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Amélie Nothomb: il Giappone nell'anima La Nothomb torna alla sua grande passione con il nuovo romanzo
Amélie Nothomb è stata in Italia per presentare il suo ultimo romanzo, il quindicesimo, Né di Eva né di Adamo pubblicato dalla Voland, un libro che ha riscosso un grande successo in Francia dove ha già vinto il Prix de Flore 2007 e si trova in testa alle classifiche in mezza Europa.
Dunque, Amélie, un libro che è ambientato di nuovo in Giappone, un paese a lei molto caro, vogliamo raccontare ai nostri lettori la trama del romanzo?
La storia: ritorno in Giappone nell’89, avevo 21 anni e non avevo visto il mio paese per moltissimo tempo, volevo vivere lì.
Dopo sei giorni dal mio arrivo incontro Rinri a cui dovevo dare delle lezioni di francese e ci innamoriamo.
Questo romanzo è ambientato nello stesso periodo in cui è ambientato il romanzo Stupore e tremori però qui si parla di una storia d’amore, quindi una vicenda sentimentale. Sembra che quegli anni l’abbiano segnata profondamente tanto da ritornarci con un’altra storia. È proprio così?
Certamente, sono stati due anni così ricchi che un libro non bastava. In Stupore e tremori ho raccontato il secondo anno invece in Né di Eva né di Adamo ho raccontato il primo anno e l’89.
È stato l’anno perfetto: c’era la storia d’amore e non il lavoro.
Puoi spiegare un po’ meglio questo sentimento che lega Amélie a Rinri denominato proibito. Che cosa vuol dire?
Coi è il nome ufficiale usato dai giapponesi moderni per tutte le coppie. Coi è il diletto è il piacere di stare con qualcuno. Ai, invece, è la parola amore, ma non si usa è troppo grande troppo enorme. È quasi maleducato usare una parola del genere, è caricare qualcuno di una cosa troppo grande
Di solito nei suoi romanzi i suoi personaggi fanno dei gesti estremi, a volte son tratteggiati in modo quasi mostruoso. Invece sembra che in questo romanzo si voglia riconciliare con un sentimento di delicatezza e di pacatezza.
Volevo sapere se è d’accordo con questa sensazione che ho avuto leggendo il romanzo.
Sì sono d’accordo ma è perché racconto la storia di questo ragazzo così delicato che mi è impossibile descrivere cose feroci e violente.
Sono un’autrice di romanzi con sentimenti forti e passionali. Ma in questo caso ho dovuto far dormire gli "orchi nothombiani" e farli stare in silenzio.
Però poi in questo romanzo permane anche la sua idea che l’amore per essere ricambiato debba avere anche qualcosa di negativo.
Sì, l’ho constatato. Ma quello che cerco è la "possibilità" del male, non cerco uno cattivo e basta, altrimenti mi cercherei un serial killer.
Lui era proprio straniero al male, completamente alieno.
Un altro grande protagonista di questo romanzo credo sia la natura. Ho trovato le pagine dedicate alla natura molto poetiche.
Che ruolo ha nella sua vita la natura, il rapporto con la montagna, l’immersione nei boschi?
Nel mio libro parlo della natura, ma essenzialmente della montagna, l’unica natura rimasta intatta in Giappone. La montagna in Giappone è considerata un luogo inabitabile, maledetto dove abitano le streghe. In Europa abitiamo le montagne in Giappone no.
Io sono completamente affascinata dalle montagne, è una cosa strana visto che io vengo dal Belgio, un paese piatto. Sarà una tendenza a Zarathustra, voglio salire vette, voglio arrivare in cima e forse anche per questo il Giappone è il mio paese.
Una considerazione sul suo essere scrittrice: ho letto un’intervista nella quale lei dice di esse una malata di scrittura, un grafomane incallita.
Qual è il suo rapporto con la scrittura?
È un bisogno patologico. Devo scrivere quattro ore tutti i giorni, devo iniziare così tutte le mie giornate. Può essere visto come una malattia ma anche come un sintomo di salute. Voi siete i giudici.
Si ringrazia RadioAlt per la collaborazione.
La recensione di "Né di Eva né di Adamo"
| 13 marzo 2008 | | Di Anna Casanova |
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