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INTERVISTA

Intervista a Checco Zalone

Volevo fare il jazzista



La sua canzone Siamo una squadra fortissimi è stato il tormentone estivo della scorsa estate, l'inno dei Mondiali di calcio che hanno visto trionfare in Germania la Nazionale italiana. Ma chi si nasconde dietro Checco Zalone il cantante neomelodico più famoso d'Italia, vincitore del Premio Carosone 2006? Questa è la storia di Luca Medici, un ragazzo che voleva fare il jazzista, iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, fino a un anno fa animatore nelle feste dei matrimoni. Ma dopo un provino allo Zelig e grazie a un rigore vincente nella finale mondiale, la sua vita cambia...


Inziamo parlando dal libro uscito per i tipi della Kowalski, Ridere fa bene, i cui proventi ricavati dalle vendite aiuteranno l’AIRC. Un bel titolo che propone la risata come "medicina" per una giusta causa?
Non sono un medico ma credo esistano anche degli studi scientifici che assicurano l’apporto positivo della risata sulla vita delle persone. Se con qualche stralcio del mio libro posso contribuire a raccogliere fondi per una giusta causa ne sono ben lieto.

Come ti senti nei panni di uno scrittore?
“Scrittore” è una parola che se riferita a me, rischia di offendere gli scrittori veri! Io in realtà, come molti altri comici, ho pubblicato un libro per trasportare su carta le avventure di Checco Zalone, il personaggio che interpreto a Zelig. È un libro totalmente sgrammaticato che racconta una storia del tutto inventata ovvero la vita di un cantante neomelodico, le sue marachelle. Un po’ ricalca i film anni 80 che vedevano protagonista Nino D’Angelo, lo “sfigatello” che grazia alla musica raggiunge il successo e si emancipa socialmente. Il tutto ovviamente in chiave comica. Comunque non mi sento di definirmi uno scrittore.

Sei arrivato al successo appunto con il personaggio di Checco Zalone, parodia del cantante neomelodico a metà strada tra Gigi D’Alessio e Nino D’Angelo. Ma il percorso di Luca Medici?
Io nasco come musicista. Suonavo ai matrimoni, alle comunioni, nelle pizzerie, fino un anno e mezzo fa. Ho anche studiato, ero iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza, poi nel giro di qualche mese la mia vita è cambiata. Ho fatto un provino a Zelig ma senza alcune velleità, senza coltivare particolari speranze, invece il personaggio è piaciuto ed ora mi trovo quasi un po’ per caso a calcare i palchi delle città d’Italia e a partecipare ai programmi televisivi. Insomma la mia è una piccola favola. Comunque io dentro mi sento un musicista, suono il piano, canticchio.

Quindi volevi fare il musicista?

Avevo delle velleità da musicista. Il mio strumento principale è il pianoforte. Suono la chitarra per la passione che nutro nei confronti di Pino Daniele. Volevo fare il jazzista. Poi ho capito che forse ero più portato per fare il comico e a dir la verità si guadagna anche un po’ di più.

È difficile far ridere con le canzoni?
La canzone ti costringe ad avere a che fare con una metrica ben precisa, per cui gli spazi per muoversi all’interno dei tempi comici si riducono. Però la musica ha un grande vantaggio: alla lunga ti ripaga perchè rimane nella mente delle persone. Il supporto magnetico, seppur masterizzato, visto che io sono forse il cantante più scaricato dell’anno, ti permette di ascoltare la canzone milioni di volte, mentre un monologo dopo due o tre volte non ti fa più ridere.

Come hai vissuto il successo di Siamo una squadra fortissimi?
Diciamo che mi ha un po’ sconvolto l’esistenza perché ovviamente la mia immagine è ormai legata a quel brano. Ho vissuto tutto benissimo. Il mio cuore al rigore finale di Grosso (l'Italia vince diventa Campione del mondo nel 2006 battendo ai rigori la Francia, ndr), batteva forse più forte di quello degli altri tifosi. Poi quando abbiamo vinto è stata una liberazione. Non ho mai gridato ed esultato per una partita di calcio come in quella occasione! Da lì in poi è nato il caso, la canzone tormentone dell’estate.

Una canzone che è stata coverizzata da grandi nomi della musica italiana…
Se vuoi ti racconto un aneddoto.

Certo

La canzone era stata lanciata dal giornalista sportivo Ivan Zazzaroni su Radio Deejay. All’inizio Ivan aveva chiesto ad alcuni cantanti di interpretarlo, ma le risposte erano state negative. C’era stato qualche rifiuto. Quando poi l’Italia ha cominciato ad avvicinarsi al traguardo c’era quasi la corsa per partecipare alla canzone. Mancava solo Pavarotti. Hanno partecipato Carmen Consoli, Jovanotti, Ruggeri, Baglioni… Immagina per uno come me che suonava ai matrimoni fino a pochi mesi prima cosa può aver significato sentire queste grandi voci cantare la propria canzone…

L’ultima canzone che hai presentato sul palco dello Zelig è una parodia di Jovanotti...
È stato un esperimento. Checco Zalone si propone come autore per i cantanti più sfortunati di lui!

Questi pezzi confluiranno in un album?
In realtà un album è già uscito e ha venduto molto, circa 60000 copie. Si tratta del cd allegato al libro Se non avrei fatto il cantante. Solamente che non figura tra gli album veri e propri. Ora sono al lavoro per il nuovo disco, la cui uscita è prevista per settembre/ottobre, a meno che non riesca a tirar fuori un singolo forte per quest’estate.

Le interviste:

Ale & Franz
Beppe Braida
Pino Campagna
Geppi Cucciari
Maurizio Milani
Franco Neri

Le recensioni:

Claudio Bisio, Ficarra e Picone, Paolo Migone

Ridere fa bene (Kowalski)
Del perché l'economia africana non è mai decollata (Kowalski)



08 giugno 2007 Di Francesco Marchetti


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