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HOME | domenica 27 maggio 2012 |
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Intervista a Isoke Aikpitanyi: la tragedia della tratta e la realtà dell'emigrazione dalla NigeriaEssere donna è spesso difficile anche in Italia, l'esperienza di Isoke lo dimostra ampiamente. In molti Paesi però lo è ben di più: la parità è un miraggio e, pur avendo sulle spalle la responsabilità dei figli e dell'intera famiglia, la sua persona è considerata quasi nulla. In questa intervista la coraggiosa e tenace Isoke ci apre uno spiraglio sulla condizione della donna in Africa.
L'inchiesta di Wuz: Così siamo, se vi pare: il mondo delle donne
Quali sono i problemi principali e le difficoltà che spingono tante persone e in particolare le donne a migrare?
Credo sia troppo facile rispondere semplicisticamente che le persone emigrano perchè vogliono sfuggire la fame, la guerra, le malattie, ecc. ecc. Chi vive in quelle situazioni molto spesso non ha neppure la forza di emigrare; si spostano, scappano, non sanno neppure loro dove vanno e quando qualcuno offre loro di andare lontani dalla sofferenza, colgono l'occasione. Il mio paese, la Nigeria, non è povero, anzi è un paese ricchissimo, uno dei più ricchi del mondo per via del petrolio... ma, come sempre dall'epoca della schiavitù in poi, il colonialismo ci porta via la nostra ricchezza e così nel mio paese i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Non si muore di fame, ma poichè la popolazione nigeriana è molto giovane, si muore dentro perchè non c'è nessuna possibilità di migliorare la propria vita e tanti sentono incmbere un destino ingiusto: tirare avanti una vita di sopravvivenza nella quale le cose fondamentali come il cibo, l'acqua, la scuola, sono tutte conquiste precarie, giorno dopo giorno. Il colonialismo ci ha lasciato una mentalità che si è sovrapposta a quella tribale e tradizionale... conoscere lo sviluppo e non esserne parte è insopportabile; vedere che altri godono dei benefici di uno sviluppo reso possibile dalle risorse della tua terra e non goderne è una ingiustizia. Ma invece di ribellarsi politicamente, nella popolazione si insinua un senso di inferiorità, quasi che la nostra cultura millennaria e i nostri valori, non abbiano più senso perchè ci rendono poveri quali siamo e, invece, la cultura dei bianchi sia, quella si, quella che ti fa fare un salto di qualità: la macchina, il telefonino, tutte quelle cose che sono il simbolo del benessere, sostituiscono bruscamente la spiritualità che ci animava tutti. Così, però non prendiamo il meglio dall'occidente, ma il peggio e cioè la sua smania speculativa, le sue ingiustizie, le sue sopraffazioni. Facciamo così, ciascuno per sé, ma tutti insieme, un progetto migratorio che diventa ricerca di migliorare le condizioni della propria vita, trasformando in questo modo il volto stesso del nostro paese... Così crediamo, anche inconsapevolmente, e partiamo, affrontando una avventura che sappiamo essere difficile e pericolosa. Quando arriviamo in Europa e scopriamo che i soldi non crescono sugli alberi, viviamo comunque la povertà occidentale che, se possibile, è più ricca della povertà africana. In Nigeria non avevo mai un euro in tasca, qui è diverso. Il problema è come procurarsi il denaro; il nostro progetto migratorio ci spacca in due restiamo africani con i nostri valori che comunque stentano a sopravvivere, ma qui rischiamo, di credere che anche fare il male non sia poi così male. I businnessman bianchi non fanno soldi con la morale e i migrati credono di diver o di poter fare altrettanto. La prostituzione, ad esempio, è un male ma non è poi tanto male se la si pratica con i maschi bianchi che sono dei malati e dei pervertiti sessuali disposti a comperare tutto perchè convinti che tutto sia in vendita: le persone, il sesso, gli organi...
Quali possibilità di lavoro esistono per una donna in Nigeria?
L'emancipazione della donna africana è ancora tutta da conquistare, l'emancipazione della donna nigeriana (ma credo di tutte...) sta nel fatto che la famiglia va avanti per merito e per l'impegno della donna, principalmente per questo. In una situazione di sottosviluppo o di mancato sviluppo, poi, è difficile pensare ci sia tempo e spazio per una rivendicazione che possa assomigliare vagamente al femminismo europeo: in Africa e in Nigeria ancora si lapidano le donne che tradiscono il marito o che sono sospettate di averlo tradito. Questo succede nelle zone musulmane; in Africa, ma anche nel mio paese, le bambine sono ancora sottoposte a mutilazioni genitali per evitare che provino piacere sessuale e - si crede - siano più propense a una qualche libertà sessuale. Per vincolarle al ruolo storico che le vede portare avanti la famiglia e la società, bisogna sottometterle e se per sottometterle non basta la violenza, le si sottomette con il senso di responsabilità che caratterizza le donne
.
Vedi dei cambiamenti?
Le cose cambiano e come tutte le cose in Africa, anche queste cambiano rapidamente, in un certo senso per fortuna. Ma se si pensa che le ragazze possono essere praticamente vendute come schiave e sono costrette a prostituirsi per mantenere la famiglia, si capisce qual è il ruolo della donna: il sacrificio, sempre e comunque. Per assurdo in Africa i maschi sono arrivati a credere che per guarire dall'AIDS bisogna far sesso con una bambina, cioè con una femmina sicuramente vergine... il che la dice lunga sul ruolo della donna. Devo dire, però, che proprio in Nigeria è a una donna ministro che dobbiamo la lotta contro lo spaccio di farmaci falsi: la gente non ha soldi, ma spende tutto se ha bisogno di medicinali, li compera al mercato nero dove compera veleni o placebo. E c'è chi vende i medicinali contro l'HIV per comperare da mangiare, una cosa vergognosa. Se si chiede perchè lo fanno la risposta è terribile: muoio prima di fame che di AIDS. Questa donna ministro vive sotto scorta, le sue figlie sono andate all'estero perchè le mafie la vogliono morta...
Qual è il livello di istruzione di una donna? le è facile accedere alla scuola superiore?
Porto il mio esempio: ho studiato per anni, ma non ho fatto studi regolari. In Nigeria ti lasciano a casa se non hai la penna, o se non ti porti la sedia. Le scuole migliori sono private, cioè bisogna pagare per poterle frequentare. Studiano, quindi, i figli delle famiglie benestanti. Questo incide anche sul fenomeno migratorio femminile: la maggior parte di quelle che emigrano non hanno vera istruzione e vere professionalità, anche per questo restano più facilmente in balia dei trafficanti.
Isoke Aikpitanyi è una delle fondatrici dell'Associazione vittime ed ex vittime della tratta del Progetto le ragazze di Benin City ed è autrice con Laura Maragnani del libro Le ragazze di Benin City, opera che ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti.
| 27 febbraio 2009 | | Di Grazia Casagrande |
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