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Anna Bonaiuto, la voce del riccioHa regalato la sua splendida voce alla portinaia Renée nell'audiolibro dell'Eleganza del riccio che sarà presto in libreria. La scopriamo appassionata lettrice e ci svela che il suo lavoro è uno dei pochi che non vede discriminazioni di genere...
L'inchiesta di Wuz: Così siamo, se vi pare: il mondo delle donne
Nata in Friuli da genitori napoletani, Anna Bonaiuto vanta un carriera di successo tra cinema e teatro. Al cinema la ricordiamo in L’amore molesto di Mario Martone, per il quale ha vinto sia il David di Donatello sia il Nastro d’argento, e nel più recente Il Divo di Paolo Sorrentino. Ha vinto il Premio Ubu per il teatro con Sabato, domenica e lunedì, per la regia di Toni Servillo, e il Premio Eleonora Duse. Nei teatri italiani in questi mesi sta spopolando la commedia Il dio della carneficina, di Yasmina Reza, con la regia di Roberto Andò che la vede protagonista accanto ad Alessio Boni, Michela Cescon e Silvio Orlando. E in libreria troveremo l'audiolibro de L'eleganza del riccio in cui regala la sua voce a Renée, la portinaia-filosofa. Scopriamo così che leggere è una sua grande passione.
Un audiolibro con Emons dal bestseller L'eleganza del riccio di Muriel Barbery. Com'è nata l'idea, com'è stata coinvolta in questo progetto?
L’idea è partita da Silvia [Nono, tra i responsabili della casa editrice, ndr] che io conosco da tempo e che è un’appassionata di libri come me. Immagino che Silvia mi avesse sentita già alla radio perché io per Rai Tre ho registrato tre/quattro romanzi (quelli che trasmettono al mattino) ad alta voce. Mi piace molto questo lavoro, mi piace anche perché ho scoperto che c’è sempre più gente che ascolta i romanzi avendo poco tempo per leggere. In questo modo li sente facendo altro.
Come si affronta la lettura di un romanzo?
Bisogna che l’attore metta la propria sensibilità nella comprensione di un testo, del suo stile, ma che lasci in primo piano l’autore e non se stesso. La lettura non è un’esibizione personale, narcisistica, è il far comprendere il più possibile, oltre alle parole, lo spirito di un romanzo.
Aveva già letto L’eleganza del riccio precedentemente?
No, per una diffidenza verso i bestsellers... È un libro molto piacevole, anche molto poco realistico, se devo dire. Un romanzo che "parla d’altro" inventando questi due personaggi strani, molto reali, molto concreti nelle loro cose, ma anche un po’ speciali, non facilmente reperibili nella realtà. È un romanzo molto piacevole, che si legge proprio volentieri, pieno di riferimenti, associazioni letterarie, cinematografiche...
 | | dal 18 marzo in libreria | Ha amato il suo personaggio, la portinaia Renée?
È una donna che non può che fare simpatia, no? Rude, così intelligente che dice “mi vesto da portiera, nessuno deve sapere che c’è dell’altro"... un’invenzione, diciamo.
Qualche personaggio letterario l'ha colpita nel profondo, l'ha condizionata nel suo lavoro?
Sì, innumerevoli, perché credo che nella letteratura ci siano dei personaggi teatrali straordinari. Teatrali nel senso che sono raccontati con esattezza fisica, comportamentale, psicologica: ricchissimi. Io penso che un attore debba leggere molto per capire chi ha scritto e approfondito l’animo umano prima di lui. Ce ne sono tanti!
Evidentemente lei è una lettrice forte. Ha una preferenza di genere?
Leggo di tutto. Ma in particolare ci sono ancora classici che non ho letto, e che sono sempre una grande gioia. Ma anche tra i grandi scrittori contemporanei, mi è capitato di leggere un libro e voler poi leggere tutti i libri di quell'autore. Leggo davvero un po’ tutto.
Il lavoro di attrice vuol dire essere continuamente in movimento, avere impegni pressanti. Questo le ha imposto scelte difficili nel privato? Riesce a conciliare facilmente la sua vita personale con quella professionale?
Tornando ai libri... abbiamo la possibilità di leggere molto. Perché le giornate sono lunghe e poi, dato che facciamo sempre le stesse città, le conosciamo talmente bene che il pomeriggio si passa a letto in camera d’albergo a leggere. Poi c’è anche una predisposizione alla vita raminga. C’è chi non ama proprio la casetta, ecco, io faccio parte di questi.
L'essere donna ha condizionato in qualche modo la sua credibilità? È riuscita a imporre il suo punto di vista con la medesima autorevolezza di un uomo?
Questo vale soprattutto per il cinema, per il teatro credo che - se è vero che ci sono meno ruoli femminili di quelli maschili (il rapporto tra uomini e donne in una commedia è senza paragoni) – il teatro sia proprio donna. Se uno considera questo lavoro come qualcosa di serio o qualcosa sempre in movimento, qualcosa in crescita, un risultato si ottiene. È un lavoro continuo, ogni volta per me è come ricominciare da zero, rimettermi in discussione, cambiare tipo di personaggi, fare cose diverse, e questa è la strada. Solo nel teatro c’è questa parità e solo nel ruolo di attrice, perché il discorso cambia con le registe donne, per le quali tutto diventa più difficile. Ci sono lavori che vengono considerati maschili... in realtà quasi tutti al mondo. Ma quello dell’attrice no: per forza c’è il ruolo femminile, quindi ci deve essere spazio anche per la donna. Il teatro per noi è il luogo meno duro.
La sua passione per la lettura mi incuriosisce su un altro tema affine: non ha mai pensato di scrivere per il teatro?
No, non ci ho mai pensato. Anche perché non so se mi sento all’altezza, ho molto timore, molto pudore di queste cose e non è facile scrivere per il teatro, non è facile per nulla.
Neanche per una persona con la sua grande esperienza?
Non è perché uno legge molto che poi sappia anche scrivere. Magari potrei anche scrivere, ma non ho mai provato. Preferisco parole di altri, perché ci sono tanti autori bravi in giro, quindi va bene così.
Tra i testi dei tanti in giro bravi, cosa porterà sulle scene la prossima stagione? Ha già qualche progetto?
Da una parte dovrò riprendere lo spettacolo che sto facendo ora perché sta avendo un successo esagerato. È un testo di Yasmina Reza, Il dio della carneficina. E poi... ma ancora non ne voglio parlare, c’è un grande scrittore italiano che mi sta scrivendo una cosa...
 | Il dio della carneficina, di Yasmina Reza. Regia di Roberto Andò, con Anna Bonaiuto, Alessio Boni, Michela Cescon e Silvio Orlando
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| 27 febbraio 2009 | | Di Giulia Mozzato |
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