|
|
 |
|
| |
HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
 |
|
|
|
|
|
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
|
|
 |
 |
Philippe Claudel: la letteratura deve esplorare le zone confuse dell’esistenza, quelle difficili“Philippe Claudel torna a scrutare il volto del Male, in un romanzo intenso e indimenticabile”- ha scritto il giornale francese L’Express de Il rapporto, il nuovo romanzo dello scrittore, che è nato in Lorena nel 1962 e ha raggiunto il successo internazionale con Le anime grigie (Ponte alle Grazie, 2004), tradotto in trenta paesi. Abbiamo incontrato Philippe Claudel, che di recente ha esordito anche come regista cinematografico con il film Il y a longtemps que je t’aime .
Il rapporto potrebbe anche essere pubblicato in un unico volume con Anime grigie, pare essere la seconda parte, o il proseguimento, del romanzo precedente: come spiega questa sua attrazione ad indagare la zona grigia dell’umanità?
Penso che questo sia il terreno della letteratura: non penso che la letteratura sia fatta per esplorare le zone chiare dell’esistenza, ma quelle confuse, quelle difficili. La letteratura serve per scoprire perché l’uomo sia capace del peggio, per comprendere le contraddizioni e i misteri della vita. È per questo che mi interessa questo terreno.
Ho osservato che non c’è niente di specifico nel romanzo, non il luogo, non il tempo. Non si parla neppure di campi di concentramento, ma solo di ‘campi’, e neppure si parla di ebrei ma di Frëmder: il romanzo acquista potenza in questa maniera. Vuole significare che il Male è congenito, che quello che accade in un luogo e in un tempo potrebbe anche essere accaduto altrove e può accadere di nuovo?
Volevo scrivere un libro che fosse una sorta di parabola, una metafora, e non volevo che il lettore dicesse, ‘sta parlando di ebrei, dei campi di concentramento, dei nazisti”. Speravo che, non rendendo espliciti il luogo e il tempo, e scegliendo dei nomi simbolici, il lettore capisse che il pericolo è lì, che questa è la situazione umana, che si verifica ancora e può verificarsi di nuovo anche in futuro.
Una curiosità linguistica a proposito della lingua altamente evocativa che Lei impiega: è la lingua veramente parlata nelle aree di confine tra Francia e Germania? Oppure è del tutto inventata?
È del tutto inventata: ho preso dei termini tedeschi e li ho deformati in maniera che restassero però comprensibili e ho creato così questo linguaggio, che è possibile in una zona di confine.
I personaggi: parliamo prima dell’Anderer, questo estraneo che servirà da specchio agli abitanti del villaggio. Come ha creato questa sorta di ‘giullare di Dio’?
L’Anderer è il vero personaggio da romanzo - si ha l’impressione che sia uscito diritto dalle pagine di un romanzo: ha un poco di trucco sul viso, è vestito in maniera stravagante, sembra uscito da un circo, ha con sé due animali a cui ha dato dei nomi ‘umani’. La sua presenza tra gli uomini sembra strana: pare la figura del Messia, mandato per annunciare la buona novella. Ma, poiché nessuno vuole ascoltarla, viene sacrificato - è la figura di Cristo.
Perché viene chiesto a Brodeck di stendere il rapporto di quanto è successo? Per rendere responsabile anche lui?
Il rapporto è un romanzo a chiave: penso che Brodeck sia la figura dello scrivano, uno scrivano che scrive quello che la società gli chiede di scrivere. Brodeck è la metafora dell’artista incompreso che ha un ruolo pericoloso. E certo, gli chiedono di scrivere perché questa è anche una maniera di sporcargli le mani, per renderlo partecipe di quanto hanno fatto. La comunità non è riuscita a sbarazzarsi di lui in passato, quando lo hanno denunciato ed è stato deportato, ora ci riesce facendone un complice.
 | | leggi la recensione | Oltre a scrivere romanzi, Lei è anche regista : pensa che un romanzo della profondità di Il rapporto - oppure di Anime grigie - possa essere trasportato sullo schermo senza essere impoverito? Senza essere ridotto ad una storia del tipo- estraneo arriva in un paese, inquieta gli abitanti che non vogliono rivangare il passato, l’estraneo viene assassinato?
Non sono d’accordo con lei: penso che dei grandi romanzi abbiano dato anche dei capolavori al cinema, mi viene in mente un vecchio film con Spencer Tracy, oppure la versione cinematografica de Il tamburo di latta di Grass.
Per quello che riguarda Anime grigie, la trasposizione cinematografica è stata molto buona: il film restituisce l’ambientazione del libro e riesce a porre le domande fondamentali del romanzo. Io non avrei mai pensato che un film sarebbe stato tratto dal romanzo, così come non penso che faranno un film de Il rapporto. Quanto a me, non mi piace e non voglio adattare i miei libri al cinema - per il cinema mi piace inventare altre storie.
| 13 ottobre 2008 | | Di Marilia Piccone |
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
|
Copyright © 1996/2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato.
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.
Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
|
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb
Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
|
 |
| I siti del network: |
|
|
|
|