WUZ  
  HOME | venerdì 03 settembre 2010
Cerca nel sito
INTERVISTA

Catherine Dunne, ovvero il cantore dell'amicizia femminile

Sono passati undici anni dal primo e fortunato romanzo di Catherine Dunne, La metà di niente - storia di una donna che viene improvvisamente lasciata dal marito, dopo vent’anni di matrimonio e tre figli. 
Nel frattempo abbiamo continuato a leggere altri libri di Catherine Dunne, specchio di un’Irlanda che cambiava velocemente. Prima di quest’ultimo, Se stasera siamo qui, avevamo letto Un mondo ignorato, un libro che non era un romanzo anche se si leggeva come tale, molto bello e molto dolente - una raccolta di testimonianze sull’ultima emigrazione degli irlandesi, negli anni ‘50, verso l’Inghilterra. 

Abbiamo incontrato la scrittrice irlandese per parlare con lei di Se stasera siamo qui, una glorificazione dell’amicizia.


Se stasera siamo qui è un romanzo leggero: sentiva il bisogno di qualcosa per alleggerire il suo cuore dopo il dolente libro precedente che raccoglieva le testimonianze degli ultimi emigrati irlandesi?

Più che sentire il bisogno di qualcosa di più leggero, volevo celebrare con questo romanzo qualcosa che per me è molto importante: l’amicizia che è stata per me un grande sostegno in tutta la mia vita da adulta. 
Guardandomi intorno mi sono resa conto che le donne hanno questa capacità straordinaria, di mantenere vive per decenni delle amicizie intime. Che cosa fa funzionare o durare quelle amicizie? E poi, mentre ero impegnata a scrivere il libro, è morta all’improvviso una mia carissima amica di vecchia data - allora è diventato ancora più importante finire il libro. Per me era stato un trauma: la morte di un’amica non solo lascia un vuoto doloroso, ma mi ha anche spinto a rivedere la mia vita, a prendere le misure. Perché uno pensa che, se puoi essere portata via così all’improvviso dalla morte, bisogna assolutamente fare quello che si giudica importante, prima che sia tardi.


Questo libro è così diverso dal precedente anche perché sembra che parli di un luogo interamente diverso e di persone del tutto differenti. Un dettaglio per mostrarlo: dove sono finite le innumerevoli tazze di tè? Le quattro amiche sembrano apprezzare di più il vino… E ho notato che anche nell’arco del romanzo c’è un cambiamento: solo all’inizio della loro amicizia bevono Guinness…

Le protagoniste del libro hanno una decina d’anni meno di me, perciò non siamo della stessa generazione. Ma, anche quando io e le mie amiche studiavamo al Trinity College, ci vantavamo di essere diverse: non osservavamo il codice di abbigliamento degli altri, senza renderci conto che anche noi vestivamo un’uniforme - jeans, scarponcini, giacche imbottite. Ci conformavamo anche noi, in un’altra maniera. Allora, per delle ragazze era un segno di ribellione bere birra e diventò una moda degli studenti - una moda che finisce probabilmente alla fine degli anni ‘80. 
Il consumo del vino è esploso con il boom economico e vi ha contribuito una certa moda: l’Italia è vista come il luogo da cui viene il buon design. Fa parte della Dublino alla moda. 
All’inizio del romanzo, durante il party di studenti, si beve del vino scadente, ne indico anche la marca: è un dettaglio voluto. Ora in qualunque rivendita di vini c’è una scelta enorme. Adesso il consumo del vino è diventato anche motivo di allarme, soprattutto per la sua diffusione tra le donne che passano molto tempo in casa da sole.


E tuttavia, ancora negli anni ‘80, una delle ragazze ‘prende il traghetto’, il che significa che va a Londra ad abortire, e un’altra dà via la sua bambina appena nata: quel cambiamento nella morale e nella mentalità si fece largo più lentamente?

Sì, però l’aborto di Claire non ha a che fare con la morale - e sì, come in altri tempi, Claire prende il traghetto per l’Inghilterra perché ancora oggi le condizioni per abortire sono talmente restrittive che aggiungono un altro trauma a quello della gravidanza non voluta. La nostra storia riguardo a questo problema è ancora così carica di emozione che le donne andrebbero ugualmente a Londra - per riuscire ad abortire in Irlanda dovrebbero convincere il medico che stanno pensando al suicidio… 
Per quello che riguarda Nora, lei viene dalla buona borghesia, suo padre è un giudice, non sarebbe pensabile per il buon nome della famiglia che lei tenga la bambina. E mai penserebbero ad un aborto perché sono cattolici.


leggi la recensione

Perché il numero quattro era l’ideale per scrivere di un gruppo di amiche?

Perché la complessità è moltiplicata: il numero due voleva dire un’amicizia troppo intima in cui si riesce a risolvere tutto. Con tre amiche, una sarebbe stata messa ai margini. Quattro era l’ideale, mi dava possibilità infinite per diversi punti di vista, competitività e gelosie. 

È un puro caso che le tre di loro che lavorano abbiano un lavoro che ha a che fare con la moda e l’arredamento?

Fa parte della mia percezione dei cambiamenti in Irlanda - prima non si era mai sviluppato un senso estetico, forse perché non c’erano soldi. Ma dopo, con i soldi è arrivato anche il design e la moda e l’arredamento di interni: faceva tutto parte della ricchezza e dello status symbol. Prima nessuno avrebbe potuto avere questo lavoro, ma le mie protagoniste avevano finito l’università proprio all’inizio del boom…


Una parte del libro sembra essere stata scritta per far piacere agli italiani, quella in cui Georgie si compra una casa in Toscana. Perché a Volterra? Solo perché aveva bisogno di un posto lontano? La sua amica si sceglie una casa ‘tutta per sé’ nel Leitrim…

No, non l’ho scritto per far piacere agli italiani… è la fantasia dei paesi del Nord Europa, quella di un luogo al caldo, al sole, magico… Conoscevo la Spagna troppo bene, ne avevo una visione realistica, e perciò avevo bisogno di un luogo nuovo. 
Non ero mai stata a Volterra e potevo descriverla con quel po’ di magia da renderla il posto ideale perché Georgie ci andasse a vivere. 
Volterra è esattamente agli antipodi del Leitrim dove Maggie si fa la seconda casa: piovoso e triste, la zona più umida d’Irlanda, quella dove c’è il più alto numero di suicidi. Ma Maggie non sta fuggendo per avere un’altra relazione, Maggie è venuta a patti con la sua vita, lei cerca la tranquillità  in un posto ordinario e non troppo lontano da Dublino.


Georgie sembra amare l’Italia e gli italiani; parla dell’Italia come di un paese straordinario. Non mi dica che anche lei pensa che il nostro sia un paese straordinario con tutta la corruzione e il governo che ci siamo scelto e la violenza…

Ma io non sono Georgie… scrivo quello che ho osservato, come la gente guarda l’Italia. Alla televisione, sui canali inglesi, si vedono di continuo persone che sognano la fuga verso l’Italia - un posto meraviglioso, con il sole e il vino…


In un certo senso questo romanzo sembra essere più ‘saggio’ e più maturo de La metà di niente. Sembra venire a termini con la realtà del matrimonio e dire che, be’, qualunque matrimonio si può tollerare se si hanno delle amiche a cui appoggiarsi: è così?

Sì, con questo romanzo è come se avessi chiuso il cerchio: questo è il romanzo che volevo scrivere all’inizio e avevo anche iniziato a scrivere di quattro donne con diverse situazioni di coppia. Poi non mi sono sentita capace, mancavo di esperienza, non ero matura. E ho scritto la storia di una sola donna, Rose. 
C’è voluto del tempo per raggiungere lo stadio in cui potevo tornare a scrivere delle storie intrecciate di quattro persone diverse. E sì, sono più vecchia e più saggia anche io.



03 ottobre 2008 Di Marilia Piccone


Condividi su:


Copyright © 1996/2010 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati. Wuz è un marchio registrato. Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.