoti, della guerra, dei fantasmi che accompagnavano ogni famiglia di allora. Le storie ascoltate restano impresse nella membrana della memoria che è acustica. Un film lo vedo volentieri ma lo dimentico in fretta, una storia ascoltata in infanzia non la dimentico più. Mi spiace che oggi nelle case non ci sia chi racconta, che i nonni finiscono negli ospizi o se ne vanno in crociera


Il tema dell’istruzione "che dava importanza ai poveri" è molto forte in questo libro, perchè? e che differenze vede rispetto a quella attuale? Inoltre è favorevole alle scuole private o solo a quelle pubbliche, viste come contenitori di generosità civile?

Ho frequentato scuole pubbliche. All'epoca della mia adolescenza le scuole private erano una scorciatoia per chi non aveva voglia di studiare, erano considerate di serie inferiore. I professori della scuola pubblica avevano una posizione sociale elevata, godevano di stima  e di molto rispetto in aula. La scuola pubblica permetteva ai poveri una'istruzione uguale, ci teneva a dimostrare l'uguaglianza. Lì c'era, fuori delle aule no. Oggi non la so giudicare la scuola, vedo che  nozioni, per noi di allora, elementari sono ignote pure a livello universitario. Non ho un figlio, non me ne intendo, ma credo che per mio temperamento preferirei per lui una scuola pubblica e aperta ai figli dei nuovi italiani.


Dove crede che stia andando oggi la letteratura?

La letteratura serve a tenere compagnia e a raccontare storie. Credo che continuerà a farlo e che il libro abiterà ancora a lungo con noi.  



09 febbraio 2009 Di Claudia Caramaschi


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