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HOME | domenica 12 febbraio 2012 |
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Ritanna Armeni: dalla parte delle donne al potere Hillary colpita dalla misoginia, come Ségolène
Ritanna Armeni conduce la trasmissione di La7 Otto e Mezzo con Giuliano Ferrara, ma ha a lungo lavorato al Manifesto, all'Unità e a Rinascita, e svolge ancora un ruolo di opinionista per Liberazione.
Conosce molto da vicini le dinamiche del potere ed è da sempre "femminista", nel senso più intelligente e nobile del termine. Da poco in libreria troviamo il suo saggio Prime donne. Perché in politica non c'è spazio per il secondo sesso, dopo il precedente La colpa delle donne. Dal referendum sull'aborto alla fecondazione assistita: storie, battaglie e riflessioni, entrambi editi da Ponte alle Grazie.
8 marzo 1908 - 8 marzo 2008: basta mimose!
Il tuo libro dimostra che hai una vasta conoscenza di questo argomento: parti addirittura dal mito, dalla storia, dal ruolo che le donne hanno avuto nella storia dell’umanità, in aprticolare della politica e del potere. Dunque un tema con cui da tempo ti confronti. Perché hai scelto di pubblicare adesso questo libro, c’è stato un motivo particolare, uno stimolo?
Sì, il motivo è questo, molto semplice. L’idea di scrivere questo libro è nata da un fatto molto preciso: dalla rabbia dopo la mancata elezione di Ségolène Royal. Io ho seguito molto la campagna di questa donna, di questa candidata, alla quale tra l’altro dedico un intero capitolo del libro, e sono rimasta colpita da come si è sviluppata nei suoi confronti una grandissima ostilità maschile, una grandissima misoginia.
Questo evento ha fatto emergere in me una sorta di tarlo che già avevo, e che riguardava il rapporto delle donne con il potere. Mi sono chiesta come mai sia ancora così forte l’impossibilità per le donne di raggiungere il potere e perché persiste questa inconciliabilità tra la figura femminile e il potere. Siccome la vicenda di Ségolène Royal era particolarmente grave (una donna viene promossa alle primarie, ce la mette tutta e invece viene ostacolata), mi ha offerto l’occasione per una ulteriore riflessione, come me la sta dando adesso la vicenda di Hillary Clinton. Ne discuteremo ampiamente dopo...
 | | la scheda del libro su Wuz | Gli spunti del tuo libro in realtà sono tantissimi perché quasi tutte le pagine mi hanno portato a fare delle riflessioni, anche con una certa rabbia perché effettivamente è un tema tra i più fastidiosi per noi donne in generale.
Stiamo andando verso le elezioni, dove ci ritroviamo nuovamente nella condizione di non poter scegliere i candidati… E allora?
Guarda, prima delle elezioni… basta dare uno sguardo a questa crisi. Ripensiamo alle immagini televisive. Abbiamo un presidente della Repubblica maschio che riceve delle delegazioni, in cui ci sono i presidenti emeriti della Repubblica tutti maschi, i segretari di partito, i capigruppo - a parte la Finocchiaro e mi pare Manuela Palermi dei Comunisti Italiani - sono tutti maschi. I ministri uscenti sono in gran parte maschi. Allora anche la visione, la percezione fisica di quello che vedi alla televisione è totalmente maschile. E questa cosa non solo è grave in sé ma anche perché nessuno l’ha notata. Ed è grave perché, pur essendo noi dentro una crisi enorme, che non è soltanto una crisi politica, ma a detta di tutti è una crisi economica, culturale, di identità di questo paese, nessuno, dico nessuno, ha pensato “ma, visto che sono tutti uomini al governo, alle presidenze, al potere, non sarà che forse queste crisi molteplici che attraversano il paese dipendono anche da questo?”. Nessuno se lo è chiesto e nessuno se lo chiederà neanche per le prossime elezioni, dove so già quello che succederà. Diranno “bisogna mettere un po’ di donne”, che poi diventeranno sempre di meno, con il nostro sistema elettorale le metteranno in lista ma le metteranno ultime nella lista, in modo che alla fine saranno elette in poche, come sempre.
Sono molto pessimista: continuerà così.
Anch’io sono convinta che continuerà così, anche perché mi sembra in generale che gli stessi candidati donne tendano un po’, come tu dal tuo libro fai emergere in alcune parti, a stare dietro l’uomo o comunque alla sua ombra… Nomini come eccezione Rosy Bindi, che ha avuto coraggio di…
Ecco, Rosy Bindi… però il punto è proprio questo. Quando si parla di inconciliabilità tra donne e potere ci sono due elementi secondo me da tenere presenti. Uno è che questa inconciliabilità è dovuta al fatto che gli uomini non vogliono le donne al potere perché il loro potere si costituisce sull’assenza del potere femminile. Da un’altra parte, però, questo fatto ha provocato storicamente un’estraneità delle donne ai meccanismi del potere. Le donne, all’interno dei meccanismi del potere maschile, che sono quelli vigenti, non si sentono a proprio agio, sono estranee, abbastanza lontane. Quindi non si sa bene fino a dove comincia o finisce l’ostilità degli uomini o dove comincia l’estraneità delle donne. Ci sono entrambi gli elementi.
Ritorniamo alla questione storica di cui si parlava all’inizio, alle letture sulle quali ho riflettuto: la figura di Antigone è la figura di una donna che non è che non abbia valori, non abbia capacità, o convinzioni proprie profonde, ma è una donna che è, come dire, estranea a quel livello di concezione dello stato. Per sottolineare come la nostra estraneità sia un elemento importante: su questo non c’è dubbio.
In un certo punto del tuo libro parli della condizione dei miti, delle donne, e fai questo esempio. Leggendolo mi è venuto in mente che forse il ruolo di mediazione sarebbe favorito dall’apertura mentale, dalla capacità di comprensione delle donne, che non ha possibilità di emergere in questo sistema…
Come possono essere le donne al potere? Di fatto non lo sappiamo, sono tutte cose che possiamo pensare, ma su cui non abbiamo certezze. Davvero non lo so, non possiamo rispondere con sicurezza a questa domanda. Anche storicamente parlando le donne, quando hanno esercitato il potere, l’hanno esercitato in modo maschile. Forse adesso cominciano ad emergere delle differenze, però io non mi sento di dire che il potere femminile sarebbe un potere tranquillo, angelicato, in cui tutte le cose andrebbero in un certo modo.
Dobbiamo sperimentare, il problema vero è che non ce lo fanno sperimentare.
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È interessantissimo anche il discorso che fai sui paesi africani, a parte che citi il Ruanda come esempio luminoso di presenza femminile al potere e al governo, ma pensi che antropologicamente esista un motivo per cui nei paesi africani la donna assume un diverso ruolo?
Secondo me la figura della madre e quindi della donna, della donna-madre, del potere della madre in alcune civiltà è sicuramente molto più presente che nelle civiltà europee, non c’è dubbio. E poi c’è anche il fatto che lì davvero le donne spesso si trovano ad avere a che fare con i gravi problemi della sussistenza. Questa cosa è vera, però ho constatato che il potere femminile comunque non è mai legato alla condizione economica. Ci sono paesi arretrati, come i paesi africani, dove ci sono delle donne… vedi la Liberia, la Nigeria, sono casi in cui ci sono delle donne che hanno un grande potere. In Ruanda c’è un parlamento che è al 49% femminile. Per questo dico che la questione del potere è una questione molto separata dall’emancipazione, dalle condizioni economiche. Riguarda un altro aspetto, che è l’aspetto dell’immaginario proprio, specifico delle donne con il potere, che è a parte e va affrontato come tale.
Tornando ai paesi occidentali, abbiamo visto come è andato appunto con Ségolène Royal. Mi stavi accennando, invece, al discorso su Hillary Clinton. Pensi che avremo lo stesso risultato?
In effetti è molto curioso perché dimostra cos’è la misoginia. Ségolène Royal era accusata di essere una donna vuota, senza progetti, senza programmi, una donna priva di esperienza che non avrebbe saputo dirigere lo stato. Tutto quello che lei aveva era, diciamo così, una suggestione, una capacità di parlare, di parlare al popolo, di rivolgersi direttamente alla gente, di creare un dialogo ecc. E questo è stato considerato un aspetto negativo rispetto agli altri candidati che erano uomini e quindi annunciavano programmi, obiettivi etc. Il caso di Hillary è esattamente l’opposto. Barak Obama è un uomo simpatico, di sinistra probabilmente, ma che dice cose vaghissime. Nei suoi discorsi ci sono solo parole tipo futuro, cambiamento, we can, noi possiamo, noi faremo, siamo uniti, il popolo americano è uno solo ecc. mentre la candidata femmina è la candidata che viene da tutti riconosciuta come quella che ha maggiori capacità di governare un paese. Però si dice a questo punto "non ha fantasia, non ha inspiration". Vedi come le cose cambiano, come le stesse cose a seconda se dette da uomini o da donne, sono positive o negative.
E quindi tu hai una visione pessimistica sulla possibilità che Hillary riesca a spuntarla…
Guarda, io spero che Hillary ce la faccia però già il modo in cui sta andando la campagna elettorale mi dimostra una cosa (che del resto le femministe americane hanno da tempo capito): che la discriminazione di genere è molto più forte della discriminazione di razza. Mi pare assolutamente evidente in questa faccenda.
Mi sembra evidentissima in questa e purtroppo anche nella vicenda francese e in generale anche in quelle italiane: mi sembra di vedere che anche da noi questa possibilità sia molto remota. Tu a un certo punto accenni alle quote rosa che erano una cosa un po’ da "animale in via di estinzione"…
Le quote rosa sono una scelta che non amo particolarmente però secondo me qualunque cosa riesca a rompere questo "soffitto di cristallo" a noi va bene, mi sembra fantastico.
Bisogna fare qualcosa e questa è una cosa importante.
Le quote rosa non mi sembrano un'idea così bella per le donne, ma almeno mettono in crisi il maschile, mettendo in evidenza la misoginia.
Si è parlato anche della politica come specchio della società. In realtà in Italia anche le categorie dirigenziali sono composte prevalentemente di uomini, con pochissime donne.
Pensa che in Norvegia invece hanno deciso che il 40% delle manager deve essere donna. In Italia questo problema neanche si pone.
Da questo si deduce che la nostra politica rispecchia esattamente quello che è poi la società…
Sì, quello che è il paese. Però non è proprio così: la nostra politica non rispecchia esattamente il paese. Il paese è migliore della nostra politica, cioè la politica è peggiore rispetto al paese perché le donne nella scuola entrano, nel lavoro entrano, nell’università sono quante gli uomini e anche migliori degli uomini. Nella politica c’è proprio un ostacolo che pare insormontabile.
Chiuderei con il discorso destra-sinistra.
Fai anche una bella analisi a proposito del fatto che viene considerato normale che la destra veda le donne solo nei ruoli di segreteria mentre la sinistra apparentemente dovrebbe avere un'ottica allargata. Ma così non è.
Le donne a destra sono grandi eccezioni, e come sempre le grandi eccezioni non scalfiscono niente. La Thatcher è una grandissima eccezione che viene usata come esempio però non ha messo in discussione il modello maschile. Ha assunto il modello maschile e come tale non ha messo in crisi nessun uomo. Tutti amano essere imitati, è la conferma di come sono bravi. La sinistra invece ha avuto un altro atteggiamento, ha fatto leggi, si è adoperata per l’emancipazione, per la parità, ecc. però non ha mai messo al centro questo problema, per tanti motivi. Intanto perché pensa che ci sia un automatismo tra emancipazione e affermazione del potere femminile. E questo non è vero come è ampiamente dimostrato dalla storia. E poi non ha mai valorizzato la persona ma bensì i processi. Invece in questo caso si tratta di fare un salto e di dire che vanno valorizzate le persone, le donne in quanto tali, con le loro qualità e le loro differenze. È una realtà da digerire, anche per la sinistra.
 | la scheda del libro su Wuz
 | Legandomi al tuo precedente libro, secondo te hanno paura di noi? La polizia che inquisisce una donna per un feto malformato nato morto è solo l’ultima di una serie di notizie veramente drammatiche che vedono un ritorno all’oscurantismo dopo gli anni Settanta che sembrano ormai un miracolo del Novecento irriproducibile o quasi.
Sì, questa paura c’è: è la paura delle donne. Però tieni presente che il potere maschile è molto forte: è molto, molto forte. Questa paura è presente, ma per il momento produce un rigurgito di misoginia, non genera nulla di positivo. Perché produca qualcosa di positivo occorre che ci sia una iniziativa maggiore delle donne che sono più emancipate, più forti, che hanno provato a cercare il potere. Gli uomini hanno paura ma proprio perché hanno paura ostacolano di più le donne. Quindi la misoginia aumenta.
Vedi il caso delle donne che vogliono assumere il potere. Adesso su Hillary Clinton siamo arrivati al punto che si discute delle rughe. Un uomo di 60 anni ha le stesse rughe di una donna di 60 anni ma nessuno ha mai detto “dio mio, come facciamo ad avere un presidente con le rughe”. I repubblicani candidano McCain che di anni ne ha 72… le rughe per un uomo sono sintomo di saggezza, per le donne sono sintomo di vecchiaia. E allora?
In questo c’è una bella contraddizione: se non sono brutte non riescono ad arrivare al potere, se sono meno belle poi vengono criticate…
Se sono anche belle proprio non bisogna darglielo il potere!
| 29 febbraio 2008 | | Di Giulia Mozzato |
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