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Intervista


L'affascinante Medioevo di una scrittrice di talento: Valeria Montaldi, finalista al Premio Bancarella


Abbiamo intervistato questa autrice di romanzi storici di grande successo che utilizzano il genere giallo e che, trattenendo il lettore sulla pagina, lo sanno far entrare in un mondo, in una cultura, in un universo storico e sociale di grande fascino, quello medievale.

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Anche se hai vinto già molti premi, magari meno "blasonati", qual è stata la prima reazione davanti alla notizia di essere stata scelta come finalista per il Premio Bancarella per il tuo ultimo romanzo, Il monaco inglese?

È sicuramente una grande soddisfazione. Il Bancarella è il premio dei librai, cioè di coloro che consigliano i libri ai lettori: il sapersi scelti proprio da loro è molto confortante perché il parere che forniscono ai clienti è più prezioso di qualunque recensione. La figura del libraio costituisce una sorta di filo invisibile tra l’autore e il lettore, e mi auguro che non debba mai scomparire. Quanto ai premi "meno blasonati", come li chiami tu, sono forse più utili all’inizio della carriera di uno scrittore, perché servono da rodaggio per imparare a conoscere il proprio pubblico: quindi ben vengano anche loro!

Pensi che, un riconoscimento di questa portata, possa cambiare qualcosa nel tuo atteggiamento nei confronti della scrittura?


No. Il fatto di aver meritato di entrare in finale al Bancarella non condiziona certo il mio modo di scrivere: il piacere che provo nell’inventare storie che possano affascinare il lettore e il rispetto che nutro verso la sua intelligenza sono le due uniche linee guida del mio lavoro. Tutto il resto, come cantava non so più chi, “è noia”…

Molte polemiche, negli ultimi anni, sono sorte intorno ai premi letterari: credi che vi siano giustificati motivi?

Sì, credo proprio di sì. Sono troppi gli agoni letterari italiani in cui viene premiata una certa "appartenenza", sia essa editoriale o politica o di affari. D’altra parte, non penso che valga la pena scandalizzarsene più che tanto: le "camarille" dei premi letterari sono molto meno devastanti di altre che coinvolgono la vita sociale italiana.

In Francia o in Inghilterra ottenere un premio letterario ha un immenso peso, pensi che valga così tanto anche in Italia?

Agosto 1952. I librai pontremolesi festeggiano il loro primo raduno

No, e non solo per i motivi legati alla domanda precedente: innanzitutto all’estero si legge di più (penso ai paesi anglosassoni, alla Germania, alla stessa Francia) e quindi i lettori sono comunque più informati, anche sui premi. Poi credo che il sistema editoriale degli altri paesi funzioni in modo diverso dal nostro, privilegiando spesso autori il cui successo commerciale contribuisce a far funzionare l’intera industria editoriale: se gli utili di un editore sono in attivo, quello stesso editore potrà investire su autori nuovi, aiutandoli a crescere e a migliorarsi. Non mi sembra che ciò accada così spesso da noi e forse anche questo è uno dei motivi per cui, tolta qualche eccezione, i nostri premi non hanno all’estero una significativa risonanza.

In tutta sincerità tra i libri che hai scritto, quali qualità ha in più "Il monaco inglese" rispetto agli altri, così da apparire più meritevole di essere coronato da un premio come il Bancarella?

Non lo so con precisione. Forse quest’ultimo romanzo è più maturo degli altri due, forse la storia è più intrigante, forse è scritto meglio: quello che è certo è che, di libro in libro, la padronanza del mestiere cresce e permette di non cadere nelle trappole che sono in agguato davanti a ogni principiante. L’esperienza, insomma, deve insegnare a non commettere più certi errori che, inevitabilmente, compromettono la buona riuscita di un romanzo: forse ne Il monaco inglese di questi errori ce ne sono di meno e, quindi, nella sua totalità, il romanzo risulta  più compiuto.

Brevi note biografiche

Valeria Montaldi è nata e lavora a Milano. Ha frequenato uno dei licei storici della città, il Berchet, e si è laureata all'Università Statale in Critica d’Arte con una tesi sulla storia del manifesto pubblicitario italiano, materia ancora quasi del tutto sconosciuta a quel tempo. Per oltre vent'anni ha scritto per varie riviste d'arte, ha intervistato i nomi più significativi del panorama internazionale, legati al mondo dell'arte, della fotografia, del costume, ha pubblicato le sue ricerche e i suoi approfondimenti sui principali monumenti storici milanesi. E poi ha scritto il primo romanzo, Il mercante di lana che, nel giro di pochi mesi, ha pubblicato (nel 2001)risposta da parte dei lettori e della critica. per Piemme  e che ha avuto un immediato successo, entrando nei primi posti della classifica dei libri più venduti. Dopo due anni è uscito il secondo romanzo, Il signore del falco che ha avuto un'indentica risposta da parte del pubblico e della critica. Tutti i suoi romanzi, compreso l'ultimo, Il monaco inglese (Rizzoli) sono ambientati negli anni a cavallo della metà del 1200.
  



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21 giugno 2007 Di Grazia Casagrande

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