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Intervista ad Aurelio Mancuso, Presidente nazionale di ArcigayUn film e un dibattito aperto: discriminazioni e diritti dell'universo gay
Ecco le riflessioni del presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso sul film "Milk": 45 anni, giornalista, Presidente nazionale di Arcigay, Mancuso si è formato poltiicamente nell'ambito dei gruppi d’aiuto rivolti a giovani in difficoltà; ha collaborato con sacerdoti impegnati nella lotta contro il traffico illegale di stupefacenti e a favore del recupero dei ragazzi emarginati. Dopo anni di militanza nei partiti della sinistra ha scelto di dedicarsi esclusivamente alle battaglie di laicità e libertà rivendicate dal movimento lgbt. Negli ultimi dieci anni ha partecipato all'ampliamento e al rafforzamento del movimento gay italiano e ha contribuito all'organizzazione di tutte le grandi campagne politiche e sociali di questi ultimi anni, prima fra tutte, il sostegno al progetto di legge di riconoscimento delle coppie conviventi etero e omosessuali. La parità dei diritti delle persone lgbt, la lotta contro l’omofobia e la transfobia, autonoma dalle influenze partitiche, un vero e proprio sindacato dei gay e delle lesbiche italiane, sono per Mancuso obiettivi per cui oggi bisogna impegnarsi.
Le battaglie che sono costate la vita a Harvey Milk sono però servite a raggiungere negli Stati Uniti alcuni obiettivi reali e a conquistare alcuni diritti fondamentali. Qual è la situazione, a tuo parere, oggi negli Usa?
Gli Usa sono una confederazione di Stati, dove la situazione è assai diversificata: si va da Stati dove si riconoscono le unioni gay a Stati dove ancora persistono discriminazioni nei confronti della cittadinanza omosessuale. Le battaglie di Milk hanno dato un grande contributo alla nascita del moderno movimento mondiale lgbt, e la città dove ha operato è uno dei migliori luoghi dove vivere serenamente le proprie relazioni gay in America.
E in Italia?
In Italia stiamo vivendo una fase di preoccupante regressione culturale e sociale. Alcun diritto è stato in pratica conquistato per le persone omosessuali, ma soprattutto l'ondata di omofobia che ci ha colpito negli ultimissimi anni sta lasciando segni profondi sulla vita quotidiana di milioni di gay, lesbiche e trans.
Quali sono i principali diritti a cui non accedono ancora gli omosessuali?
I gay e le lesbiche in Italia non vedono riconosciuto il loro diritto a regolare giuridicamente i loro rapporti d'amore, mancano anche tutele specifiche contro violenze e discriminazioni in ragione del proprio orientamento sessuale. Per quanto riguarda le persone trans, sono esposte ad ogni tipo di angheria ed ingiustizia, pesano soprattutto due questioni: la non possibilità di poter veder riconosciuto sui documenti l'identità scelta, in assenza di operazioni chirurgiche che completino il transito, la non possibilità concreta di trovare un lavoro a causa della loro condizione.
Può, anche da noi, oggi, esserci una lotta che veda uniti omo e eterosessuali?
Questo è un punto essenziale della nostra strategia: coniugare diritti civili di tutti (unioni gay, norme contro le discriminazioni, testamento biologico, laicità dello stato, divorzio breve, ecc.) con la richiesta di una riforma sociale ampia. Insieme persone eterosessuali ed omosessuali possono far progredire questo Paese, oggi bloccato e senza speranza.
Esiste oltre a una discriminazione sessuale condivisa da tutti, anche una ulteriore discriminazione per gli omosessuali dei ceti più deboli?
Naturalmente per chi ha meno possibilità economiche la discriminazione concreta è più forte, soprattutto in questo momento dove le forme di precariato lavorativo coinvolgono centinaia di migliaia di giovani, non protetti da alcuna norma di tutela concreta. Ebbene in questo caso essere gay, lesbica, trans, significa essere più esposti.
Quali sono le prime conquiste da fare?
La dignità sociale e giuridica delle persone lgbt è il terreno principe su cui si misura il grado di civiltà delle democrazie moderne. La conquista della nostra dignità significa un netto miglioramento della società complessiva.
| 20 gennaio 2009 | | Di Grazia Casagrande |
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