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INTERVISTA

Scrivere, leggere è un gioco: intervista a Filippo Tuena

Nato a Roma nel 1953, una laurea in Storia dell'arte, fino a una decina d'anni fa Filippo Tuena faceva l'antiquario a Roma nell'azienda di famiglia. Si è poi traferito a Milano dove attualmente vive.  Il romanzo che lo ha reso famoso è Le variazioni Reinach, e l'ultimo pubblicato è Ultimo parallelo, edito da Rizzoli. A un autore così "serio" abbiamo fatto qualche domanda sul "gioco".


Qual è il gioco che più ti appassionava da bambino?

I soldatini. Ne avevo centinaia, soprattutto nordisti e sudisti o guardie della Regina con la giubba rossa. Grandi schieramenti, parate, oppure battaglie, dove non era chiaro a chi spettasse il ruolo dei buoni o dei cattivi.

Oggi sei ancora capace di giocare e a che cosa?

Non lo so, scrivo. Dovrebbe essere una specie di compensazione alla rinuncia al gioco. O forse un approfondimento. La stessa cosa posso dire della lettura, forse persino più attraente. Leggere vuol dire veramente compiere un viaggio meraviglioso e imprevedibile.

Qual è secondo te la funzione del gioco nel bambino e quale nell'adulto?

Non sono uno psicologo, ma insomma credo che abbia una funzione liberatoria e al tempo stesso, nel bambino, di preparazione alla vita, un po' come accade coi cuccioli dei mammiferi.  

Gioco come evasione, gioco come malattia: che  cosa trasforma un gioco in una dipendenza come quella ad esempio del gioco d'azzardo?

Io francamente non vedo molta correlazione tra il gioco e il gioco d'azzardo. Il gioco d'azzardo non mi pare una conseguenza della passione per il gioco. È qualcosa di molto più bestiale e legato al caso, al rischio. Nel gioco ludico colui che gioca determina gli eventi, nel gioco d'azzardo il giocatore sfida gli eventi.


Sei appassionato di videogiochi o preferisci i giochi tradizionali?

Al computer ogni tanto faccio qualche partita a tetris, ma ormai ho smesso di giocare, comunque ho sempre preferito regalare a mio figlio giochi tradizionali. Tra l'altro i giochi tradizionali hanno una durata quasi infinita. Coi miei soldatini ha giocato lui e magari giocherà anche suo figlio. Il dvd di un gioco elettronico probabilmente non sarà più utilizzabile tra dieci anni.

E a un bambino che cosa consiglieresti maggiormente?

Se si gioca da soli, i soldatini sono imbattibili, per me. In compagnia, il gioco più bello era guardie e ladri.

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27 maggio 2008 Di Gian Paolo Serino


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