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INTERVISTA

Un giornalista e scrittore che non si è mai rassegnato a un'Italia dell'illegalità

Intervista a Gianni Barbacetto



Fin da giovanissimo, Gianni Barbacetto (Milano, 1952) ha scelto di stare dalla parte della verità, cioè di declinare la propria professione di giornalista senza compromessi con il potere, sia quello politico che quello economico. Ricco di un'esperienza di inchieste, anche rischiose, e di collaborazioni a riviste e giornali prestigiosi (Il Mondo, L'Europeo, Diario, Micromega) ora è approdato alle inchieste televisive di  Annozero come collaboratore di Michele Santoro. Dal 1991 ha pubblicato vari saggi, da solo o in collaborazione con altri giornalisti sempre sul tema della corruzione e dell'illegalità dilaganti in Italia."

Un'inchiesta sull'Italia nella pagine di Wuz


Da anni ti occupi dei "grandi mali del Paese". Quali sono attualmente i più pericolosi?

L’Italia è un Paese straordinario, di grandi energie e perfino eroismi. Ma anche di profonda illegalità . È una fonte inesauribile di intrecci impensabili, è la patria di personaggi da non credere. In tutti i paesi c'è un po' di corruzione e di cattiva politica. In molti paesi c'è un po' di eversione e di terrorismo. In qualche paese c'è perfino la criminalità  organizzata. In Italia non ci facciamo mancare niente: c’è la corruzione, c’è l’eversione, c’è la mafia. Sono radicate e potenti, sono tre sistemi illegali. E sono tre sistemi intrecciati tra loro. La politica è malata e compromessa, le istituzioni sono
occupate. Il confine tra legalità  e illegalità , tra Stato e Antistato, è spesso difficile da decifrare: eccolo, il male italiano!


La politica è nel suo insieme in totale discredito, non credi che questa generalizzazione possa avere degli elementi di rischio per la democrazia?


Sì, dire che “tutti sono uguali” è qualunquismo, è generalizzazione.
E poi non è neppure vero, perché nei partiti ci sono tante persone per bene. Ma la politica il discredito se l’è meritato. Perché anche le persone per bene sono ormai dentro un sistema che non funziona, che non sa produrre servizi per i cittadini (neppure lo smaltimento dei rifiuti), ma invece occupa le istituzioni e controlla la sanità , decide le cattedre universitarie, comanda le mille imprese controllate dai
Comuni, dalle Province, dalle Regioni... In Italia è cresciuta la cosiddetta antipolitica, che rifiuta in blocco la casta, ovvero quel milione di persone che vivono di politica. Ma è antipolitica? Mi pare invece rivolta contro la cattiva politica, richiesta di buona
politica.


Perché siamo "caduti così in basso"? Cioè perché anche la cosiddetta società  civile non sembra saper svolgere la sua funzione di controllo?

Ci ha provato, la società civile. Ha fatto quello che ha potuto (nella stagione dei girotondi, per esempio, o dentro il movimento di Beppe Grillo, o in mille associazioni e gruppi che in tutta Italia lavorano in silenzio e fanno iniziative bellissime). Ma da una parte è stata bloccata da una politica arrogante e da un sistema politica-informazione che impedisce alla maggioranza di sapere che cosa succede.
Dall’altra, una parte di società civile è stata inglobata: quanti vivono dei privilegi, delle raccomandazioni, delle corsie preferenziali concesse dalla politica, o perfino dell’illegalità  dispiegata dalle organizzazioni criminali?


Da "Mani pulite" a oggi, com'è cambiato il ruolo della magistratura
nei confronti del ceto politico?


Non è cambiato. I bravi magistrati hanno continuato a fare il loro lavoro, cioè tentare di scoprire e poi sanzionare i reati commessi dalla cattiva politica. Semmai sono cambiati gli strumenti a loro disposizione: sempre più spuntati, sempre più impotenti. Hanno cambiato le leggi per rendere più difficile scoprire e sanzionare la corruzione, la concussione, la mafia, l’abuso d’ufficio, il falso in bilancio... Hanno abbreviato la prescrizione, hanno inventato un indulto king size...

Quali sono le responsabilità  della stampa?

Una parte ha lavorato bene, ha raccontato la cattiva politica, la finanza da crac, i furbetti del quartierino... Una parte invece, soprattutto nella tv, ha continuato a fare l’asta del microfono per far dire ai politici quello che vogliono dire, senza mai una domanda
scomoda. Anzi, senza mai una domanda.


L'ultimo libro scritto insieme a Marco Travaglio e a Peter Gomez: Mani sporche
I libri di Gianni Barbacetto su Wuz.it


15 febbraio 2008 Di Grazia Casagrande


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