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LETTURE, la rivista di informazione culturale, letteratura e spettacolo edita dalla San Paolo, ospita nel numero di questo mese una delle ultime interviste a Alain Robbe-Grillet. Lo scrittore francese padre del Nouveau Roman, ricapitola la sua avventura intellettuale: la nascita de l’"école du regard", la passione per il cinema, il suo ultimo, "scandaloso" libro.
Robbe-Grillet tra letteratura e cinema
Lo scrittore francese, padre del Nouveau Roman, da cinquant’anni stupisce con le sue opere. Cosa che continua a fare anche oggi, sia nei film che nei romanzi.
Il suo ultimo libro, uscito in Francia in autunno con il titolo Un roman sentimental (Fayard), ha destato scandalo e ha suscitato polemiche, per i contenuti “politicamente scorretti”. A 85 anni d’età Alain Robbe-Grillet non aveva perso la voglia di provocare. Cosa che fa da circa mezzo secolo, cioè da quando, nel 1956, pubblicò Una via per il romanzo futuro, lo scritto teorico che aprì la strada al “Nouveau roman”. Un testo in cui lo scrittore francese fissava i caratteri distintivi di una nuova idea di narrativa, tesa a rifiutare i moduli tradizionali, a tutto vantaggio di un’attenzione non più ai personaggi e alle loro azioni, bensì alla realtà così come viene vista e percepita da chi osserva da fuori. Era la cosiddetta “école du regard”, a cui fecero capo autori quali Nathalie Sarraute, Michel Butor, Marguerite Duras, Claude Simon.
Ma oltre che essere fecondo narratore, Robbe-Grillet ha iniziato presto un’intensa attività di cineasta, collaborando alla realizzazione di alcuni film di Alain Resnais (come L’anno scorso a Marienbad, 1961) e poi, firmando in proprio, come regista, diverse pellicole: L’immortale (1963), Trans-Europ-Express (1966), L’uomo che mente (1967), Oltre l’Eden (1971), Slittamenti progressivi del piacere (1974), fino al più recente C’est Gradiva qui vous appelle (2006), ispirato al racconto Gradiva di Wilhelm Jensen. L'incontro da cui è nata questa intervista si era svolto a Stresa (Novara), dove Robbe-Grillet era giunto in qualità di presidente della giuria del Festival Grinzane-Cinema.
Robbe-Grillet, ci vuole raccontare come è nata l’“école du regard”?
Si tratta di una “scuola” nata quasi per caso. A un certo punto, diciamo verso la metà degli anni ’50, decisi di raccogliere alcuni scrittori un po’ contro corrente, per questo rifiutati dall’editoria maggiore di allora, perché li considerava troppo sperimentali. Le Editions de Minuit accettarono invece di pubblicarli. In questo modo si formò un gruppo che i critici e il pubblico cominciarono poi a riconoscere in quanto tale. Senza, però, che da parte nostra ci fosse stato, a monte, un programma in tale direzione.
In che cosa consisteva la novità di quel movimento?
È avvenuto un po’ come con la musica contemporanea. Cambiando le regole di quella classica, rinunciando all’idea di gruppi di note gerarchicamente ordinate, si sono ottenute nuove sonorità, libere dagli obblighi dell’armonia e dell’eufonia, a vantaggio di qualcosa di più vario e disordinato. Trasponga questo discorso sul piano letterario e avrà la risposta.
Qual è stata la sua formazione letteraria?
Quella di un ingegnere. Da giovane ero appassionato alle materie scientifiche: dalla matematica alla biologia, dalla statistica all’agronomia. Penso che quella scientifica sia la migliore formazione per uno scrittore. Il resto, semmai, viene dopo.
Inizialmente lontani dall’establishment letterario ed editoriale, presto a questi scrittori sono giunti importanti riconoscimenti...
Sì, è vero, pensi che a un certo punto fui molto vicino ad avere il Nobel per la letteratura. Ma posso dire che fu la mia passione per il cinema a impedermi di ricevere quel riconoscimento.
In che senso?
Le spiego. A un certo punto, quando l’“école du regard” andava per la maggiore, gli accademici di Svezia mi invitarono a Stoccolma per conoscermi e per discutere della mia opera letteraria. In concomitanza fu organizzato un ciclo di proiezioni deimiei film,ma nei giorni successivi i giornali svedesi pubblicarono articoli indignati sulla pornografia francese. Fu così che la mia candidatura al Nobel venne meno, e poi lo vinse Claude Simon. Cosa che mi fece piacere, perché era uno scrittore meno noto e il premio lo fece conoscere all’estero. Anche se, una volta vinto il Nobel, Simon vendette i vigneti e il negozio di vini che possedeva in Francia, sperando di poter fare lo scrittore a tempo pieno. E questo fu l’inizio della sua rovina economica.
Come è nato il suo interesse per il cinema?
Mi sono formato sul cinema almeno quanto sulla letteratura: parlo dei grandi registi come Eisenstein, Orson Welles, Buñuel e Antonioni. Con quest’ultimo ho anche tentato una collaborazione. Ci conoscevamo e ci frequentavamo, parlando spesso di cinema.Mamentre finché parlavamo in generale le cose andavano bene, non appena scendevamo sul piano dei dettagli, ci accorgevamo di avere idee completamente diverse sulla realizzazione pratica di un eventuale film. Mentre Resnais si affidava a me anche per certe soluzioni tecniche, Antonioni pretendeva che io mi limitassi a confezionare il soggetto e, al limite, la sceneggiatura. Ma le immagini voleva poi deciderle tutte lui. Quindi non se ne fece nulla. Peccato, perché chissà che film curioso sarebbe venuto fuori!.
Che cosa cambia tra lo scrivere un romanzo e una sceneggiatura?
Quando scrivo un romanzo faccio almeno cinque stesure dello stesso testo (sempre rigorosamente amano). Quando scrivo per il cinema le tappe sono tre: l’ideazione di massima del soggetto, l’individuazione di alcune immagini, la narrazione vera e propria.
È più facile mostrare la realtà con le parole o con le immagini, cioè nella letteratura o nel cinema?
Io non ho nessun interesse a “mostrare” la realtà. Il compito dell’artista, semmai, è quello di “creare” la realtà. Penso che nella civiltà occidentale, almeno fino a Freud, le parole siano state a lungo sopravvalutate rispetto alle immagini.
Ci vuole dire qualcosa del suo ultimo libro, non ancora tradotto in italiano, ma che in Francia ha dato fuoco alle polveri?
A dispetto del titolo, Un roman sentimental, non si tratta di un vero e proprio romanzo, bensì di un libro di immaginazione puramente erotica e sessuale. L’editore, Fayard, con un certo gusto avventuroso, ha accettato di pubblicarlo, insistendo per farlo, anche se io l’avevo scritto senza pensare alla pubblicazione, forse un po’ anche perché lo ritenevo impubblicabile. L’aspetto tipografico è piuttosto all’antica: sa, uno di quei volumi con le pagine da staccare l’una dall’altra con il tagliacarte. Chissà, forse, in questo caso, per impedire che i minorenni lo leggano in libreria. Ma il contenuto è incandescente. Credo che ci sia qualcosa contro cui dobbiamo lottare oggi in Europa: quel fastidioso neopuritanesimo che sembra si stia diffondendo a macchia d’olio. Io, invece, sono e voglio essere sessualmente, politicamente e letterariamente scorretto.
Questo, ad esempio, è un libro che potrebbe essere ccusato di oltraggio al pudore, perché tratto temi come la pedofilia, l’incesto, il sadismo. Sono curioso di vedere cosa succederà. D’altra parte sono un membro dell’Académie Française. Possono forse censurare un Accademico di Francia?
I libri di Alain Robbe-Grillet su Wuz
| 20 febbraio 2008 | | Di Roberto Carnero |
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