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HOME | venerdì 19 marzo 2010 |
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Intervista a Beppe Braida
Simpatico, cordiale, intelligente, arguto: quanti aggettivi ci voglione per definire Beppe Braida? Inizia la sua carriera in teatro, ottiene il grande successo in televisione, vince numerosi premi, torna in teatro ed è un vero trionfo, e infine da comico assurge al ruolo di conduttore nella fortunata trasmissione "Colorado Cafè" .
Tutto questa notorietà però, per fortuna, ha lasciato intatta la cortesia e la disponibilità di questo attore, così come risulta evidente in questa intervista.
È uno degli autori di Ridere fa bene, i cui proventi sono devoluti interamente all'Airc. L’idea di questo libro collettivo a chi è venuta e perché ha partecipato alla sua stesura? È stata una iniziativa della casa editrice Kowalski e ho partecipato perché, so di stare per dire una cosa banale, se si riuscisse a vendere un numero discreto di copie del libro, vista la finalità, sarei molto contento di aver contribuito a un progetto del genere.
Parliamo un attimo di lei e della sua comicità. Come ha scoperto di avere questo dono? Questo dono, come lei lo definisce, l’ho scoperto fin da ragazzino. Ho sempre saputo che nella vita avrei voluto diventare un comico, con grande “entusiasmo” da parte dei miei genitori che mi avrebbero voluto impiegato in banca o geometra o cose di questo genere e, dopo anni e anni di gavetta (e nel mio caso sono circa venti), sono riuscito a realizzare il mio sogno.
Ed è stata la televisione a darle grande visibilità e popolarità. Dico purtroppo di sì perché oggi, se non si va in televisione, non si ha la possibilità di farsi conoscere da un numero sempre più ampio di persone. Se avessi continuato a fare gli spettacoli nei teatri ci avrei messo 72 o 73 anni per raggiungere lo stesso risultato.
La televisione è stata anche fonte d’ispirazione, soprattutto certi telegiornali... Sì, quello è stato l’inizio. Mi ero accorto che la stessa notizia data da telegiornali differenti, non si sa bene perché, ma in Italia cambia. Ho avuto questa idea ormai ben quattro anni fa e l’ho portata a "Zelig" e devo dire che ha contribuito a darmi una grande notorietà.
In effetti è molto divertente assistere ai suoi telegiornali… L’attualità, la politica, il mondo che ci circonda sono il suo materiale comico. Satira e comicità: quali differenze vede tra i due approcci? Io ho scelto di fare un mix di satira e di comicità. Uno spettacolo di sola satira può diventare anche un po’ pesante perché quell'approccio dice essenzialmente cose vere, fornendo esempi veri per cui può diventare piuttosto impegnativo. La comicità è molto più immediata e molto più facile, ed è quella che poi arriva a tutti, al grande pubblico, mentre per quanto riguarda la satira, non sempre tutti riescono a cogliere l’entità delle notizie che si stanno dando.
Si può insomma far ragionare le persone anche divertendole? Da anni nei miei spettacoli cerco di farlo, non so se ci riesco o meno, ma la mia intenzione è proprio quella. | La famiglia "Colorado Cafè"
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Ed è forse anche il modo migliore per far passare delle idee. Che cosa si diverte di più a prendere in giro? Non sto per svelare nulla di eclatante: la classe politica italiana è la cosa che più si presta ormai da anni all’essere presa in giro. Le posso dire in una battuta, proprio perché ho chiara la situazione in Italia, ho capito alle prossime elezioni per chi voterò: voterò per Ali Babà, almeno sono sicuro che i ladroni sono solo quaranta.
Ma anche a livello internazionale non si scherza… Certo, ma poi a pagare le conseguenze sono sempre i cittadini qualunque. Sulla carta i programmi sono interessanti, l’uomo politico di per sé affascina, poi quando sale al potere si scoprono le magagne e questo mi sembra che sia comune in tutto il mondo.
Il teatro può rappresentare per lei qualcosa di più interessante della televisione? Conta di fare più teatro? Conto di fare più cose. Ora ho concluso l’esperienza da presentatore con "Colorado" e devo dire che sono contento perché il programma è andato molto bene, ciò non toglie che la mia dimensione rimanga comunque il teatro. Il contatto con il pubblico è importantissimo: se sei un bluff il pubblico seduto davanti a te lo scopre immediatamente. Un conto è fare l’ospitata televisiva con un tot di minuti a disposizione, altro è portare avanti uno spettacolo di un’ora e quaranta, due ore. Le cose cambiano radicalmente. Sia a "Zelig" che a "Colorado" si notava un clima di grande affiatamento tra gli attori. Reale o costruito apposta per i telespettatori? Assolutamente vero perché si tratta di due famiglie, due grandi famiglie, sia da una parte che dall’altra. Quest’anno mi sono divertito ancora di più perché non avevo il minutaggio televisivo imposto agli altri comici. Come sa bene un comico in televisione deve riuscire a far ridere in due, tre minuti al massimo. Io invece facendo una cosa che mi piace molto, cioè la conduzione brillante, mi sono veramente divertito e credo di essere riuscito a far trasparire dal video questa mia piacevole condizione.
A chi assiste a uno spettacolo piace pensare che anche chi è dall’altra si diverta. La gente si rende conto se sei finto, se sei uno che vuol fare il simpatico a tutti i costi, ma non lo sei affatto. Il pubblico è molto attento a questi dettagli. | La famiglia "Zelig"
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Il sito ufficiale
I libri di Beppe Braida su Wuz
Il dvd di Beppe Braida su Wuz
Le interviste:
Ale & Franz
Pino Campagna
Geppi Cucciari
Maurizio Milani
Franco Neri
Checco Zalone
Le recensioni:
Claudio Bisio, Ficarra e Picone, Paolo Migone
Ridere fa bene (Kowalski)
Del perché l'economia africana non è mai decollata (Kowalski)
| 08 giugno 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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