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INTERVISTA

Intervista a Dennis Gansel, regista del film Die Welle - L'Onda

Il regista Dennis Gansel è stato accolto dal pubblico della ventiseiesima edizione del Torino Film Festival con sorprendente entusiasmo – aveva partecipato anche nel 1995 con un cortometraggio, quando ancora studiava alla scuola di cinema di Monaco –. Il film Die Welle, presentato nell'ultima edizione, ha coinvolto le moltissime persone presenti in sala, non solo per il contenuto, ma anche per le scelte stilistiche, che hanno suscitato applausi e totale approvazione degli spettatori. Alla proiezione è seguito un breve dibattito con Gansel, ma la maggior parte delle domande che gli sono state rivolte vertevano sugli elementi politici evocati nel film e sui possibili parallelismi con l’attuale situazione italiana.
Il giorno dopo la proiezione, incontrandolo nella hall di un centrale hotel torinese,  abbiamo deciso di parlare d’altro:


Quali variazioni sono state apportate al film, rispetto al romanzo a cui è ispirato?

Abbiamo cambiato parecchi particolari del romanzo, anche perché lo abbiamo riadattato ad un contesto diverso da quello di origine, la California, decidendo di ambientarlo in Germania in un tempo attuale. In particolare, abbiamo cambiato l’inizio e la fine del romanzo, per dare più forza al film. Nel finale, in realtà, non c’erano stati colpi di pistola, ma ci sembrava che lo stratagemma dell’omicidio e del suicidio avrebbero reso con più vigore il risultato tragico a cui l’Onda aveva condotto i ragazzi, per questo ci è sembrato opportuno aggiungere questo elemento.

Anche nel libro era la pallanuoto lo sport praticato dai ragazzi? È stato inserito per particolari esigenze di regia o per esprimere meglio la realtà in cui erano coinvolti i protagonisti?

Voleva essere un omaggio a Nanni Moretti! (dice ridendo). In origine lo sport praticato dai ragazzi era il football. Però io sentivo la pallanuoto più vicina alla mia esperienza, perché l’ ho praticata per molto tempo ed è più veloce, più aggressiva del football. Si può considerare anche un modo per trasporre l’idea dello spirito di squadra trasmesso dall’Onda (Die Welle), il fatto di essere uniti, uguali e lottare contro i diversi credendosi i migliori. I ragazzi nel film, alla fine, hanno vissuto anche lo sport in questo modo.  Inoltre, questa scelta offre il vantaggio di poter girare delle scene in acqua, che sono sempre apprezzabili da un punto di vista estetico e della resa cinematografica.

Quindi, c’è qualche elemento autobiografico nel film…

Certo, ce ne sono moltissimi, almeno per quanto riguarda la mia esperienza. Anch’io al liceo dirigevo la compagnia teatrale, come il Denis del film. Per questo ho inserito esattamente gli stati d’animo e i vari atteggiamenti che vengono assunti da chi svolge un lavoro di regia: ci sono momenti di tranquillità, momenti in cui serve essere autoritari e alzare la voce, momenti di soddisfazione. L’idea di mettere in scena questo film mi è venuta dai racconti di mia nonna, la quale si era lasciata incantare da Hitler per il fatto che era riuscito a far sentire i suoi seguaci tutti uguali, uniti verso lo stesso obiettivo, tanto che perfino la figlia del dentista, che apparteneva ad una classe sociale molto più alta della sua, la invitava alle feste dei Nazi. Ho riflettuto sul fatto che molte persone dichiarano che se avessero vissuto in quegli anni si sarebbero unite alla resistenza, ma i fatti parlano chiaro: ottanta milioni di persone non l’hanno fatto, si sono lasciate coinvolgere psicologicamente dai nazisti.

È possibile che gli attori che lavorano ad un film come questo, possano esserne condizionati psicologicamente, fino magari a credere parzialmente nell’Onda?

Il lavoro che si svolge sul set è frammentato, perciò gli attori non vivono interamente la vicenda, ma a pezzi. Però abbiamo notato alcune cose strane; non che gli attori si siano fatti condizionare dalle pressioni psicologiche evocate dal film, ma è curioso che, durante la pausa pranzo, gradualmente, coloro che avevano recitato la parte dei ragazzi coinvolti nell’Onda tendevano a sedersi insieme, separati dagli altri. Non significa niente, ma è stato un piccolo shock.


L’ambiente scolastico ricorda a tratti quello di Donnie Darko. Secondo te, perché si può avere questa impressione? Ti sei ispirato un po’ a quel film?


Gran bel film, ma non mi ci sono ispirato. Certo, ci può essere qualche somiglianza, ma le scuole americane sono completamente differenti da quelle tedesche. L’unica cosa a cui mi sono ispirato è la realtà. Ho voluto riprodurre con esattezza quelli che sono i discorsi dei ragazzi del liceo, come la pensano, come si esprimono e si comportano. Su questo aspetto ho lavorato molto. Ad esempio, quando si parla di nazismo i ragazzi reagiscono davvero più o meno tutti allo stesso modo, dicendo che è una schifezza e che non si ripeterà mai più in Germania. Così dicono anche i ragazzi nel film.

In Die Welle la musica svolge un ruolo fondamentale. In che modo hai selezionato i brani? E perché si tratta maggiormente di musica rock?

La musica è uno dei mezzi con cui tutti i governi autarchici cercavano di conquistare le simpatie dei loro elettori e attirarli in una sorta di paesaggio incantato, dove ci si divertiva, si stava bene. Ambientando il film in tempi moderni, ho deciso di utilizzare i brani che mi sembravano evocare meglio l’idea di divertimento, di coinvolgimento, pensando anche a quello che piace a me. Lo stesso ho fatto con internet, lo strumento di aggregazione per eccellenza, basti pensare a facebook, myspace e altri portali che intrattengono milioni di giovani e hanno un fortissimo potere su di loro. Ho scelto la musica rock per il forte impatto che riesce ad avere, per la potenza con cui trascina i giovani d’oggi.

Ripensando anche a ciò che si è detto ieri sera in sala, dopo la proiezione di Die Welle, ci può dire se questo è da considerarsi un film politico o di educazione?

Nel film si accenna alla politica, ma l’Onda va ben oltre l’ideologia. Il coinvolgimento in un gruppo autarchico può avvenire a prescindere dallo schieramento di destra o di sinistra. I ragazzi del film avrebbero potuto essere anche socialisti, non importa, il loro atteggiamento sarebbe stato questo, la vicenda sarebbe sfociata in tragedia. La rappresentazione è focalizzata più sulla pressione psicologica che viene esercitata su questi studenti e il fanatismo a cui vengono condotti.

Questo è un film prettamente cinematografico che necessita del grande schermo per essere compreso davvero. Qual è il suo rapporto con la futura diffusione in dvd?

Spero che molte persone vadano a vedersi Die Welle al cinema, ma sono una persona realista e mi rendo conto che ormai sempre meno gente lo fa. Rassegnato al fatto che probabilmente i più lo guarderanno in casa, devo anche abituarmi all’idea che queste persone se lo scaricheranno da internet. Ormai fanno tutti così.

25 novembre 2008 Di Anna Zizola


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