Ricerca avanzata
Intervista

Intervista a Cecelia Ahern, autrice di Grazie dei ricordi

"La vita è fatta di incontri e di separazioni. Le persone entrano nella tua vita tutti i giorni, tu gli dici buongiorno e buonasera, alcune restano qualche minuto, alcune per qualche mese, qualcuna per un anno, altre per sempre. A prescindere dalla persona, ci si incontra e ci si separa." Questa frase della Ahern racconta la personalità di questa scrittrice, diventata famosa in Italia con P.S. I love you (da cui è stato tratto l'omonimo film) che Lidia Gualdoni ha incontrato e intervistato.


Il suo ultimo romanzo è dedicato ai nonni: c’è qualche elemento autobiografico?

No, non ci sono elementi autobiografici. È semplicemente un modo per celebrare il ricordo delle persone che ci sono vicine, per ringraziarle, perché sono importanti nella nostra vita e perché ci hanno aiutati a diventare ciò che siamo. Quindi mi sembrava giusto  dire a queste persone “Grazie per i ricordi” che ci hanno offerto. Mi sembrava una cosa buona dedicare il romanzo ai miei nonni, che purtroppo ora non sono più con me, e mi sembrava anche un ottimo titolo per il romanzo.

Vorrei che approfondisse il rapporto fra la protagonista e il padre che sembra prendere il posto del bambino perso.

Quando Joyce perde sia il bambino, sia il marito, ecco, la sua vita è a pezzi, è finita. Invece di stare con i propri amici, di gettarsi in una nuova esistenza, quello che fa è quasi chiudersi in un bozzolo, tornare in una situazione un po’ ovattata e, quindi, rafforzare il legame con il padre. In fondo per lei è un modo di sfuggire alla realtà, perché Joyce ha sicuramente dei ricordi molto forti legati al padre. Si ricorda perfettamente chi è stato per lei e quanto fosse importante nella sua vita. È un po’ come se ora si prendesse cura di lui, come se avesse di nuovo qualcuno da proteggere e da assistere. In realtà, la situazione è esattamente l’opposto: è il padre che si prende cura di lei; è il padre l’accompagna, anche con i suoi ricordi, in questo nuovo percorso di vita e che l’aiuta a ritrovare nuovamente se stessa, in modo da poter essere una guida, proprio come in passato.

È stato detto che il segreto dei suoi romanzi è il “romanticismo magico”: è d’accordo con questa definizione?

Sì, sicuramente c’è un elemento di magia nei miei romanzi. All’inizio, la critica li ha paragonati alle favole e devo dire che questo non mi piaceva molto, perché se si pensa alle favole, si pensa ad una storia che ha sempre un lieto fine, del tipo “…e vissero felici e contenti”. In genere c’è sempre un uomo che arriva a salvare la donzella, che l’aiuta e che risolve la situazione. Per me non è così. Il tocco moderno che io do ai miei romanzi è costituito dal fatto che ci sono sì delle donne, all’inizio, in una situazione di difficoltà, ma le protagoniste devono trovare un modo per uscirne fuori da sole: sono loro stesse la via per la loro salvezza. Sono donne che si aiutano da sé e lo fanno soprattutto instaurando delle relazioni, e quindi non attraverso un uomo che le salva, ma attraverso legami familiari e di amicizia. Per questo, alla fine, c'è sempre un elemento di speranza nei miei romanzi che porta le donne a trovare la propria strada. Penso sia un po' questo l'elemento magico delle mie storie. Ci sono relazioni, che noi abbiamo gli uni con gli altri, che sono di tipo diverso, ma che ci legano agli altri in modo indissolubile. Per esempio, l'idea della trasfusione di sangue all'inizio può non sembrare molto romantica, però se pensiamo che si tratta di qualcosa che si dà con il cuore e che salva la vita di un'altra persona, ecco questo fa sì che il mio ultimo romanzo, Grazie dei ricordi, sia una bellissima storia d'amore con un tocco di magia. E vorrei aggiungere anche che, sicuramente, le situazioni descritte sono un poco uniche, un poco magiche, ma sono anche profondamente radicate nella realtà, in cui tutti possiamo trovarci. I miei personaggi, tutto sommato, sono persone normali che si trovano in situazioni estreme o straordinarie.  Sono persone in cui tutti possiamo identificarci e sono persone che stanno compiendo un viaggio – la propria esistenza. Vivono emozioni, proprio come ciascuno di noi, nonostante, appunto, le situazioni inusuali in cui si trovano. In sintesi, quello che voglio dire è che, benché il contesto in cui sono collocati i miei personaggi sia inusuale, talvolta straordinario, i problemi sono quelli di tutti: è molto importante per me che, nonostante la presenza di questo elemento di magia, i miei romanzi siano sempre basati sulla realtà.

Amore e magia: la storia ci insegna che in passato sono stati molto legati. Ma come si spiega che l'amore, oggi, abbia bisogno della magia?
In realtà non penso che l'amore abbia bisogno della magia. Vorrei dire piuttosto, a costo di sembrare sdolcinata, che sono convinta che l'amore è magia. Perché quando si è veramente innamorati di una persona, è come essere trasportati in un altro mondo. E poi la vera storia d' amore  crea delle relazioni così strette che sembrano davvero provenire da un “altrove” e sono relazioni particolari, quasi magiche, che non possono essere ricreate con nessun altro, nemmeno con gli amici. Quindi non è l'amore che ha bisogno della magia, ma è l'amore che crea magia. Ecco, questo è quello che io penso.
 


La recensione a "Grazie dei ricordi"

22 luglio 2008 Di Lidia Gualdoni

Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti