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Giusi Marchetta: gli insegnanti? un futuro di guide turistiche, precari a vita, disoccupati con molte possibilità di vincere ai telequizLa vincitrice del Premio Calvino 2007 ci parla della scuola, del decreto Gelmini, del futuro degli studenti, degli insegnanti e dei precari. "So che questa legge ha colpito duramente me e tanti colleghi che come me hanno passato gli ultimi anni a studiare (e lo fanno ancora) perchè credevano di poter fare una nuova scuola semplicemente lavorando e magari in futuro proponendo una riforma efficace, pensata, colta."
Giusi Marchetta non è solamente la scrittrice che ha vinto il Premio Calvino con Dai un bacio a chi vuoi tu. Nel 2005 si è laureata alla facoltà di Lettere Classiche della Federico II di Napoli, con una tesi di ricerca in Letteratura Latina Medievale. Ha superato le selezioni della Scuola di specializzazione per l'Insegnamento (SIS) e si è abilitata all'insegnamento del Latino e del Greco. Ha conseguito una seconda specializzazione, per il sostegno dei ragazzi in situazione di handicap. Ha avuto la possibilità di insegnare nell'ambito di un progetto per ragazzi stranieri o in difficoltà per alcuni mesi dopo la laurea. Dopo l'abilitazione, ha insegnato per quasi un anno Storia e Geografia al Liceo Scientifico Mercalli di Napoli, sostituendo il docente di riferimento. Adesso niente. "Ho appena ricevuto un'email di una collega - ci dice - che mi scrive che il lavoro le manca. E sai una cosa? Io la conosco bene e so che lo stipendio non c'entra".
Qual è la tua opinione sul decreto legge Gelmini? quali sono i punti che reputi più negativi?
Personalmente ritengo discutibile anche solo la forma del decreto legge per attuare qualsiasi cambiamento sostanziale in ambito didattico. Ogni tipo di riforma della scuola andrebbe pensata in modo complesso, strutturato, conforme a un’idea di istruzione che deve stare alla base del Paese. In questo caso invece, spinto da motivazioni economiche e da posizioni politiche a mio avviso per niente condivisibili, il governo ha partorito una serie di false innovazioni (come l’importanza data al voto in condotta, i voti decimali ecc.) riducendo di fatto il tempo della scuola e azzerando i progressi delle conquiste pedagogiche degli ultimi quarant’anni. Non riesco quindi ad indicare un articolo più negativo di altri, (anche se l’idea del maestro unico è sicuramente uno dei più agghiaccianti per tanti motivi), ma solo a riportare l’intero decreto a una mostruosità precedente: l’aver previsto nella finanziaria che a pagare per la recessione fossero la scuola, i docenti e gli studenti.
Dal punto di vista degli insegnanti, cosa significa questo decreto?
Il decreto ribadisce l’opinione che questo governo ha della classe docente. Gli insegnanti vengono privati di ogni riconoscimento in merito a qualifiche e percorsi di studio: un maestro solo è buono per insegnare un po’ di tutto; un professore riuscirà ad accennare a Dante mentre tiene a bada una trentina di ragazzini… Del resto la qualifica stessa di insegnante comincia a riguardare pochi fortunati: parliamo perlopiù di guide turistiche, precari a vita, disoccupati con molte possibilità di vincere ai telequiz.
Quali invece i punti in cui si dovrebbe intervenire positivamente con una riforma mirata e ragionata?
Una riforma della scuola dovrebbe partire da un’idea di scuola che ne rafforzi la pubblicità (invece che la sponsorizzabilità) e l’autonomia. I dieci punti fondamentali per una scuola moderna, efficace, più giusta sono facilmente riassumibili. Provo a ridurli in un elenco in sette voci. La scuola deve essere: 1) strutturata per dar vita a un sistema formativo integrato per una formazione continua dello studente in modo che la formazione dell’alunno segua un percorso mirato, che lo renda cittadino a tutti gli effetti 2) autonoma e laica, strumento di nessun governo e quindi libera, pluriculturale, solidale; 3) pubblica, perché tutti hanno il diritto e dovere di istruirsi; 4) obbligatoria fino alla maggiore età; 5) pacifica: preparata per preparare al dialogo e al rapporto con l’altro; (la vera scuola condanna la guerra e la rende evitabile grazie all’educazione); 6) capace di autovalutarsi; 7) qualificata, effettivo luogo di cultura: fatta da insegnanti specializzati, che siano preparati nelle loro discipline ma che siano anche formati per formare.
 | | la scheda del libro vincitore del Premio Calvino 2007 | Com'è il clima tra gli insegnanti? c'è dibattito? si assiste a una vera mobilitazione?
I miei colleghi precari sono ovviamente demotivati e avviliti. Qualunque tipo di dibattito non può che risentirne. Come potrebbe essere diversamente? Questo governo ha recentemente insultato i docenti meridionali e la cosa è passata in sordina. Durante le manifestazioni contro il decreto Gelmini, professori validissimi sono scesi in piazza a fare lezione per protesta tra l’indifferenza o addirittura il fastidio della gente. Mi verrebbe da dire “non è un paese per professori”, ma pensando a tutte le università telematiche, alle raccomandazioni, ai baronati politici all’università, direi che “non è un paese per bravi professori”.
Cosa pensi dell'idea di un referendum?
Ho letto che l’onorevole Ignazio La russa ha affermato che firmerà per il referendum perché così dimostrerà che il 70% degli Italiani approva il decreto Gelmini. Se firma lui, non vedo perché non dovrei firmare anch’io. Certo, mi auguro che gli Italiani gli facciano una brutta sorpresa.
| 03 novembre 2008 | | Di Giulia Mozzato |
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