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INTERVISTA

Intervista a George A. Romero: il leggendario maestro dell'horror



A Milano, in occasione della Milanesiana, abbiamo incontrato il regista che per primo ha avuto l'idea di dare agli zombi il ruolo di protagonista nei suoi film e di utilizzare il genere horror come strumento di denuncia e di spietata analisi dei problemi del nostro tempo.  

È considerato il padre del film horror americano. Lei ha sempre detto però che gli zombi sono un pretesto per parlare d'altro, soprattutto di politica…


Uso questa idea un po’ particolare, quella degli zombi, e continuo a utilizzarla per fare delle istantanee dell’America, soprattutto del suo cuore profondo, quella che chiamiamo “Middle America”. Non voglio fare il predicatore, non mi sento come Michael Moore, esprimo solo la mia opinione, non ho la pretesa di influenzare nessuno. I miei quindi non sono film prettamente politici.


Che cosa l’ha portata al genere horror?

Diciamo che adesso ho un po’ un marchio e tutti mi chiedono di fare film di questo tipo, ma all’inizio la mia motivazione era semplicemente commerciale: pensavo fosse più facile far distribuire il mio film, insomma volevo che il maggior numero possibile di persone andasse a vedere il mio prodotto. Poi ho resistito per dieci anni, ma gli altri film che ho fatto in quel periodo non hanno avuto un grande successo e così sono ritornato agli zombi.
Il loro successo nasce dall’aver avuto questa idea per primo, idea nata assolutamente per caso. Avevo incontrato degli amici che stavano costruendo a Pittsburgh un grandissimo centro commerciale, il primo di quella città. Me l’hanno fatto visitare e ho visto che c’erano dei negozi con provviste e strane cose destinate a rifugi. Gli amici sorridendo mi hanno detto: “la gente potrebbe perfino sopravvivere a lungo qui dentro!”. Allora ho pensato che la vita stava cambiando e che quello era il primo vero primo tempio del consumismo. Poco tempo dopo mi ha chiamato Dario Argento e mi ha detto che aveva i soldi per un altro film e così sono venuto a Roma a scrivere la sceneggiatura e ho deciso di unire l’idea maturata a Pittsburgh con gli zombi ed è stato chiaro che ero io il regista giusto per fare quel film.


Le piacerebbe scrivere una commedia?

Sì certamente! Mi piacerebbe molto, ma io dico sempre che anche i miei zombi sono un po’ commedia. L’ho detto anche a Dario, ma lui finisce col togliere sempre l'elemento di humour!
Ad esempio adesso sto facendo piccoli film a episodi, di quelli che si possono scaricare sui cellulari e sono un po’ stupidi: uno zombi e una vittima, come avviene nei cartoni animati di Will Coyote. C'è uno zombi abbastanza intelligente (probabilmente più di Will Coyote) che sa dove procurarsi i razzi e le bombe, ma alla fine è sempre lui quello che esplode. Salta in aria e ci riprova.


Nei suoi film appare spesso come cammeo, come faceva Hitchcock: è un omaggio o Hitchcock è per lei un modello?


Non è tanto un omaggio. Molti dicono che i miei film ricordano quelli di Hitchcock ma io non credo, soprattutto so di non aver mai rubato nulla da lui. Penso di avere invece come miei maggiori riferimenti Orson Welles o Michael Powell. Circa la sua domanda: faccio piccole parti nei miei film perché mi diverto, in fondo mi sento un po’ un attore frustrato. Da qualche tempo però non entro più in scena, perché è assolutamente troppo faticoso.


Qual è l’attore con cui avrebbe sempre voluto lavorare ma non c’è mai riuscito?

Marlon Brando, ma purtroppo non ce l'ho fatta! A parte Brando, che non ho mai neppure conosciuto,  Herschell Gordon Lewis, Russell Crowe o Ed Harris. Harris è un attore bravissimo e anche un amico, mi piacerebbe fare con lui qualcosa di importante. Abbiamo girato I cavalieri, ma non era un film all’altezza delle sue potenzialità, vorrei  trovare un buon ruolo per lui.


E qualche attore o regista del cinema italiano che lei apprezzi particolarmente?

Non vedo molti film italiani negli Stati Uniti perché, diversamente da un tempo, non vengono facilmente importati, arrivano da noi solo i più famosi. Sono appena stato a Neuchâtel, al festival del cinema, e ho visto una decina di film molto interessanti che non avrei mai potuto vedere negli Usa. E poi non sono uno studioso di cinema, non vado a vedere i film horror che escono per coglierne le differenze e non conosco i vostri attori o registi recenti. Sono cresciuto con Fellini, con film come Ladri di biciclette o Boccaccio '70, penso che Antonioni sia un regista fantastico... Anche per quanto riguarda la cinematografia americana, apprezzo di più i film vecchi di quelli nuovi. Il mio modo di lavorare è un po’ particolare, lavoro sotto traccia, non vivo a Hollywood e non mi interessa tanto conoscere quello che è particolarmente popolare in questo momento.

Ci sarà sempre spazio per fare un bel film horror con un budget molto basso?

Penso sia improbabile soprattutto perché negli Usa adesso è difficile vendere delle idee, i produttori e gli Studios non le capiscono. Vogliono fare quello che pensano che il pubblico desideri e forse hanno anche ragione... Per un po’ hanno fatto grandi film horror spettacolari come Dracula di Coppola o Frankenstein, ma non hanno avuto un ottimo successo. Poi hanno pensato di fare dei piccoli film, come ad esempio Blair Witch Project  un film fatto anche bene che è costato pochissimo. Il problema è che  poi bisogna farlo vedere ed è costato tanto distribuirlo. Quello che costa davvero è infatti vendere i film alla distribuzione. E poi, ad esempio, mio figlio che ha 15 anni vuole vedere quello di cui parlano i suoi amici, non vuole sperimentare e non va a vedere di certo quello che gli dico io. Tutti dicono: andiamo a vedere Io robot, e lui ci va!
È possibile attraversare i generi, Spielberg lo ha fatto, ma ha scelto di fare cose rassicuranti, per famiglie (come E.T.), non certo cose spiazzanti; insomma propone quello che la gente si aspetta di vedere; Minority Report forse è il film più complesso in questo senso.
Credo che qualcuno potrebbe fare un bellissimo Dracula, lavorando proprio sul libro di Stoker, ma dipende da chi è coinvolto nel progetto.  


Leggi la biografia e la filmografia di George A. Romero

17 luglio 2006 Di Matteo Baldi


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