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HOME | giovedì 18 marzo 2010 |
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Il Papy Ultras di Zelig
Pino Campagna "slogheggia" con Wuz
Un comico diretto, immediato che ha fatto ridere l'Italia con il suo Papy ultras e il tormentone "Ci sei? Ce la fai?? Sei connesso???" e che promette di presentare a settembre a Zelig un nuovo personaggio.
Anche lui ha aderito all'iniziativa Ridere fa bene, la pubblicazione del libro i cui proventi andranno all'AIRC.
Ha cominciato a vent'anni la sua carriera d'artista tra i vari teatri e cabaret d'Italia e negli anni Ottanta presso il teatro cabaret "Al Fellini" di Roma, sotto l'attenta direzione del patron Marcello Casco, ha cominciato ad esprimersi col suo cabaret pirotecnico e demenziale.
Negli anni 90 arriva a Milano dove mette in scena diversi lavori teatrali tra i quali: "Terronealand" "Cime di rap" "Da Bari a Foggia ferma solo a Barletta" scritto da F. Testin ed infine "Genitore, razza inferiore" scritto con Paolo Uzzi.
Approda a Zelig sotto l'attenta direzione di Gino, Michele e Giancarlo Bozzo e nella trasmissione Zelig circus lancia il personaggio del "Papy ultras".
Trovate tutte le informazioni sulla sua carriera e sul suo lavoro nel sito ufficiale www.pinocampagna.it/
Insomma, ridere fa bene comunque nella vita?
La risposta penso che sia scontata… fa meglio piangere o fa meglio ridere? Quando si piange si tirano fuori un certo tipo di endorfine, molto minori rispetto a quando si ride, questo è statisticamente provato dagli “ingegneri” della medicina. I muscoli facciali poi si muovono molto di più ridendo che piangendo. Iniziando la giornata con una risata si affronta la vita con un certo ottimismo. Però, bisogna anche vedere come far ridere la gente...
Come definirebbe il comico?
Il comico è un portatore sano di risate.
Quando nasce la sua comicità? Si è scoperto questa dote sin da ragazzino?
Beh, sin da ragazzino ho fatto sempre il buffone, nel senso che volevo attirare le ragazze ma ero lo scemo della compagnia. Poi mi sono accorto di essere ancora più scemo da grande. Ora sono arrivato a uno stadio di scemenza totale, quasi una demenza senile. Il “dramma” di far ridere la gente nasce nell’infanzia – e lo scriva tra virgolette perché non è un dramma far ridere la gente… Ho sempre detto a me stesso una frase, che mi ripeto allo specchio – ecco dov’è la mia scemenza io parlo con lo specchio molto spesso, per cui… - e dico “far ridere in un certo modo porta sicuramente un sorriso, ma come far ridere la gente?”, la gente ha bisogno di ridere con una certa semplicità senza troppe costruzioni, troppi giri, con cose molto semplici prese dalla vita di tutti i giorni.
Come nasce il Papy ultras?
Il personaggio del Papy ultras, è stato inventato da me con la collaborazione di Paolo Uzzi, co-autore di Zelig a fianco di Gino e Michele e Giancarlo Bozzo, le colonne portanti del programma.
Cosa pensa di Zelig?
Ho sempre ritenuto Zelig la Champions League del Cabaret e della risata. Tutte le altre forme di comicità che si muovono in giro sono satellitari, un surrogato, ma tutto si ispira a quello che è il gran baraccone di Zelig, che ho sempre definito un centro di igiene mentale dove Gino e Michele e Giancarlo Bozzo sono i primari, il personale paramedico siamo noi comici, e quelli che bisogna curare sono quelli che vengono a vedere i nostri spettacoli, o leggono i nostri libri.
Penso che la risata, o meglio il mio modo di far ridere, sia come un “divertimentificio”, un servizio di divertimento, ridelandia, o qualcosa di questo tipo.
Zelig è un grosso Luna Park dove ci sono tante piccole cose per potersi divertire e umorismi differenti: c’è l’ottovolante, le macchine da scontro, il labirinto, la corsa dei cavalli… c’è un po’ di tutto ed è anche il telespettatore che sceglie da casa. Ci sono i più fortunati che hanno una comicità immediata, tipo Fabrizio Fontana, Cirilli, Franco Neri e perché no, mi ci metto anch’io. Poi ci sono quelli un po’ più intellettuali come Cornacchione, Paolo Migone, Paolo Cevoli, ed è un altro bel ridere, anche intelligente. Per poi arrivare alle ultime forze che sono appena entrate l’anno scorso, Bove e Limardi, Zalone, i Mammuth… Zelig non è un punto di arrivo per il comico, ma un punto di partenza.
Qual è la realtà quotidiana di Zelig? L’impressione che ne ha lo spettatore è che sia un luogo di lavoro professionale ma anche molto divertente…
Beh, dietro le quinte Zelig non è proprio un’isola felice… Dico dietro le quinte perché lo spettacolo è più lì che davanti alle telecamere, perché c’è chi gioca a bigliardino, chi gioca a palla a muro, chi fa dello stretching… c’è Parassole che prima di cominciare fa esercizi yoga e sembra una campana tibetana a testa in giù…
Qualcuno un giorno dovrebbe prendere la telecamera e venire dietro le quinte perché ci sarebbe molto da vedere! E ci sarebbe anche molto da sentire: gli sfottò “ti andrà male il pezzo”, “cambia mestiere c’è una pizzeria che ti aspetta” e altre frasi così che noi ci diciamo prima di andare in scena…
Per sdrammatizzare… Sì, per sdrammatizzare perché in realtà c’è un clima di grande tensione. In questi 4 anni, perché io sono nella banda dal 2003, Zelig è cresciuto come mentalità e anche come quoziente intellettivo-comico, chiamiamolo così, non è proprio “rasoterra”. Ci sono piccoli pianeti che girano intorno a questa stella che brilla e che si chiama Zelig… scusate il paragone astronomico ma non mi veniva di meglio, sono delle palle anche loro che girano, forse gireranno anche le palle agli altri… però… spero mi sia venuta bene ma ho i miei dubbi!
È venuta bene, e mi dà lo spunto per un’altra domanda. La trasposizione dei testi sulla pagina scritta che è poi il lavoro al centro del libro Ridere fa bene, è difficile nel caso della sua comicità?
Eh ci sono comicità che possono essere lette e altre che arrivano solo quando si vedono in televisione.
Certo, quando il comico fa uno spettacolo può esprimere il massimo della sua potenzialità, perché si vede il suo viso, la sua espressione, la sua figura nell’insieme, mentre sulla pagina scritta la cosa diventa più difficile perché bisogna mettere su carta una serie di situazioni divertenti che il lettore deve subito capire.
Lo sforzo è triplicato – minimo –, infatti quando ho scritto il libro ho preso 6 cartoni di Maalox perché avevo dei rigurgiti incredibili, proprio per lo sforzo… poi è venuta fuori una cosa molto bella perché il Papy, ci sei? Ce la fai?? Sei connesso???, cioè il libro della Kowalski nella collana di Zelig, è stato primo in classifica diverse settimane nel 2005.
C’è stato un momento in cui nella narrativa al primo posto c’era il Papa, Giovanni Paolo II, e nella varia era primo in classifica il Papy… Un quotidiano titolò Dal Papy al Papa e io fui davvero contento di questa cosa.
Dunque, contrariamente a ciò che si pensa, i comici non trasferiscono pedestremente i testi teatrali nei libri, ma c’è un lavoro alle spalle…
C’è un lavoro, sì. Non si deve stravolgere il testo, ma renderlo adatto al lettore, altrimenti è meglio fare un dvd o un audiolibro, come ho fatto anch’io tempo fa per Kowalski, registrando direttamente lo spettacolo.
Farà parte ancora della trasmissione con la nuova edizione di Zelig? E quando riprenderà l’appuntamento televisivo?
Fin da adesso vi comunico che Zelig comincerà l’ultima settimana di settembre. Non porterò più il personaggio del Papy, perché il Papy ultras ormai è un personaggio non dico obsoleto ma… sono quattro anni che lo faccio a Zelig e questa volta voglio far vedere il Pino Campagna attore, cercando anche un maggiore “spessore” comico. Non per rinnegare il Papy che mi ha dato un successo incredibile, grazie a lui vengo riconosciuto per strada e so che le sue frasi sono usate nel linguaggio comune, ma la televisione brucia moltissimo le tappe e quindi – faccio una battutaccia – “è meglio che le donne basse non vadino in televisione se no sono bruciate, perché la televisione brucia le tappe”…
Nelle pagine di Wuz trovate anche:
Le interviste
Ale & Franz
Beppe Braida
Geppi Cucciari
Maurizio Milani
Franco Neri
Checco Zalone
Recensioni
Claudio Bisio, Ficarra e Picone, Paolo Migone
Ridere fa bene!
Del perché l'economia africana non è mai decollata di Maurizio Milani
| 08 giugno 2007 | | Di Giulia Mozzato |
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