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Il papà di Giovanna: Pupi Avati e i suoi straordinari attoriQuesto incontro vede riuniti uno dei più amati registi italiani e alcuni dei maggiori attori di questo paese, tanto che il protagonista, Silvio Orlando, ha conquistato la Coppa Volpi come miglior attore alla 65. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
La recensione a Il papà di Giovanna
Questo film è davvero inquietante, si può quasi parlare di un horror psicologico in cui regista e attori hanno espresso elementi nascosti di sé.
Pupi Avati - Se è inquietante il personaggio di Silvio Orlando, lo sono anch'io. La vita infatti non mi ha esentato di interpretare il ruolo di padre. Ho tre figli e in particolare una figlia ha avuto momenti di difficoltà in adolescenza, e io stesso ho sofferto di diversi problemi da ragazzo. Sono stato sempre accanto a mia figlia quando stava male e c'è molto di me nel monologo che Michele dice nel film. In tutte le storie d'amore c'è sempre uno sbilanciamento. È nelle cose della vita. Sono, ad esempio, convinto di aver amato mia moglie più di quello che lei abbia amato me. L'amore e l'amicizia sono comunque il fil rouge di tutti i miei film.
Francesca Neri - Quella che interpreto è una madre terribile, mi ha fatto soffrire da quando ho letto la sceneggiatura. Oggi però la giustifico, mi fa quasi tenerezza. Non si può mai giudicare dall'esterno, bisogna vivere certe situazioni per sapere come ci si comporterebbe. Quella figlia aveva da sempre un rapporto privilegiato con il padre e quindi può essere anche la logica conseguenza che il genitore meno legato alla figlia, la madre, non sappia starle vicino in presenza di un fatto traumatico.
Silvio Orlando - In realtà il lavoro è stato semplice perché nasce da un copione solido. C'era il bisogno di raccontare una storia forte, senza reticenze, che toccasse nel profondo. Il clima sul set poi era molto armonioso.
Lavorare con Avati è un po' come doveva essere per un operaio lavorare alla Magneti Marelli, cioè in una vecchia azienda in cui il padrone era fondamentale. Pupi è sempre attento ed è interno, non al di sopra o al di fuori del gruppo. E poi c'era una squadra di attori molto forte e da subito si è instaurato un rapporto speciale con Alba, un feeling che mi ha aiutato moltissimo. Non ho figli e quindi ho dovuto costruirmi in tutto e per tutto quello che può essere un rapporto padre-figlia.
Alba Rohrwacher - Il mio era un personaggio difficile, ma sono stata fortunata perché mi sono sentita, e sono stata, sempre protetta. Pupi sapeva esattamente quello che Giovanna doveva essere: bastava ascoltarlo per rispondere emotivamente a quello che voleva. E poi ho avuto vicino un attore come Silvio Orlando, era sufficiente guardarlo...
Ezio Greggio - Per me è stato un onore e un piacere lavorare in questo film. Il carattere che ho interpretato era molto ben delineato e io sono entrato nel personaggio e nel cast in punta di piedi, con molta umiltà.
Serena Grandi - Per me è stato un vero miracolo essere chiamata a lavorare in questo film. Qui ho un ruolo assolutamente diverso da quelli che ho sempre interpretato: sono su di una sedia a rotelle.
Conclude con alcune notazioni generali Pupi Avati
Ho girato gran parte del film a Cinecitàà, grazie anche ai rapporti con Cinecittà di mio fratello. Là è stata ricostruita la casa di Bologna in cui abitavo da bambino e gli scenografi l'hanno ricostruita con una minuziosità quasi maniacale. Quando ho visto il loro lavoro completato, mi sembrava di essere davvero nella casa in cui avevo vissuto per tutta la mia infanzia. Sapevo che poi la storia si sarebbe sviluppata in un'altra direzione rispetto alla mia infanzia, ma doveva assolutamente partire da là.
Lavorare in studio richiede delle competenze e una professionalità diversa che in esterni.
È molto più difficile, è infatti più semplice fotografare il vero e per questo pochi girano in teatro. Si è creato insomma un contesto "televisivo" anche nel cinema. Mi auguro davvero che invece tutto si giri a Cinecittà perché è là il cinema. Lo spunto del film mi è arrivato dalla cronaca dei nostri tempi.
Ero rimasto particolarmente turbato dal delitto di Novi Ligure e mi sono interrogato su ciò che c'è nelle case in cui poi nascono i delitti, o su quello che capita dopo, a distanza di tempo dal fatto di cronaca, quando si spengono i riflettori e la televisione e i giornali non parlano più del fatto. Nel film il padre compie una specie di regressione insieme alla figlia, per restarle accanto e non cessa mai nemmeno per un attimo di amarla e di darle il suo sostegno. Sono sentimenti assoluti e io stesso mi sono commosso davanti a certe scene in cui si possono vedere parti profonde dell'essere umano che emergono, ma questo può avvenire solo in circostanze estreme.
| 16 settembre 2008 | | Di Grazia Casagrande |
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