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Intervista a Franco Buffoni: la conquista di diritti per gli omosessuali è un impegno di tutte le persone intelligenti Un film e un dibattito aperto: discriminazioni e diritti dell'universo gay
Abbiamo intervistato il poeta, saggista, traduttore e critico letterario Franco Buffoni sul tema dei diritti degli omosessuali, conoscendo il suo impegno in questo ambito, in occasione dell'uscita del film Milk di Gus Van Sant.
Le battaglie che sono costate la vita a Harvey Milk sono però servite a raggiungere negli Stati Uniti alcuni obiettivi reali e a conquistare alcuni diritti fondamentali. Qual è la situazione, a tuo parere, oggi negli Usa?
Ripongo fiducia nella nuova presidenza. Otto anni di omofobo texano hanno logorato, ma non distrutto il tessuto libertario che - anche grazie a Harvey Milk - si era riusciti a costituire nei tre decenni precedenti. Rimangono ovviamente notevoli differenze tra stato e stato, ma spero che la curva dei fondamentalismi religiosi, con le loro escrescenze nei “disegni” più o meno intelligenti - venuto meno l’appoggio della Casa Bianca - entri nella fase discendente.
E in Italia?
Per l’Italia in particolare sono convinto che la riflessione sull’omosessualità debba coniugarsi a quella sul monoteismo e a quella sulla diffusione della cultura scientifica. Perché una vera e profonda accettazione dell’omosessualità non può che conseguire all’affrancamento dal retaggio abramitico. Quel retaggio giudaico-cristiano in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”. Da tale retaggio viene l’ottuso trincerarsi di molti dietro al cosiddetto “diritto naturale”. Da qui i feroci attacchi da parte dei vari fondamentalismi abramitici - in primis quello vaticano - contro il movimento Lgbt. Costoro non hanno digerito Darwin. Costoro - se messi alle strette - giungono per l’appunto a inventarsi teorie ludiche come quella dell’Intelligent Design. Per costoro le rivendicazioni femministe e gay (vedi gli attacchi che riservano alla Ru486 e alla teoria gender) vanno contro l’ordine naturale e dunque contro la creazione. (Lo dicevano anche delle suffragette un secolo fa). Con costoro non si può discutere: costoro devono solo essere sconfitti politicamente. Come è avvenuto in Spagna. Come purtroppo non sta avvenendo in Italia.
Quali sono i principali diritti a cui non accedono ancora gli omosessuali?
o come omosessuale in Italia oggi ho solo il diritto di vivere, di votare e di pulsionalmente amare. Posso partecipare alla vita pubblica, ma ne sono escluso per quanto riguarda alcuni essenziali diritti civili. Inoltre, rispetto a qualche anno fa, è in atto un tentativo politico di rimedicalizzazione dell’omosessualità fomentato dal Vaticano. Per fortuna esiste l’Unione europea che ogni tanto riesce a fare sentire la propria voce. Teniamoci stretti a Strasburgo e a Bruxelles! Ricordo che nel gennaio 1999 il comune di Bologna fu il primo a istituire il riconoscimento anagrafico delle famiglie affettive, presto imitato da altre lungimiranti giunte, in attesa che il parlamento italiano si svegliasse e “concedesse” pari diritti a tutti i cittadini con l’accesso anche per le coppie omosessuali al matrimonio civile. A volte gli aggettivi sono importanti. Per esempio sulle pagelle delle scuole italiane la prima materia è religione, poi seguono italiano, matematica ecc. E’ un falso: occorre aggiungere un aggettivo: religione cattolica. Altro esempio, la parola matrimonio agli italiani connota organi e plutei. Vogliamo aggiungere un aggettivo e parlare solo del contratto denominato matrimonio civile? Magari sostituendo al termine matrimonio (imbarazzante sul piano etimologico) quello più neutro di “unione”.
Può, anche da noi, oggi, esserci una lotta che veda uniti omo e eterosessuali?
Le persone intelligenti dovrebbero sempre lottare insieme quando si tratta di diritti civili. Mi viene in mente quella famosa conversazione degli anni sessanta - riportata da John Osborne - con Noel Coward, allorché l’anziano commediagrafo chiese all’allora giovane Osborne “quanto sei gay?”, e Osborne, senza scomporsi, rispose “al trenta per cento”. Al che Coward replicò: “Io al novanta”. Ecco, io credo che oggi in Italia il prolema non sia rappresentato dai gay al novanta per cento (come me), ma da quelli al trenta, che se ne guardano bene dal dichiararsi e dall’essere solidali con le nostre sacrosante battaglie. Però alla sera intasano i viali dei trans.
Esiste oltre a una discriminazione sessuale condivisa da tutti, anche una ulteriore discriminazione per gli omosessuali dei ceti più deboli?
Assolutamente sì. E l’obiettivo della parte più avanzata del movimento Lgbt è di riuscire a costituire - come in altri paesi - una potente lobby gay in grado di difendere davvero gli omosessuali dalle discriminazioni e dai soprusi che ogni giorno subiscono. Mi riferisco in particolare agli omosessuali più poveri e sprovveduti, che svolgono lavori umili. E ricorro all’odioso termine lobby perché è stato recentemente usato contro di noi da un capo di stato straniero – omofobo e velato – che si veste da antico imperatore romano e blocca il traffico della capitale italiana l’8 dicembre per proclamare che la signora effigiata in cima alla colonna in piazza di Spagna partorì vergine.
Quali sono le prime conquiste da fare?
I diritti civili, che la pavida classe politica di questo ipocrita paese definisce “questioni eticamente sensibili”. Mentre basterebbe adeguare i nostri codici alle direttive dell’Unione europea su fecondazione assistita, coppie di fatto, testamento biologico ecc. Ma su questo ed altri punti sono molto più esauriente in Zamel, un romanzo-saggio che ho appena chiuso (il titolo in arabo significa “frocio”) ed è in corso di pubblicazione da Marcos y Marcos.
| 20 gennaio 2009 | | Di Grazia Casagrande |
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