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Gianni Mura: il romanzo del Tour
Gianni Mura ci racconta il suo romanzo Giallo su giallo, edito da Feltrinelli ambientato al Tour de France. Ci svela poi i suoi gusti letterari e approfondisce con noi alcuni temi legati al ciclismo attuale.
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Intervista a Gianni Bugno
Tour de France 2007
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 | Giallo su giallo era un romanzo nel cassetto? Quando ha deciso di scriverlo? L’idea mi è venuta circa due ani fa osservando come la polizia frequentasse sempre più le corse ciclistiche. Certamente non per risolvere dei delitti ma per intercettare fiale e delle siringhe, mi riferisco evidentemente ai casi di doping. Ho scartato l’idea di fare un libro sul doping perché sarebbe stato scavalcato dall’attualità e ho pensato invece di innestare sulla corsa vera e propria (Tour 2005) una trama completamente di fantasia, gialla, dal respiro tradizionale, con morti ammazzati e una figura di investigatore. Ho deciso di puntare su Magritte perché è l’anagramma di Maigret uno dei mie investigatori preferiti e in parte perché mio padre che era maresciallo dei carabinieri veniva definito sui giornali il “Maigret della Brianza”. Non ho clonato però Maigret infatti il mio personaggio è molto diverso.
Mi piace molto nel suo libro il racconto della vita quotidiana al Tour de France. Ma la giornata tipo dell’inviato Mura è realmente così? A parte l’omicidio sulla porta dell’albergo il resto è vero al 95% se non al 100%. La vita che si fa quotidianamente al Tour è quella descritta nel romanzo. Si saltano dei pasti, si prova di recuperarli, si cerca di non andare a dormire troppo lontano dall’arrivo, di vedersi qualche volta con gli amici. È una esperienza direi quasi ripetitiva.
Perché il cibo è un elemento molto presente della narrativa gialla? Non l’ho fatto per copiare Manuel Vázquez Montalbán. L’ho dico a mia discolpa perché curo una rubrica sui ristoranti dal 1991 sul Venerdì. E ne scrivevo già prima sul settimanale Epoca. Sono quindi 29/30 anni che scrivo di ristoranti. Ero amico di Veronelli, di Brera… è inevitabile che poi certe cose si assorbano e si trasferiscano nella scrittura. Il ristorante al Tour diventa importante perché rappresenta l’unico momento vero in cui puoi scaricare la tensione del lavoro. Diventa fondamentale mangiare bene la sera se si può perché in genere a mezzogiorno si è saltato il pasto. Magari si beve un bicchiere in più con gli amici. Però non è che tutte le sere si facciano cene memorabili!
Il personaggio letterario del giornalista sportivo potrebbe diventare il protagonista di una serie di romanzi futuri? Non lo so con certezza, probabilmente sì. Però mi sono accorto rileggendo il libro di avere tolto un po’ di spazio a Magritte, non si è ancora espressa del tutto la figura del commissario. E quindi nel secondo non ci sarà sicuramente di mezzo il ciclismo che per me è stato un modo di scrivere un libro parlando di un ambiente che conosco bene. Non avrei potuto ambientarlo nel mondo dell’alta finanza o della moda o in un ospedale. Quindi ho scelto il tour perché ritengo di conoscerlo bene, così come la Francia. Se ci sarà un secondo libro non avrà niente a che fare con il ciclismo e molto probabilmente neanche con lo sport e con la Francia. Ho ancora le idee confuse, il libro è uscito da due mesi, mi sembra un po’ presto metterne subito in gestazione un altro anche perché adesso ho davanti tutto luglio al Tour e non ho molto tempo per pensarci.
 | 1948 - Bartali al Tour de France
Oh, quanta strada nei miei sandali
quanta ne avrà fatta Bartali
quel naso triste come una salita
quegli occhi allegri da italiano in gita
e i francesi ci rispettano
che le balle ancora gli girano
e tu mi fai - dobbiamo andare al cine -
- e vai al cine, vacci tu. -
(Paolo Conte, Bartali - 1979) | Quali sono i suoi autori “gialli” di riferimento? Tantissimi perché leggo gialli da quando ho dieci anni. Mi piacciono i classici e quindi Agata Christie e John Dickson Carr, quello di Delitti nella camera chiusa. Naturalmente mi è sempre piaciuto molto Maigret. Tra i recenti il detective Harry Bosch di Michael Connelly, i classici hard-boiled Chandler e Hamnett. Dei contemporanei James Crumley che potrebbe essere uscito dalla stessa scuola di Chandler.
L’erede di Armstrong doveva essere Basso. Poi il caso di doping e la squalifica. Ora che ne sarà di questo corridore? E chi raccoglierà lo scettro dell’americano? Questo è un tour di mezze figure per cui secondo tutti il favorito è Alexander Vinokourov che vincerebbe il suo primo tour all’età in cui Armstrong ha vinto il settimo cioè a 33 anni suonati. Quindi non c’è molto in circolazione. Se Basso continua ad allenarsi e ha ancora voglia di correre potrebbe vincere il Tour del 2009, però manca ancora molto tempo e non si vede nessun italiano giovane bravo nelle corse a tappe.
Da appassionato della domenica, pensavo che dopo la vittoria al Giro, che Cunego potesse diventare il campione che l’Italia attendeva dopo Pantani. Invece mi sembra essersi perso come un Morfeo di provincia che non riesce a fare il salto di qualità… Più che essersi perso, perché poi galleggia sempre tra la terza e la quarta posizione, mi sembra che abbia fallito il salto di qualità. Ossia, gli è riuscito il successo al primo colpo o forse lo ha spinto la particolare rivalità con il compagno Simoni, però quando poi doveva confermarsi è mancato. Non credo che possa essere un vincitore di Tour perché va troppo piano a cronometro. Mi sembra un corridore di bello stile ma un po’ fragilino.
Cosa dovrebbe fare il Giro per eguagliare o raggiungere il prestigio internazionale del Tour? Al Giro manca il contorno che ha il Tour, il suo numero di inviati. Il fatto di esser un mito come in Francia è il Tour. Non gli mancano certo le salite anzi credo che l’Italia offra percorsi molto più interessanti della Francia. Gli manca l’alone che dà solo la storia. Anche se poi non ci sono poi molti anni di differenza tra Giro e Tour. Però quando si parla di Bartali e di Coppi tutti se li ricordano al Tour e non al Giro.
| 19 luglio 2007 | | Di Francesco Marchetti |
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