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HOME | giovedì 18 marzo 2010 |
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Ettore Mo, l'italiano che ha raccontato l'Afghanistan
 | Ettore Mo
 | Insieme a Gino Strada e pochi altri Ettore Mo è cartamente l'italiano che conosce meglio l'Afghanistan. E nell'incontro che vi pronomiamo al suo fianco altri due grandi appassionati di quelle terre: Maso Notarianni e Lucia Vastano.
Parlando di Afghanistan non si può prescindere dalla figura di Ettore Mo, giornalista del Corriere della Sera che ha raccontato per molti anni agli italiani le vicende che hanno reso quel paese uno dei più difficili al mondo.
Lo abbiamo incontrato in una libreria milanese alla presentazione del libro di Lucia Vastano (giornalista free lance innamorata dell’Afghanistan) Un cammelliere a Manhattan che narra la storia di due giovani afgani che partono per un viaggio sulla via di Marco Polo percorrendola in senso inverso, ovviamente.
Accanto a loro Maso Notarianni, direttore di Peace Reporter, il periodico dedicato ai conflitti e alle crisi del mondo raccontati con la passione e l’attenzione di chi vorrebbe unicamente la loro fine.
È proprio Maso Notarianni a introdurre il discorso, parlando di quel paese così martoriato.
 | | Mohammed Zahir Shah nel 1963 | Per capire un paese, per capirne la vita, le esigenze, la quotidianità è necessario viverlo accanto e come i suoi abitanti.
Per questo noi di Peace Reporter quando stabiliamo un budget per una trasferta all’estero non indichiamo mai il costo dell’albergo: cerchiamo il rapporto diretto con le famiglie, ci facciamo ospitare nelle case della gente. In tre giorni in questo modo riusciamo a capire cose che molti giornalisti che soggiornano in albergo non riescono a vedere in sei mesi.
Questa è sempre stata anche la scelta di Lucia Vastano che proprio per questo motivo ha capito l’Afghanistan e l’ha amato. E ora lo racconta in questo bellissimo romanzo.
Anche Ettore Mo ha scelto di fare il suo lavoro in questo modo e ha così raccontato i protagonisti di questi decenni di storia afgana conoscendoli in prima persona e molto bene.
Ettore Mo
Sono andato per la prima volta in Afghanistan prima dell’invasione sovietica, ai tempi del re Mohammed Zahir Shah (che, detto per inciso, ha vissuto a lungo in Italia), poi ci sono tornato molte volte.
Ho vissuto quasi vent’anni in quel paese ed effettivamente lo conosco bene. Ho visto le sue trasformazioni, le sue tragedie.
 | | Ahmad Shah Massud | Ho conosciuto i grandi protagonisti degli eventi più recenti, come Ahmad Shah Massud [il capo dei mujaheddin, ndr], un vero leader, un uomo intelligente e colto, un uomo che amava il suo paese, e che amava la democrazia, l’occidente, un musulmano ma non integralista. L’unico che sarebbe stato in grado di traghettare l’Afghanistan fuori dalle sabbie mobili in cui già si trovava dopo l’invasione sovietica, l’unico che avrebbe saputo fronteggiare la situazione e che non a caso è stato ucciso il 9 settembre 2001.
Non dimentichiamo che il Panshir di Massud è la sola zona dove i russi non riuscirono ad entrare.
Ho avuto modo in seguito di incontrare il suo braccio destro Mas’ud Chalili, e dopo varie insistenze sono riuscito a farmi dire di cosa avevano parlato la sera prima del giorno in cui con un attentato suicida sarebbe morto: ebbene parlarono a lungo di letteratura, di Dumas e della Divina Commedia. A riprova della sua passione per la cultura occidentale.
L’uccisione di Massud è stata un momento di svolta per la storia di quel paese.
Lucia Vastano
Sì, anch'io nei miei viaggi ho sempre cercato di avvicinarmi molto alla gente. Ho diverse “famiglie” in giro per il mondo, che mi accolgono con affetto tutte le volte che torno e che considero come parenti.
Proprio perché ho cercato di capire resto anche sconcertata di fronte a molti atteggiamenti occidentali.
Un esempio: in Afghanistan viene costantemente rilevata l’obbligatorietà per le donne di indossare il burqa. Sappiamo tutto sul burqa: com’è fatto, di che tipo di stoffa, di che colore... E quando i giornalisti si avvicinano a una donna che lo indossa quel che abitualmente chiedono è che sensazione dà o cosa significa mettere il burqa. Ma la realtà è che in quel Paese l’abbigliamento, qualunque esso sia, è davvero l’ultimo dei problemi, che sono invece quelli della sopravvivenza: trovare il cibo, l’acqua, avere un’istruzione per i figli, sopravvivere alle mine. Queste dovrebbero essere le domande. La donna intervistata per strada magari ha da poco perduto un figlio…
Per contro la vita delle famiglie, dei giovani è spesso molto simile a quella dei coetanei occidentali, specie nel privato.
Ascoltano la stessa musica, vedono molti dei film più diffusi in Europa o negli Stati Uniti e in India. L’ultima volta che sono stata in Afghanistan le ragazzine andavano pazze per Ricky Martin, ad esempio…
L’Afghanistan è un paese colto, e come diceva giustamente Ettore, molti di loro conoscono la letteratura europea e americana. Siamo noi a non conoscere i poeti e gli scrittori afgani.
Siamo abituati a guardare il mondo con un solo paio di occhiali, il nostro. Per raccontare luoghi e popoli bisogna conoscerli come li ho conosciuti quando ho girato l' Afghanistan a cavallo, in bicicletta, a piedi, in cammello. E scoprire che anche le ragazzine di Kabul hanno stanze tappezzate con i poster delle star.
Ettore Mo
 | Hamid Karzai
 | Quando sono andato in Afghanistan la prima vota pensavo di dover imparare la lingua locale, il parsi o il pashtu, e invece tutti parlano inglese. Ma storicamente l’Afghanistan è stato sempre un Paese isolato, diviso e dominato. Geograficamente è stato un crocevia molto importante (quanto difficile) per gli inglesi ai tempi della dominazione in India e poi fonte di interessi economici, per petrolio, gas…
Molti sostenevano che l’interesse dei russi su queste terre fosse legato allo sbocco al mare. Ma io, che lì ho vissuto a lungo, credo che l’intervento sovietico fosse stato generato dalla paura che l’integralismo islamico, nato a Teheran con l’avvento di Khomeini, si propagasse oltre il fiume che divide il Paese dall’ex Unione Sovietica in quelle repubbliche a maggioranza musulmana che sono un possibile "punto debole" dell’ex Urss (Uzbekistan, Tagikistan).
Al centro dei gravi problemi che vive questo Paese c’è anche la storica divisione tra le due maggiori tribù: i tagiki a nord ed i pashtun a sud. L’Afghanistan è come un paese diviso di due nazioni differenti.
L’attuale presidente, Hamid Karzai, è un pashtun. I tagiki sono sempre stati i combattenti, quelli a cui si deve la vittoria contro i russi e per questo, sconfitti i talebani, la maggioranza dei posti chiave nei Ministeri è stata data ai tagiki, che numericamente però sono in minoranza rispetto ai pashtun, che per questo si lamentano.
Una situazione molto complessa che non potrà essere risolta in tempi brevi.
Intervista di Raffaele Ciriello a Massud
L’ultima battaglia del leone Massud
Da Peacereporter: Le parti in conflitto e le vittime in Afghanistan dal 1979
La bambina che non esisteva
Il film: Il cacciatore di aquiloni
Il libro: Il cacciatore di aquiloni
Mille splendidi soli
Un cammelliere a Manhattan
La cucina afghana
Intervista a Teresa Sarti Strada
| 27 marzo 2008 | | Di Giulia Mozzato |
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