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HOME | domenica 27 maggio 2012 |
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Intervista a Imma BattagliaUn film e un dibattito aperto: discriminazioni e diritti dell'universo gay
Il film di Gus Van Sant è un'occasione per riflettere sulla situazione, nel nostro Paese e negli Usa, della difficoltà dei gay di vivere la propria vita senza discriminazioni. Chi ha condotto da anni una battaglia civile e intelligente, e continua a farlo, per sensibilizzare l'opinione pubblica e il potere legislativo è Imma Battaglia. Nata a Portici Imma Battaglia, 48 anni, matematica, leader storica del movimento gay in Italia, ha promosso il World Pride 2000 a Roma, presiede l'associazione Di'GayProject ed è la creatrice del Gay Village.
Le battaglie che sono costate la vita a Harvey Milk sono però servite a raggiungere negli Stati Uniti alcuni obiettivi reali e a conquistare alcuni diritti fondamentali. Qual è la situazione, a tuo parere, oggi negli Usa?
Questo film è importantissimo. Riporta la luce su un personaggio e su anni fondamentali per la storia delle battaglie gay. La realtà americana dei nostri giorni ha fatto grandi passi in avanti e possiamo dire che è positiva, oggi, sotto molti punti di vista. Esiste negli Stati Uniti un movimento gay importante che sa fare pressione sulla politica e sulla società. È negli USA che è nata e cresciuta una lobby lgbt molto efficace che ha coinvolto i media, la società, l’economia e Hollywood. In ormai 40 anni, dai tempi di Milk, sono stati fatti grandi passi in avanti. I tempi di Milk erano a tutti gli effetti i tempi della discriminazione. Oggi negli USA siamo ai tempi dei diritti. Ci sono molti Stati dove la domestic partnership, vale a dire le unioni civili sono una realtà. In California fino a qualche mese fa c’erano anche i matrimoni gay. La proposition 8 li ha cancellati, ma non durerà a lungo. Del resto anche Obama parla di unioni civili. E il Governatore repubblicano Schwarzenegger non nasconde certo il suo favore. Tra l’altro il neo Presidente Obama insegna che si può fare e il suo progetto sui diritti civili gay è molto ampio, basti pensare che si metterà al lavoro anche per abrogare il divieto per i gay di prestare liberamente servizio militare.
E in Italia?
Se negli USA questi 40 anni sono serviti a passare dalle stalle alle stelle, in Italia sono stati anni di chiacchiere, decenni di parole, scontri e di nulla di fatto. Anche se la società è andata avanti e si è aperta, a livello politico c’è la paralisi. Ogni volta che viene fuori una possibile legge il giorno dopo viene affossata da veti incrociati. C’è il Vaticano che da noi gioca un ruolo determinante nell’impedire ogni possibile sviluppo. E c’è la politica che non sa decidere. Ma anche guardando all’interno del movimento si trovano dei limiti. Mancanza di coesione e scarsa capacità di essere lobby e di incidere sulla politica. In Italia parlare dei gay è molto trendy. Adesso, con forti ritardi, fa tendenza anche nella TV di massa. Ma alla tendenza non corrispondono conquiste civili. Siamo al tempo delle chiacchiere.
Quali sono i principali diritti a cui non accedono ancora gli omosessuali?
Tutti. Basti pensare che qui da noi i reati d’odio omofobo non vengono riconosciuti come tali. Non c’è una legge contro l’omofobia. Vogliamo parlare delle unioni civili, delle adozioni, dei gay come famiglia? Non siamo nemmeno ancora all’abc.
Può, anche da noi, oggi, esserci una lotta che veda uniti omo e eterosessuali?
Quando nel 2000 ho organizzato il World Pride viaggiando dall’America all’Europa, a sfilare per le strade di Roma c’erano milioni di persone. Non eravamo tutti gay o trans. Le conquiste civili da sempre unificano. È successo con il divorzio. Mica tutti gli italiani che hanno voluto un nuovo istituto giuridico erano divorziati. Anzi spesso sembra che non si arrivi a un legge sulle coppie di fatto più per gli etero che per i gay. C’è chi teme di mettere in crisi la famiglia fondata sul matrimonio. Senza pensare che le leggi in materia di diritti civili non sono fatte per distruggere, ma per accrescere ed essere positive. Le unioni civili sono la battaglia che accomuna gay ed etero.
Esiste oltre a una discriminazione sessuale condivisa da tutti, anche una ulteriore discriminazione per gli omosessuali dei ceti più deboli?
Fino a quando le possibili soluzioni per trovare una soluzione all’affitto della casa o all’acquisto, alla successione ereditaria, al diventare genitori o altro rimarranno nell’ambito degli accordi privati, chi più ha possibilità potrà ricorrere a notai, avvocati, andare in America o in Canada per procreare. Gli altri saranno per forza esclusi. Quindi peggio di così…?!
Quali sono le prime conquiste da fare?
In Parlamento ci sono alcune proposte, da una legge contro l’omofobia ad un barlume di legge sulle unioni civili. Mi e vi chiedo, ce la farà questo Parlamento a farle? Ora anche il Presidente della Consulta Flick richiama la politica a legiferare sui nuovi diritti fondamentali. Speriamo di non restare ancora una volta alle chiacchiere.
| 20 gennaio 2009 | | Di Grazia Casagrande |
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