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HOME | sabato 20 marzo 2010 |
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Il tesoro è il cammino
Intervista a Danilo Manera
Danilo Manera è davvero poliedrico: scrittore, critico letterario, traduttore, docente universitario, consulente editoriale e, soprattutto, grande viaggiatore e scopritore di talenti letterari. Per questo, per le sue mille abilità, lo abbiamo intervistato.
Qual è, a tuo parere, un buon motivo per viaggiare.
Perdersi. Semplicemente perdersi. Motivazioni, nobili o scapestrate, ce ne sono tante. A cominciare dalla tenera ebbrezza del viaggio in sé, la pura smania di andare, per finire con la disponibilità a incontrare e conoscere il diverso. Ma soprattutto perdersi di vista. È lo stesso motivo per cui i miei studenti cercano in lingue straniere e in altri contesti (altri mari o altri bar o altri racconti o altre danze non importa) in modo di uscire dalla propria pelle per sfiorare la pelle del mondo. Perdersi, l’unico modo per ritrovarsi. Ritrovarsi diversi e migliori, scriversi la propria storia, gustare il ritorno, condividere la strada, amare chi non avresti mai pensato di poter amare. Siamo quel che catturano le pupille dei compagni di viaggio, specie quelli casuali, forse gli unici che ci vedono davvero.
In Viaggi di carta e carte di viaggio hai compiuto un percorso particolare, tra luoghi e culture. Puoi parlarci di questo doppio "itinerario"?
Secondo me, i libri non sono solo il miglior mezzo di trasporto che c’è, ma anche la miglior compagnia per capire a posteriori e per ricordare, o per immaginare a priori e sognare. Ho sempre pensato alla biblioteche come porti da cui salpare. Ho sempre viaggiato sulla scorta di letture e i viaggi hanno a loro volta prodotto scritti. Senza contare che ci sono terre che esistono solo nella memoria e nella fantasia, a cui si va soltanto grazie alla letteratura. L’osmosi è antichissima, perché la letteratura ha bisogno di spaesamento e di moto: da Ulisse a Don Chisciotte, da Dante a Ibn Batuta, da Marco Polo ai cantastorie, dagli scienziati illuministi ai vagabondi on the road. Nei miei scritti di viaggio provo a mettermi al servizio di chi legge documentandomi e filtrando le informazioni (ce ne sono tantissime,ma quasi sempre grezze) e rinviando alla parte profonda di luoghi e culture, quella che non si può assorbire in fretta, mirando a pagine che non mimano né riassumono il viaggio, ma aggiungono qualcosa.
Il tuo prossimo libro, che uscirà in autunno per Einaudi, si intitolerà A Cuba, meta turistica ormai consolidata. Ma che cosa pensi sfugga al visitatore e che invece è bene che cerchi in quell'isola?
Il titolo A Cuba indica moto a luogo ma è anche una dedica. Non è una guida tradizionale, non perché io non apprezzi le guide, anzi, sto collaborando proprio a una guida tecnica di Cuba, agile e precisa e aggiornata, che uscirà a inizi 2008 per Giunti. Ma questo libro si propone invece come un viaggio per luoghi e leggende. Luoghi fuori mano o centralissimi ma guardati in modo speciale. E leggende, remote o recentissime, colte o popolari, che, partendo dall’oggi percorribile da un viaggiatore, parlino della Cuba di sempre, quella non contingente, quella che sta attorno alla strepitosa evidenza dell’isola e alle sue contraddizioni e va oltre. Si tratta non di descrivere il fogliame di un albero, ma il vento, la terra, la linfa, la scure, gli effetti curativi o velenosi del frutto, il nome inciso sulla corteccia e quello che gli dava affettuosamente chi un tempo l’ha piantato. Cuba è una vertigine, ti manca l’aria: ho cercato, insieme ai miei amici cubani e tramite esperienze personali, le parole per dirla.
Conosci molto bene la realtà latinoamericana e ispanica in generale, ma anche quella balcanica. Due mondi lontani tra loro: da che cosa nasce questa doppia passione?
Ci sono ragioni abbastanza casuali, dovute al mio percorso di studi (prima slavista, poi ispanista), anche se poi ho cercato di correre ai ripari dando spiegazioni circonvolute, ad esempio che i Balcani sono il Sudamerica d’Europa, o che ho un nome slavo e un cognome spagnoleggiante. Invece sono nato ad Alba, nelle Langhe da genitori piemontesi. Contrariamente alla fama di immobilismo che ha, è terra di emigranti e scrittori, un posto limitato da cui partire, smentendo l’orizzonte di colline, anche per poi gustarsi i ritorni. Durante gli studi approfittai di tutte le borse di studio all’estero che mi venivano a tiro. Poi mi toccarono quasi due anni di servizio civile come obiettore di coscienza e nelle lunghe sere di quella pausa forzata tornai a scarabocchiare l’atlante di quand’ero bambino, progettando interminabili viaggi con un bagaglio di storie e parole da riportare a casa. Presi così, appena possibile, la rotta dei tramonti, prima verso la Spagna, poi verso l’America Latina.
Torniamo allora all'America Latina: dai tuoi viaggi hai portato in Italia anche molta della nuova letteratura di quei Paesi. Queste letture possono far cambiare il giudizio del viaggiatore su quei Paesi?
Poche cose come un diario di viaggio conservano l’anima del viaggio. Forse una foto o una musica o un oggetto speciale arrivano a una sintesi simile, ma non saranno mai altrettanto analitici e cangianti, come in effetti è stato il viaggio. Nei miei taccuini c’è sempre molta letteratura, perché è il mio mestiere. Insegno all’università, traduco, recensisco, ho appena pubblicato da Bruno Mondadori il manuale Letteratura spagnola del Novecento, scritto con Gabriele Morelli. E penso che il miglior dono che posso portare a casa dai viaggi siano proprio le numerose antologie ed edizioni da me curate di narratori spagnoli, dominicani, galeghi, colombiani, cileni, cubani, bulgari, haitiani, baschi, eccetera. Lo scopo è far arrivare da noi le voci, plurali e fascinose, di chi in quei luoghi ci vive e quelle culture le alimenta. Le antologie, in particolare, sono pensate come veri e propri viaggi letterari. E faccio anche la tratta opposta: curo la collana in spagnolo Un Mar de Sueños dell’Arci Solidarietà di Cesena, che diffonde gratuitamente opere di letteratura e cultura italiana in America Latina nell’ambito di iniziative patrocinate dai Ministeri dei Beni Culturali e degli Esteri. Qualunque libro, non solo quelli di viaggio, è una sbrindellata mappa del tesoro che si propone di regalarti il momento più bello quando la ripieghi o la regali o la riaffidi a una bottiglia tra le onde: il vero tesoro è aver la voglia e l’umiltà e il coraggio di cercare un tesoro. Il tesoro è il cammino.
I libri di Danilo Manera: una mappa per capire l'America Latina
Le pagine di Wuz per orientarsi nel mondo:
The Walking Writer: intervista a Enrico Brizzi
Treno, aereo, bicicletta, a piedi... i tanti modi del viaggiare
Leggere il viaggio
Viaggiare al cinema
La musica e il viaggio
Saggi sul viaggio
| 09 luglio 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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