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HOME | sabato 20 marzo 2010 |
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'Ala Al-Aswani, il dentista: "studiando a Chicago ho capito l'America" | | Al-Aswani nel suo studio dentistico | Sono passati sei anni da quando Palazzo Yacoubian, il primo romanzo di Ala Al-Aswani, che è nato al Cairo nel 1957, è stato pubblicato in Egitto.
In Italia, però, è arrivato solo due anni fa, aggiudicandosi il Premio Grinzane Cavour per la Narrativa Straniera del 2007. Dal libro è stato tratto anche un film, aumentando la notorietà dello scrittore, che svolge pure l’attività di dentista in patria. La casa editrice Feltrinelli ha appena pubblicato il nuovo libro di Ala Al-Aswani, intitolato Chicago e - come dice il titolo - ambientato negli Stati Uniti.
Ne abbiamo parlato con lo scrittore.
Dopo il grande successo del suo primo libro, Palazzo Yacoubian, abbiamo letto ora il secondo, Chicago: che cosa c’è stato nel tempo tra i due?
Vorrei precisare, prima di tutto, che Palazzo Yacoubian non è il mio primo libro, ma il secondo romanzo che ho scritto e il quarto libro - ho avuto dei problemi di pubblicazione in Egitto con i tre libri precedenti. Poi c’è stato Palazzo Yacoubian, tradotto in 21 lingue, 1 milione di copie vendute, e pare che Chicago stia avendo un successo ancora maggiore: 130.000 copie vendute in un anno in Egitto.
Ma dopo il successo viene un momento cruciale, per uno scrittore: ho smesso di scrivere per un anno, dopo Palazzo Yacoubian proprio per uscire dall’ondata del successo, perché il pericolo che ne consegue è, o di ripetere la formula - e allora si perde la lealtà alla letteratura -, oppure di lasciarsi prendere dal panico di non essere capace di ripetere il successo e si resta bloccati. Mi ci è voluto un anno per recuperare la pace interiore, poi ho deciso di portare avanti il mio progetto, sia che avesse successo oppure no.
Il romanzo è ambientato a Chicago: riflette la sua esperienza personale?
 | | leggi la recensione | Un romanziere usa sempre la sua esperienza personale; sono un dentista oltre ad essere uno scrittore, e ho studiato a Chicago.
Il primo giorno che sono arrivato in America, ero alla residenza universitaria e ho aperto la finestra: ho visto degli afro-americani che cercavano da mangiare nei bidoni dell’immondizia. Non me l’aspettavo, era una cosa da terzo mondo.
L’immagine che si ha dell’America è di un luogo vicino al Paradiso, dove tutti sono belli e ricchi. Ma io vedevo l’altro lato. Ho capito allora che c’era un’altra America e che io avevo la possibilità di conoscerla. Ho guardato e ho imparato. E, mentre ero lì per studiare, ho incontrato degli studenti emigrati come me, ma anche degli americani: sono tutti personaggi che ho messo nel romanzo.
Il suo libro è ricco di personaggi, di cui solo uno è decisamente negativo. Tra i personaggi positivi c’è il professor Salah: rappresenta in qualche modo l’Egitto, il professor Salah? Un paese, cioè, che ha grosse spinte verso un cambiamento, ma che fa fatica a trovare il coraggio per operare questo cambiamento necessario?
Il punto interessante della letteratura è che è un’arte che conosce le scienze umane e che ha molto in comune con la sociologia, l’antropologia, la storia.
L’aspetto positivo di questo è che il romanziere è potente, può usare gli strumenti delle altre scienze. L’aspetto negativo, però, è che, a volte, la letteratura viene scambiata per storia sociologica o scienza della sociologia.
Di recente ho partecipato al festival di Lyon centrato sulla domanda, ‘la letteratura è lo specchio della società?’. La mia risposta è stata che la letteratura è uno specchio, ma non lo specchio. La letteratura ci dà indicazioni sulla società, ma non delle conclusioni. La letteratura ha un contesto scientifico ma non è una scienza.
Per quello che riguarda i miei personaggi, ho preso ispirazione da egiziani, ma questi personaggi non portano a delle conclusioni sulla società egiziana. Dopo aver scritto Palazzo Yacoubian ho avuto dei problemi, perché avevo descritto due personaggi cristiani che non erano onesti. Ma a me erano simpatici così, li amavo così. E però degli amici cristiani hanno protestato perché avevo ‘osato’ rappresentare dei cristiani in questo modo. Io avevo solo rappresentato dei cristiani, non tutti.
In Chicago c’è un ottimo chirurgo che è copto, e i musulmani hanno obiettato, ‘perché è lui il migliore tra tutti i personaggi? I cristiani sono migliori di tutti?’ . In entrambi i casi c’è stata una lettura di parte del testo.
Ha parlato di personaggi che le hanno creato dei problemi: come crea i suoi personaggi?
 | leggi la recensione
 | Sono molto preciso: apro dei files sul computer e ci metto tutti i dettagli sui personaggi, molto particolareggiati. Devo sapere tutto di loro - l’aspetto, il colore degli occhi, se hanno le lenti a contatto, se fumano, quali sigarette fumano. Perché credo che i personaggi non siano solo immaginari, ma che esistano veramente: quando li sento esistere, allora incomincio a scrivere.
Comincio con un’idea generale del romanzo, fino al grande momento in cui i personaggi diventano indipendenti e decidono da soli. Allora vedo sullo schermo dell’immaginazione quello che hanno fatto e, anche se non sempre sono d’accordo, sono loro a decidere. Ad esempio, ho cercato di evitare quello che Naghi ha fatto alla sua ragazza, ma non mi è stato possibile. Io non lo avrei fatto, ma lui sì.
Due personaggi, Tareq e Shaima, sono quelli che alla fine danno speranza sul futuro: sono due personaggi che lei ha amato più degli altri?
In realtà amo tutti i miei personaggi, anche quelli che non sono simpatici, anche i ladri e le prostitute.
C’è qualche eccezione - l’ufficiale che infligge le torture, ad esempio. È una cosa strana, come avvenga che alcuni personaggi diventino immediatamente popolari. In Egitto Chicago è uscito dapprima a puntate su un giornale, e fin dalla prima puntata tutti i lettori hanno amato Shaima, me lo hanno fatto sapere con telefonate e e-mail. Ho avuto però anche dei problemi con dei fanatici; ce n’era uno che mi perseguitava scrivendomi che aveva notato che Shaima si stava innamorando e che era una donna che portava il velo e quindi rappresentava tutte le donne musulmane e che guai se le avessi lasciato fare sesso con Tareq - e poi era passato agli insulti…C’è però un segno positivo in tutto questo, vuol dire che sei riuscito a scrivere un romanzo che ha un certo impatto sui lettori.
Leggendo il libro abbiamo osservato che quello che fa scandalo è l’opposizione al regime non democratico e il sesso. Fa ancora così scandalo in Egitto che una donna abbia dei rapporti sessuali fuori del matrimonio?
 | Al-Aswani firma copie
 | Per quello che riguarda la posizione della donna, in Egitto c’è sempre stata un’interpretazione religiosa tollerante e liberale.
Le donne hanno sempre ricoperto ruoli importanti in Egitto, perché c’è sempre stata una società cosmopolita da secoli. Non penso abbiamo mai avuto delle restrizioni sulle libertà umane. Tuttavia dagli anni ‘80 abbiamo avuto un’influenza proveniente dall’Arabia Saudita sull’interpretazione dell’islam, molto contraria alla donna e alla fisicità del corpo.
Al momento si portano avanti due lotte in Egitto: una visibile per la democrazia e una parallela in cui gli Egiziani difendono la loro interpretazione della religione che è tollerante. La generazione di Shaima è diversa dalla mia, è stata influenzata da questa corrente più recente molto severa. I giovani però non sopportano questo tipo di religione.
Nel libro c’è un atto di accusa contro il regime di Mubarak. Ha avuto dei problemi con la pubblicazione di Chicago? Sappiamo che lei fa parte di un movimento per la democrazia che si chiama Kifaya, “Basta!”: è un movimento in crescita? Riesce ad avere un’influenza sulla gente?
Sono quindici anni che scrivo articoli a favore della democrazia, non sono iscritto a nessun partito politico, sono membro di un fronte che raccoglie più partiti, che si chiama “Basta!” e ha l’intento di promuovere la democrazia: penso faccia parte del mio dovere di egiziano.
Quando voglio criticare il regime preferisco farlo tramite degli articoli.
In ogni romanzo c’è un elemento locale in cui lo scrittore usa la sua conoscenza della società in cui opera, e questo elemento locale non è importante, lo usiamo per produrre un elemento umano che lo rende leggibile ovunque. Quando scrivo delle vittime della tortura o dei politici corrotti, cerco di produrre un’immagine di letteratura, perché gli scrittori scompaiono, cambiano le situazioni politiche, ma restano i romanzi con il loro contenuto umano. E no, non ho avuto problemi con la pubblicazione dei miei libri, perché non c’è la censura sui libri in Egitto.
| 06 giugno 2008 | | Di Marilia Piccone |
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