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INTERVISTA

Gino & Michele e la grande Inter



Lo scrittore e autore teatrale e televisivo Michele Mozzati che con Gino Vignali forma la celebre coppia Gino&Michele racconta come ha trascorso la giornata dello scudetto e il suo essere interista. Tirando le somme dice: "Morale. Bene così. Anzi benissimo. Il calcio è comunque una incredibile continua vacua irrazionale  strepitosa parabola di vita dove i cattivi soccombono e i buoni alla lunga trionfano..."

L'Inter conquista il suo 16. scudetto


Dove hai visto la partita ieri?

A casa, tranquillo e certo dei sette risultati incrociati utili contro due. Con mio figlio Marco, undici anni, al quale ho cercato di trasmettere la stessa serenità.

Sei scaramantico?

Sinceramente ormai poco. Il calcio è quasi sempre matematica (con qualche eccezione che magari fa male ma conferma la regola, e con qualche truffa, a volte per fortuna venuta a galla). "I gatti neri" tirati fuori da buontemponi mediatici di varia ispirazione va a finire che "si mangiano le lupe", come ho letto ieri su uno striscione in piazza del Duomo.

A mezz'ora dalla fine lo scudetto sembrava perso: hai temuto il peggio o eri fiducioso?

La risposta a questa domanda sta nella risposta alla prima domanda. Mai avuto dubbi e gli amici più timorosi possono confermare.

Chi sono stati per te i protagonisti della conquista dello scudetto?

Quelli che ci hanno sempre creduto.

Mancini deve restare?

Mancini deve fare quello che si sente di fare. La prima cosa che occorre nel lavoro, potendo scegliere, è la convinzione e il divertimento.

La Gazzetta dello Sport ha titolato "L'uomo dei sogni" in riferimento a Ibrahimovic. Ma è stato tutto merito suo?

Ibrahimovic è un grandissimo campione in forza all'Inter e chi diceva che non è mai decisivo con i suoi gol è stato accontentato. E chi diceva che non segna mai su azione è stato accontentato. E chi diceva che se n'era andato in Svezia e non sarebbe più tornato in Italia è stato accontentato.

Nell'anno del centenario non poteva esserci migliore celebrazione: ora cosa deve fare l'Inter per guadagnarsi una dimensione di primo piano anche a livello internazionale?

Immettere qualche buon giocatore italiano nella rosa. 
Coltivare Balotelli. 
Tenere i campioni sani. 
Acquistare maggiori sicurezze nelle proprie forze. 

I numeri (il calcio è soprattutto matematica) accumulati in questi due anni fanno paura. Ma spesso i colleghi della stampa sembra non ricordarsene. Qualche volta anche i tifosi troppo "sofferenti". L'Inter ha fatto in due campionati consecutivi come nessun'altra squadra in Europa e nel mondo calcisticamente evoluto, collezionando in totale 182 punti, contro i 157 della ottima Roma (25 punti di distacco, 22 l'anno scorso, 3  quest'anno) e distanziando il Milan di 57 punti (36 l'anno scorso, 21 quest'anno).  Alla Juventus regina (doppiamente meritata) della classifica cannonieri è a 13 punti, la Fiorentina, quarta, a 19. Eppure quanto si è letto in questa settimana!

Per dare un'idea delle disarmanti distrazioni dei media sulla oggettiva forza della squadra di Moratti di questi anni, segnalo qui le classifiche finali degli ultimi dieci campionati. 
97-98: Juve 74 Inter 69 (quello del rigore di Ronaldo a Torino)
98-99: Milan 70 Lazio 69
99-00: Lazio 72 Juve 71
00-01: Roma 75 Juve 73
01-02: Juve 71 Roma 70
02-03: Juve 72 Inter 65
03-04: Milan 82 Roma 71
04-05: Juve 86 Milan 79 (revocato per associazione a delinquere: NON CONTA)
05-06: Inter
06-07: Inter 97 Roma 75
07-08: Inter 85 Roma 82

Con gli 85 punti di quest'anno l'Inter avrebbe vinto qualsiasi campionato degli ultimi dieci anni (e il raffronto l'ho fermato lì), tranne quello revocato per fatti di cui il calcio italiano dovrebbe vergognarsi davanti al mondo calcistico per i prossimi secoli. Eppure oggi un simpatico quotidiano sportivo a (modesta) diffusione nazionale titolava la conquista del sedicesimo scudetto: "SONO 15". E sottotitolava "L'Inter conquista lo scudetto. Però fa arrabbiare tutti". Non commento oltre e mi faccio una sana risatina...


Ripercorrendo la tua storia di tifoso interista, quale la gioia più grande e quale la più grande delusione?

Ho inventato una religione che vieta di ricordare le delusioni: chi lo fa va all'inferno. Le gioie sono tante. E sono incominciate quando ero molto piccolo e andai per la prima volta allo stadio. L'inter vinse contro la Lazio sei o sette a uno. C'era in attacco il grande Angelillo.

Il campione che più ti è rimasto nel cuore

Dico Facchetti per tutti. Conservo ricordi personali molto alti.

Un aggettivo per definire l'Inter e uno per definire il tifoso interista?

Eccentrica e eccentrici, ma entrambi intelligenti e mai banali. Con le solite eccezioni che confermano la regola.

19 maggio 2008 Di Francesco Marchetti


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