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INTERVISTA

Lewis Crofts: ho incontrato Schiele in Cecoslovacchia

Ha l’aria veramente molto giovane lo scrittore inglese Lewis Crofts, gli si darebbero anche meno dei trentuno anni che ha. 
Lo incontriamo a Mantova nei giorni del festival e, con il tono dello studente che si giustifica per non aver studiato, ci dice che ha dovuto prepararsi a rispondere, in caso gli venisse fatta una domanda sul grande pittore mantovano Mantegna - come se, avendo scritto la biografia di un pittore, lui dovesse essere un esperto di storia dell’arte. 
Lo tranquillizziamo: paleremo solo del suo libro e di Egon Schiele.


Dove ha “incontrato” Schiele? E che cosa è che glielo ha fatto scegliere come protagonista per il suo romanzo?

L’ho incontrato in Cecoslovacchia. 
Ero andato a Praga per un fine settimana, e da lì mi sono recato a Krumau, dove era nata la madre di Schiele. Ho visitato la casa e c’era anche una piccola galleria che esponeva i quadri, e, accanto a questi, c’era un riassunto della sua vita. Io cercavo un soggetto per un romanzo e ho pensato che la storia di una vita contiene sempre un dramma naturale: qui c’era un dramma che coinvolgeva arte e pittura, e la vita del pittore era ancora più drammatica.

Lewis Crofts
Qualunque scrittore venticinquenne  esordiente scrive un primo libro su di un venticinquenne che vive a Londra, viene piantato dalla ragazza e poi i due si ritrovano. Anche io avevo scritto un romanzo del genere e l’ho messo subito nel cassetto. Era molto più interessante scrivere di qualcun altro, di un uomo vissuto in Austria. Bisogna imparare a scrivere, a costruire una storia - sapevo quello in cui ero bravo e quello in cui non riuscivo. Ero bravo nelle descrizioni, avevo bisogno di aiuto per la struttura del romanzo. E la vita di qualcun altro mi ha dato la struttura.

Il romanzo è costituito da due parti ben fuse insieme: lo sfondo della società contemporanea a Schiele e la personalità dell’artista. Quali delle due è stato più difficile ricostruire?

La parte più difficile è stata ricostruire la personalità di Schiele, anche se ci sono delle lettere e delle foto. Ma si deve cercare di immaginare la persona che era. 
Una delle bellezze di quel periodo è che è molto ben documentato: c’erano Mahler, e Schnitzler e Zweig e Freud…Per Schiele c’erano i quadri che davano una prospettiva interiore sulla sua personalità. 
Anche se poi si deve fare un salto per passare dai quadri alla personalità dell’artista.



A parte i quadri, che cosa è rimasto dei documenti personali di Egon Schiele- come lettere o diari- per sapere qualcosa del suo io interiore?


Ci sono dei diari, delle lettere, delle poesie - piuttosto tristi. Sono andato a Monaco a vedere i suoi quadri, sono andato ad un’asta…
Un buon esempio di un documento è la lettera che scrisse per sedurre le due ragazze, una delle quali doveva diventare sua moglie. 
Graficamente è come un quadro: da questa lettera Schiele appare come artista e seduttore insieme. 
È una lettera che è nello stesso tempo arte, documento, trattato di seduzione…
C’è una calligrafia elaborata, non molto leggibile, con svolazzi e ghirigori. 
Le altre lettere sono piuttosto cupe, ci sono frasi non sempre complete, scrive in maniera franca ed emotiva



Lei deve aver fatto molte ricerche - nel romanzo appare chiaro che Schiele voleva fustigare l’ipocrisia della società contemporanea con la crudità dei suoi dipinti. C’era qualcos’altro che lo spingeva a dipingere i corpi in una maniera così apertamente sessuale?

Penso che il fattore più importante sia il suo desiderio di colpire l’ipocrisia, di attaccare la gente disonesta che lo circonda, sia artisticamente sia personalmente. Schiele era una persona appassionata e pensava che le sue passioni fossero oneste. E non sopportava il perbenismo di chi andava a letto con prostitute e poi mostrava un’altra faccia agli altri. 
All’inizio, soprattutto, Schiele era il tipico enfant terribile che voleva colpire e provocare. Un atteggiamento di ribellione che certo ha a che fare con l’adolescenza, perché sentì presto l’oppressione paterna e poi degli insegnanti…


la morte e la fanciulla
È possibile che la sua maniera di guardare il corpo femminile, di evidenziare così crudamente il sesso, sia in qualche modo collegato con il fatto che il padre fosse ammalato di sifilide e che avesse contagiato la madre? Una malattia venerea non è certo un invito all’amore romantico…

Penso di sì, che lei abbia ragione. 
Non ho voluto di proposito far incontrare Schiele e Freud, ma anche senza ricorrere a Freud, c’è questa connessione tra amore e morte – leggi sifilide -, erotismo e distruzione, nei suoi quadri. Ne è un esempio l’ultimo quadro che ha dipinto con Wally, La morte e la fanciulla - c’è la sua modella ed erotismo e sesso e morte.


I quadri di Schiele pongono la questione se ci sia una cosa come arte morale o immorale, oppure se esista solo l’arte- come diceva Oscar Wilde. L’arte può essere pornografica?

Penso che sì, l’arte possa anche essere pornografica, molta arte moderna lo è. 
Se il ruolo dell’arte è quello di provocare uno shock o di riconsiderare il mondo, a volte diventa pornografica. 
Ma l’arte di Schiele non lo è. Il titolo del romanzo viene da una frase di Kokoschka: quando nel 1964 gli fu chiesto che ne pensasse di Schiele, rispose, ‘era un semplice pornografo’. Per me la pornografia è sfruttamento e carnalità. I quadri di Schiele non sono per titillare, le donne non guardano per invitare lo spettatore - semplicemente guardano. Ci sono dei pittori che celano le loro prostitute sotto le sembianze di Venere o di qualche altro personaggio mitologico o sacro… Schiele non nasconde. 
La pornografia è un gioco di ruoli, è immaginare… Schiele dipinge la gente che prende dalle strade, così com’è.


la moglie seduta
A volte, leggendo le biografie degli artisti, si ha l’impressione che per loro non abbiano alcun valore le regole che governano la vita della gente ordinaria. Gli artisti sono al di sopra delle regole?

Uno dei problemi con i romanzi biografici è che alla fine devi amare le persone di cui hai scritto o letto la vita. Magari sono dei drogati, o picchiano le donne, ma alla fine ti innamori del personaggio. 
Avviene la stessa cosa con gli artisti - pensiamo a Caravaggio. Era un assassino ma era interessante. E così Casanova. 
Per quello che riguarda Schiele - la prima parte della sua vita fu a dir poco difficile: si comporta da ribelle, finisce in prigione. Eppure lo si sostiene. 
Quando invece diventa borghese e si sposa, il lettore decide che non gli è più tanto simpatico. 
Non volevo seguire il cliché e farlo amare dal lettore a tutti i costi. 
Schiele voleva raggiungere un compromesso dentro la società che attaccava.


E tuttavia non tutti i quadri di Schiele hanno per soggetto il corpo, anche se quelli sono i più noti. Ci sono paesaggi e fiori: ad un certo punto ritornò allo stile precedente perché ‘vendeva’ meglio?

I quadri più noti di Schiele sono quelli di cui gli studenti tengono i poster appesi nella loro stanza, Schiele è conosciuto soprattutto per le sue figure di donne nude. Ma ha dipinto anche paesaggi e fiori. E ha fatto anche ritratti, grandi quadri con delle figure vestite. In questa fase della sua vita ritorna al corpo ma in maniera diversa, come se tutta la rabbia e la passione fossero state già spese. Ritorna in una maniera meno provocatoria: le persone cambiano… anche Schiele è cambiato.


"Il pornografo di Vienna" - Leggi la recensione >>>


07 ottobre 2008 Di Marilia Piccone


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