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HOME | sabato 20 marzo 2010 |
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Intervista a Franco Neri
Dalla Calabria con furore
Il comico televisivo parla di scrittura e di lettura. Ridere fa bene perché fa bene ridere, come - con una tautologia azzeccata - spiega Franco Neri. Il fine di questa antologia "zelighiana" pubblicata da Kowalski è di raccogliere fondi per AIRC, associazione italiana per la ricerca sul cancro.
Ascolta l'intervista a Franco Neri
Parliamo di Ridere fa bene, edito da Kowalski, una specie di florilegio zelighiano come lo definiscono Gino e Michele… Ridere fa bene perchè "fa bene ridere"! Il libro è un’operazione davvero riuscita. Due i pregi principali. Il primo è quello di aver riunito sotto un unico titolo brani presenti in libri comici di successo. Ma ancora più importante è il fatto che grazie ai proventi delle vendite del libro possiamo aiutare l’AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro
Due parole sul legame tra comicità televisiva e forma scritta della comicità. Kowalski è un editore specializzato in questo... La comicità televisiva è quella che fai in quattro minuti. Per quella scritta quattro minuti non bastano, perchè si riassumono in due fogli. Quindi ci vogliono tanti “quattro minuti” per fare un libro di 160-170 pagine.
Per un comico come lei che si basa molto sulla mimica, sulla voce, sull’espressione, la pagina scritta è amica oppure no? Molto amica! Secondo me si può ridere molto anche leggendo, naturalmente se il pezzo è scritto bene e lascia spazio alla fantasia e all’immaginazione. Il lettore in fondo ha in mente il personaggio, il comico, per cui mentre legge ne immagina l’interpretazione. In questo modo è più facile arrivare alla risata.
Un brano firmato Franco Neri, contenuto nel libro Ridere fa bene, edito da Kowalski
LE PRIME SCARPE
Mia madre mi diceva: "Franco, oh Franco! Nella vita basta la salute! Ma poi cosa fai se non hai un soldo, ma tanta salute? Come passi le giornate? Non puoi nemmeno passare il tempo in coda dal dottore! Vuoi mettere un portafoglio a organetto o a fisarmonica? Quei portafogli che quando li apri suonano, che a guardarli dici solo: minchia quanta salute!". Noi un portafoglio così non l'abbiamo mai avuto, l'unico modo per averlo era scipparlo. Più che un uomo, sembravo un semaforo... verde nel portafoglio, rosso in banca e giallo dalla fame. Eravamo così poveri che i marocchini, oltre che lavare il vetro alla macchina di mio padre, ci davano pure i soldi per la benzina! Avevamo una macchina vecchia, ma talmente vecchia che l'unica cosa di valore era l'antifurto, così l'antifurto lo mettevamo in garage e la macchina la lasciavamo in strada. Abitavamo in una casa così piccola che se entravamo noi uscivano i mobili ed era talmente fredda che per un po' di caldo la porta del frigorifero era sempre aperta! Mia madre mi diceva sempre: "Ringraziarne per quello che abbiamo, perché c'è gente che sta peggio di noi, girati e lo vedrai". Io mi giravo e dietro di me c'era sempre mio zio Caratozzolo, che si guardava le suole delle scarpe. A forza di girarmi indietro mi è venuto il torcicollo e un bernoccolo in fronte. Ogni giorno, per girarmi, prendevo dai sei ai sette pali della luce. L'unica volta che mio padre mi ha detto: "Guarda anche avanti!"... da dietro mi è arrivato un calcio in culo che ho saltato otto macchine in divieto di sosta, parcheggiate a lisca di pesce, e da allora ogni volta che vedo una lisca di pesce mi fa un po' male il culo... Mio padre mi diceva sempre: "Franco, oh Franco! Se fai il bravo, a Natale ci compriamo i sandali". Difatti ogni Natale mio padre si comprava i sandali nuovi per lui, tornava a casa, me li mostrava e mi diceva: "Hai visto che bei sandali che ci siamo comprati?". Mio padre e io praticamente avevamo i sandali in comproprietà, erano miei quando si rompevano e mio padre li portava ad aggiustare, pagando le riparazioni con i soldi che avrebbe dovuto darmi come paghetta, e suoi tutti gli altri giorni. Io da piccolo avevo i piedi piatti e mio padre per correggermeli mi faceva apparecchiare la tavola. Avevo un difetto, consumavo il tacco delle scarpe dalla parte esterna, così, per consumarlo anche dall'interno, un giorno sì e uno no mi metteva le scarpe all'incontrano. Ho salvato i tacchi, ma in compenso ho preso a camminare come John Wayne dopo una cavalcata di tre giorni.
© 2007, Kowalski
Le interviste:
Ale & Franz
Beppe Braida
Pino Campagna
Geppi Cucciari
Maurizio Milani
Checco Zalone
Le recensioni:
Claudio Bisio, Ficarra e Picone, Paolo Migone
Ridere fa bene (Kowalski)
Del perché l'economia africana non è mai decollata (Kowalski)
| 08 giugno 2007 | | Di Matteo Baldi |
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