|
|
 |
 |
Intervista a Jane Johnson tra Marocco, Inghilterra e CornovagliaPerché la scelta di luoghi come la Cornovaglia, il Marocco e Londra?
Provengo dalla Cornovaglia, sono nata e cresciuta li, ho sentito spesso la storia di un’antenata rapita da pirati che provenivano dal Marocco e mi ha sempre affascinato. Inoltre ho lavorato per parecchi anni a Londra.
Cosa simboleggiano le donne nel suo romanzo?
Le due protagoniste del romanzo sono donne, Catherine, serva del diciassettesimo secolo, giovane con possibilità limitate che tuttavia vorrebbe andare oltre, Julia, quarantenne con un amore disastrato che riesce a ricostruirsi una vita.Sono donne della loro epoca che lottano contro le circostanze e dimostrano che il destino è nelle loro mani, anche se con mille difficoltà.
Il personaggio a cui si sente più vicina?
Sono molto vicina a Cat pensando a quando avevo la sua età. Mi sentivo infatti limitata dalla Cornovaglia. Per altre prospettive di vita e per dei vissuti mi sento vicina anche a Julia.
Cosa le ha dato il Marocco?
Mi ha dato l’opportunità di conoscere e di comprendere una cultura estremamente diversa da quella occidentale. Mi ha insegnato il valore della vita basato essenzialmente sui lagami umani e non solo sulla ricchezza e sulla materialità.
Quali sono le differenze essenziali tra le donne occidentali e quelle del Marocco?
Vivo in un villaggio tradizionale berbero molto diverso da una città marocchina, dove le donne lavorano, stanno fuori di casa e non sono coperte, sono più libere, ma non parlo la loro lingua e quindi non posso arrivare in profondità di questa mia conoscenza.
Perché la scelta dell’arte del ricamo?
È stato un tema suggerito da sé, qualche cosa di magico, qualche cosa di vitale erchè è scaturito non totalmente dalla mia razionalità, come il romanzo del resto. Inoltre era un modo di esprimersi molto importante per le donne del diciassettesimo secolo e anche per le occidentali soprattutto per quelle che sono state rapite e portate come schiave in Marocco, c’è stata una sorta di influenza reciproca nell’arte del ricamo, uno scambio.
Come definirebbe il suo romanzo?
Lo definirei semplicemente un’avventura epica del cuore.
Perché consiglierebbe la lettura del suo libro?
Lo consiglierei perché prendono forma nel libro due esperienze di vita diverse, una fuga dalla nostra vita quotidiana, una storia d’amore con i sui aspetti duri oltre a quelli magici. Inoltre è presente con la Storia con la maiuscola da cui imparare, comprendere il contrasto tra due culture in modo non didattico, ma soprattutto umano.
Perché la scelta di vivere tra Londra e il Marocco?
Perché io e mio marito abbiamo deciso di condividere, conservare entrambi le proprie culture e mantenere un certo mistero e vivere in Marocco d’inverno è semplicemente molto piacevole.
| 21 novembre 2008 | | Di Claudia Caramaschi |
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|