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HOME | venerdì 03 settembre 2010 |
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I vampiri esistono davvero? Intervista a Gianfranco ManfrediL'ultimo romanzo di Granfranco Manfredi, Ho freddo, racconta una storia di vampiri, non quelli nati dalla fantasia degli scrittori amanti dell'horror, ma di vampiri "storicamente accertati", quelli di cui parlano le cronache di fine Settecento del Rhode Island. Incuriositi e stimolati dalla coinvolgente lettura del romanzo, abbiamo intervistato l'autore.
Come nasce l'idea di Ho freddo e quali ricerche hai compiuto prima di affrontare la stesura del libro?
Una mia amica anni fa mi aveva portato da Providence un libretto sul folclore locale, dove trovai riportate cronache vampiriche della fine settecento. Non si trattava di leggende, ma di casi circostanziati. Ho trovato subito stimolante l'idea di affrontare il tema "vampiri" da un punto di vista storico, cioè invece di concentrarsi sull'aspetto romantico e romanzesco del mito (il conte transilvanico col mantello foderato di rosso, per intenderci) rendersi attenti alla "reale" esistenza delle persone che vennero accusate di vampirismo, e i cui cadaveri vennero dissepolti e violati dai famigliari per salvarsi dal contagio. Questo diverso punto di vista è stato normalmente adottato per le streghe, ma per i vampiri ha riguardato solo la saggistica, non la narrativa, né il cinema, basti dire che il primo presunto vampiro di cui si ha notizia in Europa, il contadino austriaco Arnold Paule non è mai stato spunto, che io sappia, per un romanzo o un film. Non mi sono però precipitato immediatamente a scrivere un romanzo da quel nucleo iniziale di cronache, perchè lascio sempre germinare le idee nella mia mente per parecchio tempo prima di mettermi al lavoro. Riguardo all'imponente mole di documentazione necessaria al libro, non avrei certo potuta metterla insieme all'ultimo momento. Si spazia dalla filosofia dell'epoca ai trattati di medicina, dalle prediche battiste ai componimenti poetici dei mistici, dalla storia locale a eventi di rilievo planetario come la Rivoluzione Francese, senza contare le molte reminiscenze letterarie. Questo è il frutto di molti anni di studio iniziato molto prima che io decidessi di fare lo scrittore, cioè è un patrimonio del tutto autonomo dal romanzo, cui ho potuto far ampio ricorso in quanto lo conoscevo già. In altre parole, la documentazione non è qualcosa di occasionale e utilitaristico cui si ricorre quando si è scelto un certo argomento per un romanzo, è un bagaglio che bisogna mettere insieme indipendentemente da qualsiasi progetto, anzitutto per la propria formazione.
Da un punto di vista letterario quali sono i tuoi riferimenti?
Nel romanzo affiorano molti richiami. Anzitutto a Poe, con le sue eroine malate. Poi De Sade, dal quale ho preso in prestito i nomi dei miei protagonisti Aline e Valcour. Ma ci sono anche Stevenson, Conan Doyle, Melville... anche qui, non si tratta di "citazioni" , ma di un patrimonio di letture cresciuto ed elaborato in molti anni.
Come nascono, a tuo parere, le leggende: rispondono a precise caratteristiche sociali e a momenti storici determinati?
Mi ha sempre appassionato lo studio delle leggende e del folclore. L'ho fatto anche nei miei fumetti Magico Vento e Volto Nascosto. Riguardo ai vampiri, Federico Fellini ha dichiarato: "Quello dei vampiri è un concetto troppo forte per essere frutto di invenzione." Se interpreto bene, questo non vuol dire che sotto ogni leggenda "forte" (cioè non una pura diceria passeggera) c'è sempre qualcosa di vero, ma che in ogni leggenda si nasconde e si rivela un contenuto simbolico "forte". Ed è questa la prima "verità" da individuare. È una verità che va molto al di là del momento storico e dell'occasione. Resta espressiva e significante al di là del tempo. D'altro canto, Fellini era junghiano. I simboli per Jung non sono qualcosa di astratto (meri concetti) ma sono modi di percepire e di riprodurre/spiegare il reale ben insediati in noi.
Il tema del vampiro ha avuto molta diffusione in letteratura e al cinema: quale diverso "taglio" ne hai dato?
Come ho detto sopra, qui si parla dei vampiri veri, non di quelli di fantasia. All'epoca erano soprattutto vampire, cioè giovani donne "demonizzate" in modo molto simile a com'era avvenuto per le streghe nel secolo precedente.
Come può, in epoca illuministica, trovare vigore il mito del vampiro?
Ci si potrebbe anche chiedere come abbia potuto trovare vigore il demonismo in piena Riforma protestante, che fu un movimento altrettanto anti-dogmatico e aperto alla "libertà di coscienza". Eppure, all'epoca di Lutero, i libri diciamo così "primi in classifica" erano tutti trattati demonologici. E nell'ottocento positivista fioriscono le sedute medianiche e i colloqui con i morti. Al contrario di quanto si pensa, sono proprio i momenti in cui il pensiero critico e scientifico si sviluppa che, quasi come contraltare, si resuscitano superstizioni e paure ataviche. L'uso della ragione ci porta di fronte al Mistero, cioè ci mette di fronte a tutto quanto non conosciamo (che è sempre molto di più di quanto presumiamo di conoscere) e dunque insidia le nostre certezze più abitudinarie. Questo vuoto interpretativo diventa così uno spazio popolato di fantasmi.
Può "Ho freddo" essere collocato in un preciso genere? o quale innovativa operazione letteraria hai voluto intraprendere?
La suddivisione per generi è legata alla nascita del mercato editoriale. È cioè alla radice un criterio merceologico, prima che critico, con il quale si presume di aiutare il consumatore a identificare diversi tipi di merce-scrittura. Però basta volgersi un po' indietro, per capire che la classificazione per generi non regge. Che genere di romanzo è L'uomo che ride di Victor Hugo? E non sarebbe ridicolo definire dei gialli o dei noir romanzi come Teresa Raquin di Zola o Delitto e castigo di Dostoijevski? D'altro canto, i lettori, anche se la classificazione per generi offre loro un riferimento quando scelgono un libro, quando lo giudicano usano un criterio molto più semplice: bello o brutto. Dunque i "generi" vanno attraversati, perchè il progetto letterario li precede e il giudizio del pubblico li supera. Ma non voglio sfuggire alla domanda. Io non lo so cosa ho scritto. Al principio pensavo a un romanzo breve, perchè non ritenevo che l'argomento (delle ragazze malate di consunzione e presunte vampire), potesse sviluppare molte pagine. Meglio poche, ma intense. Poi mi sono chiesto se dovevano essere davvero quelle ragazze, le protagoniste. Dato che il loro destino era segnato, avrei incontrato parecchie difficoltà nello sviluppare una storia aperta a un finale imprevedibile, che sono poi le storie che piacciono a me. Così ho creato Aline e Valcour, due gemelli libertini, giovani discendenti di una famiglia di medici e ricercatori. Avevo appena cominciato a metterli in scena che è comparso al loro fianco il pastore battista anticonformista Jan Vos, personaggio che mi si è imposto, crescendo molto al di là delle mie previsioni. La struttura del romanzo, pensata in tre parti, è diventata di quattro parti, una delle quali (il Memoriale del padre di Aline e Valcour) costituisce un romanzo nel romanzo. La trama evolveva mentre scrivevo, non avrei mai supposto che da un inizio da horror classico, che richiama situazioni da film Hammer sui vampiri, avrei concluso con l'Avventura, nè tantomeno che un romanzo ricco di eventi (ben al di là di quelli strettamente vampirici) avrebbe anche potuto essere occasione per digressioni filosofiche (molto più che digressioni, dopo tutto, perchè quanto mai coerenti con i personaggi e il plot). Alla fine, cosa ne è venuto fuori? Un romanzo fiume di più di 500 pagine, su cui pesa molto il particolare momento di crisi e di paure che stiamo attraversando e dunque ha anche un suo senso "politico". Letterariamente non è affatto un ibrido, perchè scorre così fuso e dinamico, che leggendo non si ha nemmeno il tempo di pensare ai mix di generi diversi. È un UNO (Oggetto Narrativo Non-identificato, secondo la brillante definizione coniata dai Wu Ming), come sostiene lucidamente Loredana Lipperini nella sua bella prefazione? Può anche darsi. Non lo so. Non credo spetti agli scrittori dare una definizione di quello che scrivono. Aspetto con maggiore partecipazione di capire se per i lettori questo romanzo sarà bello o brutto. Il mio proposito, essendo un romanzo sul Contagio, era quello di contagiarli. Ci sarò riuscito? A voi la risposta.
La recensione del romanzo "Ho freddo" Il sito del libro "Ho freddo" di Gianfranco Manfredi I libri di Gianfranco Manfredi su Wuz
La biografia Gianfranco Manfredi è nato a Senigallia nel 1948. Sfuggito a Milano, vive e scrive in montagna a Gordona (Sondrio). Cantautore nella seconda metà degli anni settanta, si è poi dedicato a una multiforme attività di scrittore: dalla saggistica alla narrativa, dal cinema ai fumetti. È autore per la Sergio Bonelli Editore del popolare fumetto Magico Vento, e della premiatissima miniserie Volto Nascosto, oltre che di alcuni episodi di Tex e Dylan Dog.
| 28 ottobre 2008 | | Di Grazia Casagrande |
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