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Intervista

Nella trasmissione di Fabio Fazio ha raccolto uno share superiore perfino ai divi dello spettacolo. Alla Fiera del Libro di Torino ha firmato copie per più di due ore allo stand IBS. Ma lui è abituato ai grandi numeri, è...

Wilbur Smith

Wilbur Smith firma copie del suo ultimo libro allo stand IBS della Fiera del Libro di Torino - Foto di Max De Martino



Nel lungo tour promozionale che regolarmente ogni due anni  lo porta in tutto il mondo per presentare il nuovo best seller appena sfornato, Wilbur Smith dichiara che la tappa in Italia è la sua preferita, e c’è da credergli, dato che più volte ha concesso l’anteprima di stampa al suo editore italiano, e che dei 110 milioni di libri venduti nel mondo, 17 milioni sono stati acquistati proprio qui, nel paese dove, si dice, i lettori sono una specie in via d’estinzione.
Lo intervista per noi la scrittrice Daniela Pizzagalli.


 Reduce dal trionfo televisivo nella trasmissione di Fabio Fazio –dove ha raccolto uno share superiore perfino ai divi dello spettacolo -  e in procinto di cingere nuovi allori alla Fiera del Libro di Torino, lo scrittore ci confida la classifica dei paesi che sono nel suo cuore: “Prima di tutto l’Africa, la mia patria.” Infatti per la maggior parte dell’anno Smith vive nella sua immensa tenuta vicino a Città del Capo con la giovane quarta moglie Niso, originaria del Tagikistan.

E dopo l'Africa?
Al secondo posto viene l’Inghilterra, dove sono le mie radici, perché vi sono nati entrambi i miei genitori. Ho una casa a Londra, e in quella città ho incontrato Niso. Vi torniamo tutti gli anni, ma restiamo poco, perché trovo che l’Inghilterra sia troppo affollata, e poi il clima è decisamente sgradevole.
 Al terzo posto metto senza dubbio l’Italia, non solo perché vi ho trovato il miglior editore del mondo e tanti fedelissimi lettori, ma perché trovo affascinante la varietà dei suoi paesaggi - dalle cime innevate del nord ai caldi mari del sud- dei suoi cibi e dei suoi vini, ed è un centro irresistibile di shopping. Vesto sempre italiano e metto solo scarpe italiane: mi è capitato di comprare scarpe carissime a Londra, ma prima di sera le ho tolte sospirando: “Non sono italiane!”.


Nella sua vastissima produzione, più di trenta romanzi suddivisi soprattutto nelle due saghe dei Courteney e dei Ballentyne, Smith da una decina d’anni ha iniziato una saga storica sull’antico Egitto, con una trilogia che quest’anno si arricchisce di un nuovo episodio, Alle fonti del Nilo, che potremmo apparentare più al fantasy che alla storia, perché questa volta l’inevitabile duello tra il bene e il male, cardine d’ogni romanzo di avventura, si svolge a colpi d’incantesimi tra il mago Taita, saggio precettore del faraone nei romanzi precedenti, e la perfida strega Eos, che avvelena l’acqua del Nilo per impadronirsi del regno e per attirare Taita nel suo covo incandescente sui Monti della Luna, dove nasce il Nilo. Possiamo tranquillamente anticipare che il lieto fine non mancherà, anzi Taita troverà la mitica Fonte dell’eterna giovinezza, che gli permetterà di recuperare un aspetto più consono rispetto alla sua compagna adolescente, che pure non lo disdegnava come vegliardo di centocinquant’anni ben portati. Questo spostamento del protagonista, che nei romanzi precedenti era il faraone e ora è il vecchio saggio, fa inevitabilmente pensare a una proiezione dell’autore, che a settantacinque anni, e con una moglie sotto i quaranta, sogna di far tornare indietro l’orologio biologico.


Perché no? – ride Smith – Sono in buona compagnia! Già Alessandro Magno cercava la Fonte della Vita, segno che era un mito molto diffuso fino da allora. È stata proprio la lettura di un libro su Alessandro Magno e sulla sua ricerca della Fonte dell’Eterna Giovinezza a suggerirmi l’idea del romanzo. Del resto anche oggi la ricerca della giovinezza perduta è un problema assillante, tanto che lo sviluppo della tecnologia è in gran parte rivolto proprio a quello.

Se c’è un aspetto che accomuna tutti i libri di Wilbur Smith, sono i grandi paesaggi. Anche qui ci troviamo di fronte a scenari incantevoli, risalendo il Nilo fino al lago Victoria e ai Monti della Luna. Descrive sempre paesaggi che ha visto?

Assolutamente, non potrei mai parlare di un paesaggio senza rispecchiare le mie emozioni nel contemplarlo. 
Ho visto per la prima volta i Monti della Luna, dai cui ghiacciai nasce il Nilo, da ragazzo: mi ci portò in volo mio padre, che aveva un piccolo aereo. Trasvolammo il lago Malawi, il lago Vittoria, e i Monti della Luna con i crateri dove ora, secondando la mia fantasia, ho creato i Giardini delle Nuvole cui arriva Taita. Questo è un paese immaginario, ma plausibile, perché le fonti geotermiche esistono e vi potrebbero crescere lussureggianti giardini.


Alla fine del romanzo, poiché la compagna di Taita si rammarica del fatto che lei dovrà invecchiare, mentre lui resterà giovane, ripartono insieme alla ricerca della Fonte, che nel frattempo è stata sommersa da una catastrofe tellurica: è la promessa di un sequel?

Stringato e sibillino come sempre, Wilbur Smith se la cava con un sorridente : “È possibile!”

La bibliografia di Wilbur Smith, su Wuz


09 maggio 2007 Di Daniela Pizzagalli

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