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INTERVISTA

Intervista a Claudia Mauri

Un film e un dibattito aperto: discriminazioni e diritti dell'universo gay


Claudia Mauri, che nel suo libro, Come diventare gay in cinque settimane, ha affrontato con molta ironia il tema dell'omosessualità, ha risposto alle nostre domande sul tema dei diritti civili con simpatia e disponibilità: ecco le sue parole.



Claudia Mauri tra Nando dalla Chiesa e Ivan Scalfarotto a una presentazione del suo primo libro



Le battaglie che sono costate la vita a Harvey Milk sono però servite a raggiungere negli Stati Uniti alcuni obiettivi reali e a conquistare alcuni diritti fondamentali. Qual è la situazione, a tuo parere, oggi negli Usa?


Dal punto di vista del riconoscimento dei diritti in senso stretto gli Stati Uniti non si distinguono per una particolare avanguardia: mentre da un lato è frequente trovare sui tabloid le foto del matrimonio tra Ellen De Generes e Portia de Rossi, trovare appoggio nei film o nei telefilm per la questione omosessuale, o rivendicazioni di personaggi pubblici in genere, la realtà dei fatti è sostanzialmente non tutelante. Ovvero: la stessa California ha abolito il matrimonio tra gay tramite referendum, sono solo una decina o giù di lì gli stati che consentono unioni civili, ed altrove non è previsto alcun riconoscimento per le coppie LGBT.
Per cui, anche se il nostro "sentire" è che gli Stati Uniti offrano dei diritti superiori, che preferirei definire paritari, perchè passeggiando per Los Angeles ti imbatti in coppie omosessuali per mano, in effetti non è altro che questo: una sensazione. Dovuta, credo, al fatto che negli USA l'omosessualità ha un notevole peso culurale oltre che sociale. Molte città ospitano dei quartieri definiti gay o gay friendly non tanto per la presenza di locali di genere, ma per un fermento culturale che ha da un certo momento storico dato i natali a movimenti che poi hanno preso piede ovunque: dal Greenwich Village a New York a Castro a San Francisco, Key West in Florida e via dicendo. In base a questo, forse è più semplice per un individuo il proprio coming out, ma resta la negazione dei diritti, ribadita tra l'altro dal fatto che se l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato il mese scorso una storica Dichiarazione, che esige la depenalizzazione dell’omosessualità e l’uguaglianza dei diritti per omosessuali e transessuali, il governo Bush non l'ha accettata, ufficialmente perchè si potrebbe interpretare come una revoca delle proibizioni statali dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Non ci si sente in pratica nemmeno di affermare che l'omosessualità non sia un reato, non solo che una coppia gay debba godere di tutti i diritti.


E in Italia?

In italia la situazione è drammatica per due aspetti. Da un lato, perchè i diritti, che giustamente abbiamo definito fondamentali, non sono garantiti. Non li hai, e non puoi, al di là della retorica, sopperire con accordi privati come se si trattasse di regolamentare l'uso di un parcheggio condominiale. Il secondo aspetto è che in italia quella mobilitazione, quall'avanguardia culturale che crea un sostrato favorevole a una presa di coscienza e responsabilizzazione collettive, non c'è. Il che porta i rappresentanti politici a farsi interpreti di una società tendenzialmente amorfa rispetto all'argomento. Non c'è intolleranza da parte delle "persone comuni", ma neppure sostegno. e quindi non ci sono rivendicazioni di cui diventare vessilliferi, se non quelle della "sola" comunità.
Per di più, il Vaticano utilizza la doppia faccia di Stato sovrano e custode della moralità, con un'ingerenza intollerabile nella concessione - si badi bene, e non negazione, di diritti a un maggior numero di individui.


Quali sono i principali diritti a cui non accedono ancora gli omosessuali?

L'elenco è quello dei diritti cui si accede, grossomodo, contraendo matrimonio: al termine di una relazione non si hanno doveri reciproci, così come non è prevista reversibilità della pensione. Il convivente non può chiedere permessi di lavoro se il partner si ammala, per non parlare dei figli...
l'elenco dei diritti può sembrare non rilevante o non in grado di tradurre una situazione, allora è utile porre la questione in questi termini: non c'è nulla, a livello di diritti, che differenzi una coppia omosessuale da una coppia di amici in pizzeria. Niente. Oltre alle enormi differenze a livello giuridico, quello che non si considera è la frustrazione di sapere che legalmente non conti nulla per il tuo partner.


Può, anche da noi, oggi, esserci una lotta che veda uniti omo e eterosessuali?

Io ho sempre creduto nel fatto che la rivendicazione dei diritti debba essere condotta dalle persone, non dalle categorie. Tutti i movimenti che storicamente hanno portato all'allargamento di diritti hanno trovato le coscienze e la ragione di persone che non erano personalmente interessate da quelle battaglie, ma che le hanno comprese e condivise. 
È valso per i diritti delle donne, delle persone di colore, vale per le minoranze etniche e religiose in tutto il mondo. Bisogna avere l'umiltà di non pensare a se stessi come alla sola normalità possibile, per la propria etnia, genere, religione, orientamento, ma pensare a se stessi come a uno degli individui possibili, e niente più.


Esiste oltre a una discriminazione sessuale condivisa da tutti, anche una ulteriore discriminazione per gli omosessuali dei ceti più deboli?

In un contesto in cui la legge non ti tutela, o non tutela alcuni tuoi diritti, quella stessa sensazione di appartenere a una categoria non protetta, non garantita, ti fa sentire più vulnerabile: ad esempio sul lavoro. Io non nego che bisogna proteggere se stessi, e che ci sono delle circostanze in cui dichiararsi omosessuali esponga a discriminazioni ulteriori. ma sostengo che il timore per sè non debba diventare un alibi, e che quando si nasconde la propria omosessualità bisogna interrogarsi e chiedersi, onestamente, se sia necessario o se sia solo comodo o semplice. Soprattutto in famiglia. anche perchè, semplice, non è in ogni caso.

Quali sono le prime conquiste da fare?

La prima conquista secondo me è la consapevolezza di sé. Nessun altra battaglia o rivendicazione o conquista è possibile prescindendo da questa. Se l'omosessualià resta una cosa che si nasconde, per la quale ci si sente colpevoli, che si giustifica con una menzogna, adducendo la motivazione che chi è accanto a noi soffrirebbe o che "chissà cosa penserebbero i colleghi", non si troverà mai attorno a sé un sostegno che invece è indispensabile. Chi ha dei pregiudizi continuerà a pensare che siano giustificati. Non bisogna chiedere un perdono né un permesso, non c'è vergogna, non c'è un superiore orgoglio. C'è solo dignità.



20 gennaio 2009 Di Grazia Casagrande


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