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Libertà d’azione e comunione d’istinti: il cinema secondo Martin Scorsese
Martin Scorsese è stato recentemente in Italia per presentare in anteprima alla Festa del Cinema di Roma il suo ultimo film, The Departed, da pochi giorni nelle sale e già in testa alle classifiche italiane dei film più visti, mentre è ancora nelle prime posizioni negli Stati Uniti. In occasione della sua venuta gli è stato finalmente consegnato l’importante Premio IOMA (Italian Online Movie Awards) per la miglior regia, vinto nel 2003 con Gangs of New York. Ecco, in questa intervista, le opinioni del grande regista italoamericano sul suo ultimo film e sulla sua concezione di regia.
Può dirci che cosa ha significato per lei e per la sua esperienza professionale questo suo ultimo film?
Questo film è stato concluso poco prima della sua presentazione nelle sale e si è trattato di un esperimento molto innovativo anche professionalmente: questo grazie all'importante contributo di Leonardo Di Caprio, Matt Demon, Jack Nicholson, Mark Wahlberg che mi hanno permesso di convincere gli Studios di Hollywood a darci la possibilità di sperimentare, di assumerci – in maniera limitata naturalmente - dei rischi, il che ha dato un’impronta di credibilità e di onestà intellettuale all’intero film. Altre figure sono state fondamentali per ottenere questo risultato, come lo sceneggiatore, il filmmaker…e così, tutti insieme abbiamo potuto presentare direttamente al pubblico, e con soddisfazione, il nostro prodotto finito.
 | | Martin Scorsese e Jack Nicholson | The Departed dovrebbe essere l’ultimo film che intende fare ad Hollywood. Perché tanti registi di talento decidono di abbandonare Hollywood?
Sappiamo tutti bene che a Hollywood ci sono maggiori disponibilità per finanziare un film, e quando si ha a disposizione più denaro, in genere si corrono meno rischi. In questo caso, per The Departed ho avuto la fortuna di ricevere sostegno da parte della Warner. Nonostante molto del materiale in questione fosse difficile, hanno dimostrato molta disponibilità e pazienza. Però non so francamente quanto questo atteggiamento possa ripetersi: spesso e volentieri c’è una grande distanza tra quello che Hollywood pretende e il tipo di film che interessano a me. In questo caso ho avuto molta fortuna sia per quanto riguarda gli Studios che per il cast.
E il suo prossimo film?
 | | Martin Scorsese e Robert De Niro | Il prossimo film invece è totalmente diverso: Silence, basato su un libro omonimo di uno scrittore giapponese Shusaku Endo, un lavoro che volevo fare già da quindici anni, e quest’anno è stata completata la sceneggiatura. Detto questo non posso escludere che se un domani mi dovesse capitare un’occasione paragonabile a quella di The Aviator o di The Departed e avessi l’assicurazione d’avere la libertà d’azione che mi è stata data in questi casi, sarei tentato di cedere ancora una volta a quella che ormai è diventata più di una malattia, è una tossidipendenza: gli Studios vengono da te, ti fanno intravedere qualche cosa che brilla e tu immancabilmente cadi in ginocchio e segui questa scia profumata...
Avendo fatto tre film con Di Caprio e sette con De Niro, è possibile fare un confronto tra queste esperienze?
Non penso mai a Leo facendo riferimento a tre film, penso piuttosto a una collaborazione che dura ormai da sei anni. De Niro e Di Caprio sono persone molto diverse, ma per me è come se tutti e tre avessimo lavorato su un lungo progetto composto da più sezioni e in questo processo abbiamo scoperto una “comunione d’istinti”, perché il lavoro che facciamo insieme è basato per la maggior parte sull’istinto. Io ovviamente avendo trent’anni più di Leonardo, non posso condividere lo stesso contesto – come avviene nel caso di De Niro di cui sono coetaneo - per via della differenza d’età, però gli istinti sono in comune. Devo dire che se ci si crede, se si sviluppano insieme, allora è possibile sviluppare un processo, una modalità di collaborazione come questa che dura ormai da quasi sette anni.
The Departed è il remake di Infernal Affairs di Wai Keung Lau e Siu Fai Mak del 2002: da un film d’ispirazione cinese alla mafia irlandese. Come mai la scelta dell’Irlanda e non della criminalità organizzata italiana?
 | | Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio | È ovvio che l’ispirazione originale si basa sulla mafia cinese, però è stato l’autore della sceneggiatura, un americano di origine irlandese, nato e cresciuto a Boston, a decidere di trasporre questo contesto in quello irlandese-americano e tra la malavita irlandese. Ho giudicato questa sua sceneggiatura assolutamente convincente. E poi ho sentito molto interessante il rapporto che intercorre tra lealtà e tradimento, tra fiducia e tradimento. Ed è particolarmente riuscito (per me è molto importante la mia reazione istintiva nei confronti di una sceneggiatura) il modo in cui viene raffigurato il mondo irlandese: il cattolicesimo, il senso profondo di fatalismo, e anche una forma di umorismo fatalista. Ecco, la decisione della trasformazione da un contesto cinese a uno irlandese non è mia, ma dello sceneggiatore.
Ha parlato della mafia italoamericana e di quella irlandese. Esiste un conflitto tra immigrati irlandesi e italiani?
Non è così semplice: c’era un conflitto molto aspro tra immigrati italiani e irlandesi, essendo questi ultimi arrivati per primi – conflitto che non ho vissuto in prima persona, ma che ho conosciuto attraverso i racconti di mio padre e di mio nonno. Non è possibile affermare senza ombra di dubbio che lo sviluppo della mafia o della criminalità organizzata sia dovuta a questa lotta per il predominio, però è certamente vero che gli italoamericani hanno avuto la necessità di tutelare le loro cose e le loro persone da soli, perché la polizia era per lo più irlandese e non era tenera nei loro confronti..
Come mai ha scelto di fare un remake?
LaQuesta è la mia terza esperienza di questo tipo e, come è accaduto in altre occasioni, ero tentato inizialmente di lasciar perdere, però ho iniziato a leggere molto lentamente, pagina dopo pagina, la sceneggiatura e, arrivato a pagina venticinque, non riuscivo a staccare gli occhi dal foglio. Il mondo descritto in questo film è assolutamente affascinante e per me non era importante che si trattasse di un remake! Pensavo che, nel girare The Departed, avrei potuto imparare qualche cosa anche in considerazione che, diversamente da altre mie esperienze, questa volta non c’è soltanto una storia, ma una trama molto forte, intrecciata a una grande profondità psicologica ed emotiva dei personaggi. Ed è per questo che ho parlato di lavoro sperimentale e sono grato di aver avuto l’occasione di lavorare su quella che, secondo me, è una sceneggiatura straordinaria.
The Departed: la recensione
Biografie e filmografie: Martin Scorsese, Leonardo Di Caprio, Matt Damon, Jack Nicholson
| 16 novembre 2006 | | Di Grazia Casagrande |
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