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HOME | venerdì 19 marzo 2010 |
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Intervista ad Ale & Franz
A parlare è solo Franz che si fa portavoce anche dell’amico Ale.
Ma come nasce questa irresistibile coppia? Quali gli esordi e la formazione? Prima di leggere direttamente l’intervista a Franz, ecco qualche nota su di loro.
Alessandro Besentini e Francesco Villa si conoscono nel 1993 al Centro Teatro Attivo di Milano e in quello stesso anno decidono di formare la coppia Ale & Franz.
Il cabaret, e quello di Zelig è particolarmente prestigioso, è il primo palcoscenico su cui affrontano il pubblico. Siamo nel 1997 e lo spettacolo si intitola Dalla A alla Z. Scelgono una comicità basata sul dialogo e sull’uso paradossale delle parole. Sempre nel 1997 li vediamo nel mitico Pippo Kennedy Show con Serena Dandini e i fratelli Guzzanti. Nei due anni successivi sono impegnati in Mai dire Gol con la Gialappa’sBand. Nel 1999 lavorano su due diversi fronti e su due diverse reti: per RaiDue con Convenscion e per Italia 1 con Zelig.
Nel 2000 partecipano al laboratorio di Zelig da cui nascerà Nuovo Cinema Paradosso e proprio in questa occasione fanno la loro comparsa i personaggi del noir e dei gialli che li hanno fatti conoscere al grande pubblico nello Zelig televisivo. Nel 2002 ecco le otto ministorie “gialle” di Gin e Fizz presentano i noir, in onda su un canale satellitare. Quando nel 2003 Zelig approda alla prima serata è il segno di una popolarità ormai indiscussa. Ma i due non dimenticano il contatto diretto con il pubblico: per due anni girano innumerevoli teatri italiani riscuotendo ovunque successo con lo spettacolo Due e Venti; l’altra memorabile tournée sarà Ale & Franz Tour 2005. Al cinema si sono cimentati in due film come autori e protagonisti: La Terza Stella e il recente Mi fido di te. Due i libri usciti con le loro firme: nel 2001 E Larry è morto? (Rizzoli) e nel 2002 È tanto che aspetti? (Mondadori).
Ognuno di voi ha ruoli ben definiti: i vostri personaggi si sono configurati naturalmente o avete fatto una scelta precisa, a tavolino? Il nostro rapporto, ad esempio in Buona la prima, dove siamo maggiormente noi stessi e non interpretiamo nessuno, nasce da una predisposizione personale, dal carattere e dalle attitudini di ognuno dei due. Questo ci ha permesso di lavorare insieme da quattordici anni (perché lavoriamo insieme da tutto questo tempo!). Se le attitudini personali non fossero state compatibili non avremmo continuato ad essere una coppia.
Quando scriviamo è diverso. Cerchiamo dei caratteri che ci piacciano, dei contesti in cui ci troviamo bene e li interpretiamo. In quel caso andiamo spesso al di là delle nostre caratteristiche e cerchiamo in ogni caso di creare una comicità che ci convinca.
Vi basate per divertire sul dialogo, sulle parole, sul paradosso: avete un particolare amore per il linguaggio? Il linguaggio è il primo motore per comunicare con gli altri nella vita quotidiana e sicuramente siamo affascinati dal'uso delle parole. Ma in Buona la prima abbiamo provato un mezzo per riuscire, svincolandoci dalla parola, a creare situazioni assurde, legate piuttosto al movimento.
Sicuramente amiamo molto la comicità di parola e lo dimostra il fatto che soprattutto ciò che abbiamo fatto in televisione è fortemente ancorato al linguaggio.
Le ultime cose che abbiamo proposto sono appunto la "panchina" e poi l’incontro di due persone al tavolino di un bar: in tutti e due i casi stavamo sempre fermi. Siamo legati alla parola perché la sentiamo nostra e perché è un elemento del quotidiano che unisce tutti.
All'inizio avevate lavorato molto sui "generi", il giallo in particolare... Quando scrivi qualcosa parti da quello che ti fa ridere e lo fai tuo. Ci piaceva molto quel mondo misterioso, quello dei duri e dei gangsters ed era divertente trovare una strada completamente diversa per raccontarlo. Ci piaceva partire da quello, che è presente nell’immaginario di ognuno, e utilizzarlo in modo comico.
Avete dei modelli, dei riferimenti letterari? Dei riferimenti precisi no. Leggiamo di tutto, dico sempre che ogni comico ha una "coscienza comica" che si è formata quando era bambino e che lo porta inevitabilmente a ridere per alcune cose e per altre no. Tutti siamo fatti così, ma c’è chi l’ha fatto diventare un mestiere.
Sei un buon lettore? Sì, abbastanza. A me piace leggere un po’ di tutto, dai fratelli Marx a Pirandello: tra questi due estremi trovo tutto quello che mi piace. Sono lento perché devo fare sempre tante cose e il mio tempo libero è limitatissimo, ma leggo sempre qualcosa: magari ci metto quattro mesi a finire un libro, ma non sto mai senza.
Il vostro successo va dalla televisione, al teatro, al cinema. L’ultimo film affronta in realtà tematiche molto serie. Bisogna sempre avere qualcosa da dire altrimenti non si deve fare questo mestiere. Abbiamo affrontato il cinema perché volevamo affermare alcune cose, anche se commercialmente non era la manovra giusta per noi: ci è stato sconsigliato da tutti e il botteghino ha riconfermato queste previsioni negative. Avremmo potuto fare qualcosa di molto più comodo, prendere un’altra strada, ma abbiamo fatto una scelta precisa perché volevamo raccontare proprio quella storia. Pensiamo che sia necessario ogni tanto guardarsi dentro e perseguire un proprio percorso. Ci sono dei momenti in cui bisogna fermarsi e riflettere, e capire quello che si vuole fare. Non si può sempre andare avanti alla cieca.
Mi sembra una posizione corretta. Dipende da quello che uno vuole: se fare un film significa raccogliere le proprie gags ci si chiede perché lo si faccia. Se è solo per i soldi, in realtà noi non ne sentiamo la necessità. Non ci manca da vivere e, per quanto mi riguarda, ho già tutto quello che mi serve. Per carità, c’è chi fa solo film comici perché sente l’esigenza di questo e magari anche il nostro prossimo film sarà una storia che fa ridere… ma adesso non volevamo bloccare un’idea solo perché commercialmente sbagliata. Questo non lo sopportavamo. Paghiamo di persona, come è capitato con questo film, però andiamo avanti per la nostra strada.
Cinema, teatro, televisione: che cosa avete in mente per il futuro? La cosa più bella della posizione in cui ci troviamo oggi è che possiamo permetterci di saltare da un campo all’altro, là dove abbiamo un’idea migliore.
Proprio adesso sto andando a casa di Ale perché abbiamo voglia di rimetterci a scrivere. È il primo momento dopo un bel po’ di anni che possiamo farlo, perché l’anno scorso stavamo girando il film, quello prima ancora lo stavamo scrivendo, l’anno precedente eravamo in tournée, quello prima stavamo girando un altro film, e l’anno prima ancora... adesso possiamo fermarci.
Andate sempre d'accordo tra di voi? Siamo molto simili e molto diversi. Più andiamo avanti col tempo e meglio ci conosciamo anche perché conoscersi a quarant’anni non è come farlo a venti. Siamo completamente diversi in molte cose e molto complementari in altre e sono queste affinità che ci permettono di andare avanti insieme.
Come procedete nello scrivere? Qualunque strada è buona, nel senso che io ieri sera mi sono annotato alcune cose che mi sono venute in mente e Ale probabilmente ha fatto lo stesso. Molto spesso uno dei due arriva con dei fogli su cui ha scritto dei pensieri, e quella è già una prima base. Oppure discutiamo e iniziamo ad annotare delle idee: quella di uno viene detta all’altro e ne discutiamo. L’importante è comunicare prima di tutto tra di noi. Uno dei due può avere in mente una cosa che non fa ridere l’altro, e allora viene scartata. Quando troviamo qualcosa che diverta entrambi allora la teniamo buona.
Hai sempre pensato di fare il comico? Nella mia famiglia non si navigava nell’oro per cui siamo sempre stati con i piedi molto, molto, molto per terra e il pensiero di fare una cosa così lontana dai lavori comuni non è mai balenata per la testa di nessuno di noi. Adesso, col senno di poi, posso dire che ho sempre avuto fin da bambino questa indole. Ma l’ho coltivata già da adulto: avevo 24 anni quando ho iniziato a formare una compagnia teatrale e a frequentare una scuola di recitazione, ma ho sempre considerato tutto ciò un divertimento. E poi è diventato un lavoro, anche se non ho mai spinto perché lo diventasse. Sai, è molto pericoloso questo mondo, è pericoloso illudersi! purtroppo di attori bravi ce ne sono molti, ma quanti riescono davvero a vivere del proprio lavoro? Noi, più che attori siamo autori e questa è la differenza sostanziale.
Il sito ufficiale di Ale & Franz
Le interviste:
Beppe Braida
Pino Campagna
Geppi Cucciari
Maurizio Milani
Franco Neri
Checco Zalone
Le recensioni:
Claudio Bisio, Ficarra e Picone, Paolo Migone
Ridere fa bene (Kowalski)
Del perché l'economia africana non è mai decollata (Kowalski)
| 08 giugno 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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