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INTERVISTA

X-Men le origini: Wolverine. Intervista a Hugh Jackman e Gavin Hood.
 

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Nominato da People “uomo più sexy del 2008”, Hugh Jackman – che non ha  problemi di vertigini, visto che, poco prima della nostra intervista, si diverte a posare per beneficenza calandosi a doppia corda da un palazzo - sembra che si stia abituando all'idea del suo sex appeal, con grande divertimento di Gavin Hood, regista di X-men le origini: Wolverine.
In questa intervista abbiamo chiacchierato sia di come sia lavorare con Liev Schreiber sia dei sentimenti della troupe quando si è saputo che il film era apparso in copia pirata sul web.
 


Hugh qual è la cosa che più ti attrae nel recitare Wolverine?

È la sfida di impersonare qualcuno che è costantemente in guerra con se stesso. C'è un conflitto in atto. Ci sono il controllo e il caos. L'animale e l'umano. La cosa migliore è che Wolverine vuole trovare una connessione con il mondo da una parte, ma dall'altra vorrebbe sfuggirvi e stare completamente da solo. Entrambe le scelte lo atterriscono e lo eccitano allo stesso tempo. Come attore sono questi dualismi le cose che cerchi in un personaggio. Non avrei mai pensato di poterle trovare in un fumetto, ma alla fine, non è difficile trovarle persino in un film? Perciò sento che quando sono approdato a Wolverine – anche se non avevo molte altre alternative a quei tempi – ho avuto un gran colpo di fortuna.

E com'è stato recitare nei suoi panni per la terza volta?

Aver recitato un personaggio che per tre film non ha alcuna idea del suo passato – nessuna idea di quanti anni abbia, dove sia stato o cosa gli sia successo (al di là del fatto che, qualsiasi cosa sia, probabilmente è stata terribile) e alla fine riuscire a riempire questi buchi neri è stato veramente grandioso.

Quante scene acrobatiche hai interpretato personalmente?

Non so esattamente quante, in percentuale, ma effettivamente...

interviene il regista Gavin Hood
Molte!


Beh, sì, in molte sono io. Mi diverto a girarle, devo ammetterlo. Ho un po' di background sportivo e un po' di background come danzatore; per me le scene acrobatiche sono un po' tutte e due. Mi sono realmente divertito a girarle e credo che il pubblico se lo meriti. La gente è intelligente e si accorge se stai usando una controfigura o meno... il che significa che, se lo puoi fare da solo, questo aiuta il pubblico a entrare appieno nella scena.

Quali sono stati l'effetto speciale e la scena più difficili da realizzare?

risponde Gavin Hood
Senza dubbio la sequenza del tuffo di Hugh completamente nudo nella cascata. Hugh si è ovviamente rifiutato di lanciarsi e non ho trovato nessuno stuntman disposto a farlo, di conseguenza siamo dovuti intervenire in maniera digitale. Non potevamo riprenderlo frontalmente - per ovvi motivi - e quindi abbiamo dovuto inventare un effetto computerizzato tridimensionale che facesse al nostro caso.


Per me senz'altro la scena in cui, a bordo di una motocicletta vengo inseguito con un elicottero a cui mi aggrappo al volo. Durante la ripresa mi dovevo aggrappare al rotore e per farlo mi sono tagliato più volte, è stato veramente complicato. Non parliamo poi della scena in cui sono immerso nella famosa vasca per l'esperimento che mi renderà invincibile. Sono rimasto ammollo in acqua per due giorni interi prima di avere la scena buona, non riuscivo a comunicare con Gavin da lì dentro, abbiamo tentato di inserirci dei microfoni ma non ha funzionato, poi ci siamo dovuti inventare una specie di codice morse ma alla fine ce l'abbiamo fatta.
 




Com'è stato lavorare con Liev Schreiber? Non l'avevo mai visto così spaventoso o “fisico” in un film prima d'ora…


È stata la prima persona che ho voluto nel film. Abbiamo lavorato insieme in Kate e Leopold e lì fece questa mossa acrobatica incredibile che proprio non andava fatta (presumo si riferisca alla scena dell'ascensore, N.d.T.). A quel tempo, era la cosa più impressionante che avessi visto. Liev fisicamente è incredibilmente forte e agile, perciò sapevo che poteva fare la parte meglio di chiunque altro ed ero eccitato all'idea che la gente non pensasse che fosse capace di farlo.
Nessuno sa come fare la parte del cattivo come gli inglesi. Voi, ragazzi, avete creato i migliori cattivi al cinema di tutti i tempi. E Liev sa cosa significa. Sa quanto in profondità si debba scavare. Lui ha la fisicità dalla sua, è minaccioso, e ci prova gusto. Ha anche dei muscoli niente male! Ha tutto quel che serviva e sono proprio fiero della sua performance.


risponde Gavin Hood
Anch'io ne sono fiero. Avevamo bisogno di un attore capace d'essere un degno antagonista. Ma ne avevamo bisogno su due livelli: qualcuno in grado d'essere fisicamente credibile contro Hugh Jackman – voglio dire, Hugh è snello adesso, ma prima era così grosso! Era terrificante. Ha lavorato duro: ogni giorno, alle 4.30 del mattino, non importa a che ora avessimo smesso di girare, Hugh si allenava per rimanere in forma perfetta – e, ancora di più, avevamo bisogno di qualcuno con quella sorta di potere drammatico che ci potesse dare un cattivo forte e intelligente, in grado di rendere credibile Hugh come confuso fratello minore.
Penso fosse molto importante rendere i due personaggi fratellastri. I fans più tradizionalisti hanno qualcosa da ridire a tal proposito: alcuni dicono che Victor Creed non è il fratellastro di Wolverine, altri sostengono che lo sia, poiché nell'originale comapre il personaggio Dog, che poi diventa Sabretooth. In effetti, durante le mie ricerche, sono stato piuttosto combattuto in questo dilemma, ma alla fine ho scelto senza paura di propendere per la versione in cui Victor Creed è il fratellastro di Wolverine. Perché? Perché come drammaturgo, quando cerchi un conflitto emotivo, beh, tutti sappiamo bene che i conflitti emozionalmente più forti sono quelli all'interno della famiglia.


Qual è stata la vostra reazione alla notizia della famosa copia pirata circolata qualche mese fa in internet? Siete impazziti di rabbia?
Hugh risponde ridendo Il giorno dopo ero sul set come sempre e vedere tutti lavorare duramente per finire il film, giorno e notte a ritmi massacranti, beh, ci ha spezzato il cuore – Gavin non ha dormito per diverse notti. Ma la versione pirata era vecchia di mesi, senza alcun effetto speciale, un po' come una Ferrari senza motore, capisci? E poi ci sono stati tutti i blogger e le community online che, reagendo negativamente all'accaduto, ci hanno dimostrato un affetto incondizionato e incoraggiato ad andare avanti. Ora credo che ci siamo lasciati davvero tutto dietro alle spalle e sono sicuro che i fans, quelli che realmente sono interessati al film, lo vorranno vedere sul grande schermo.


Hugh, in passato hai dichiarato di esserti ispirato a personaggi come Mad Max e l'ispettore Callaghan per interpretare Wolverine. Che cosa ti hanno lasciato dentro e cosa hai preso da loro?

All'inizio c'erano tutte le icone dell'antieroe dentro di lui, Wolverine rappresenta un po' l'archetipo di un genere, una sorta di super-antieroe non troppo simpatico, con diverse sfaccettature, spigoloso sotto tutti i punti di vista. Fondamentale per la riuscita del film è stato avere Gavin Hood al timone, me ne sono accorto sin dal primo momento che ne ho parlato con lui, è riuscito a non farmi adagiare nonostante siano ben 10 anni che vesto i panni di Wolverine, a stimolarmi giorno per giorno, a spingermi a dare sempre di più. Non è stato semplice passare da una storia corale che faceva del cast numeroso il suo punto di forza ad una storia incentrata su un singolo personaggio, ma lui c'è riuscito alla perfezione.

Gavin, cosa ti ha spinto ad accettare la grande sfida di dirigere un film così diverso dal tuo solito e così atteso in tutto il mondo?

All'inizio, quando Hugh mi ha contattato per propormi la regia di Wolverine, ammetto di esser stato molto sorpreso. Non avevo mai fatto niente del genere e soprattutto quello che mi proponeva era un film diverso da tutti gli altri di X-Men, un film d'azione ma anche molto sentimentale incentrato su un personaggio duro, ma dotato di una grande sensibilità, la cui evoluzione doveva sobbarcarsi tutto il carico emozionale e narrativo della saga. Questo mi ha affascinato più di tutto. Quando ho letto per la prima volta il fumetto ho scoperto molte cose che non sapevo e che avrei voluto raccontare su Wolverine. Lui è uno che infrange le regole dei supereroi solitari che non hanno bisogno di nessuno per sopravvivere, è uno che disprezza se stesso e che fa molta autoanalisi. E' in conflitto con se stesso, ma cerca di legarsi alle persone - al contrario del suo antagonista Victor Creed, il fratello cattivo che incarna il suo opposto e con cui dovrà fare i conti.

C'è un non so che piuttosto sexy in Wolverine, non è vero?

Gavin Hood
Credi? Bene. Allora vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro...


È qualcosa a cui hai lavorato consciamente?
No, non è qualcosa a cui ho pensato in particolare. Devo ammetter che il mio intento con la fisicità del personaggio era di evocare qualcosa tipo quella scena de Il Promontorio della Paura, quando Robert De Niro si toglie la camicia e... beh, io, lo ammetto, ero un po' spaventato. C'è qualcosa in lui di così grezzo, potente e pericoloso. Ecco, questo è più o meno quello che volevo.


Gavin Hood
Ti dirò di una scena in cui so che ci siamo riusciti - facciamo finta che Hugh non sia qui con noi - ok? Beh, nella scena in cui Hugh corre attraverso i campi, ecco, per qualche strana ragione tutte le donne in produzione hanno ritenuto necessario andare a controllare che tutto nella loccation fosse perfetto quel giorno. È stato incredibile. Erano tutte là! [ride]


Pensando in un'ottica futura, vede il suo coinvolgimento in altri film della saga?

No, per il momento non c'è alcun coinvolgimento nei prossimi film di X-Men, so che in giro ci sono molte sceneggiature, altre storie pronte ad essere esplorate, ma per il momento la mia attenzione è su questo film e sulla sua riuscita.
 

Intervista di Alexander Pashby per Lovefilm.com – 20 aprile 2009
Traduzione di Sara Marchesi  


19 maggio 2009  


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