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INTERVISTA

Elio Germano racconta il suo cinema


Durante l'incontro della rassegna “OffiCine - fare cinema” allo Spazio Cinema Anteo, Elio Germano ci ha raccontato la sua ultima interpretazione nel film La nostra vita, di Daniele Luchetti. Nel corso del dibattito, avvenuto in presenza del critico Maurizio Porro, l’attore ci ha parlato della regia e del suo modo di intendere il cinema.

Leggi la recensione del film


Il modo Daniele di fare cinema è sicuramente il risultato di un’indagine sulla realtà, un’indagine che cela un grande interesse e una profonda volontà di restituirla nella maniera più efficace...

I film di Daniele mostrano una sorta di rispetto per la vita, un rispetto che sembra quasi impedirgli di incasellarla nelle rigide questioni del cinema. Io credo che lo spettatore riesca in qualche modo ad avere questa percezione, la percezione di una storia che sembra accadere davanti ai suoi occhi e che, per un attimo, si dimentica della ricostruzione cinematografica. Per quanto riguarda il mio ruolo, mai come in questo caso ho cercato di farne una persona e non un personaggio, cercando di non appiattirlo in una definizione, di farlo respirare, di farlo accadere in scena...


Ho letto che è una sorta di film “improvvisato”, dove Daniele ha pedinato una realtà che era in divenire.Tutto questo ha voluto dire che c’è stato un grosso margine di emotività personale tua e degli altri attori o che è stata piuttosto una condizione di spirito con cui avete affrontato la cosa?

Diciamo che c’era un precisa consapevolezza delle dinamiche emotive del personaggio. Quello che ci siamo permessi è stato di fare in modo che le cose avvenissero come nella vita,  invece di ripetere le battute, abbiamo cercato di trovare le parole in scena.

Cosa ci dici della polemica seguita al discorso che hai pronunciato durante la cerimonia di premiazione?

Ho semplicemente voluto approffitare dell’occasione per poter esprimere la mia opinione riguardo un problema che c’è in Italia, che è poi anche uno dei temi del film, ossia la distanza tra istituzioni e popolazione. Nel cinema c’è una grande distanza tra i talenti e chi questi talenti dovrebbe sostenerli, e questa cosa avviene in molti settori, non solo in quello artistico. Lo stato viene sempre più spesso visto come un ostacolo più che come un aiuto. Il mio è stato il tentativo di difesa della categoria, e degli italiani, che spinti da un profondo amore e un grande ottimismo, riescono a reagire, nonostante tutto... E questa, a mio avviso è una cosa di cui essere orgogliosi e io ci tenevo particolarmente a manifestare il mio orgoglio.  

Vai alla colonna sonora del film

Leggi l'intervista a Daniele Luchetti  



01 giugno 2010 Di Angela Contigiani


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