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HOME | mercoledì 16 maggio 2012 |
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Una faccia da Bob Dylan Intervista a Richard Gere
Tra i tanti volti (esattamente sei) che Bob Dylan ha nel film I'm Not There di Tod Haynes c'è anche il suo: Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Heath Ledger, Ben Whishaw e Richard Gere.
Quanto forte e importante sia il legame che unisce l'attore celebre al cantautore dalle molte personalità e dalle tante soprese, si capisce bene in questa intervista, raccolta durante le riprese del film e inserita nei contenuti speciali del doppio dvd del film in libreria in questi giorni edito da Feltrinelli.
Eccovi il testo di quell'intervista che, con le altre (a Christian Bale e Charlotte Gainsbourg) vi invitiamo a vedere e ascoltare dalla viva voce dei protagonisti.
Su questo tema nelle pagine di Wuz:
* Io non sono qui, il film
* Io non sono qui, la colonna sonora
* Io non sono qui, il cofanetto in libreria
* Intervista a Heath Ledger
* I saggi su Bob Dylan
* Bob Dylan: i suoi libri
* La discografia
* Performance e film in dvd
Probabilmente leggerai centinaia di sceneggiature, cosa ti ha fatto decidere di accettare questa?
Oh, beh, direi più che altro per Dylan, più di ogni altra cosa. Mi ricordo da ragazzino, alle superiori, quando usciva un nuovo disco di Bob Dylan, mi sdraiavo per terra con le casse attaccate alle orecchie.
Mi ricordo il giorno in cui uscì Blonde on Blonde, ancora oggi credo che sia il miglior disco che sia stato mai registrato. L’influenza che Dylan ha avuto sulla mia vita, di sicuro sulla vita di chiunque della mia generazione, è stata che era una balena bianca, e noi eravamo tutti degli Achab alla ricerca di quella balena bianca. Cercavo di scoprire quest’uomo, la sua musica, le sue idee, di capire come ragionava, otre la biografia, la sua storia… volevamo conoscere i suoi sogni, le immagini di “quella strana vecchia America” come il libro di Greil Marcus su Dylan.
Dylan attingeva a questa specie di tradizione mistica di musica e poesia. Andava a scavare nella profonda pazzia che caratterizza l’America, fuori dallo spazio e dal tempo. Il mio interesse per Dylan e la capacità di Todd di rappresentarlo, di trovare la via per ritrarlo in modo autentico hanno dato buoni risultati.
Come descriveresti questo film?
Un gran successo.
Raccontaci del tuo personaggio.
Chissà come sarà, una volta montato il film chissà che personaggio sarà. Siamo alla fine del film e il mio personaggio è una specie… una specie di Billy the Kid adulto, che non è morto, non viene ucciso da Pat Garret. È pieno di rimpianti e sensi di colpa, ha la tristezza di un vecchio, si chiede: “Cosa mi succederà? Cosa verrà dopo questo?” Ha una vita molto complicata. Ricorda un po’ Rip Van Winkle quando si sveglia e sogna la sua vita, adesso che è vecchio ha tutti questi ricordi che gli vorticano intorno.
Come ti sei preparato a questo ruolo?
Ho incontrato varie volte Bob, è stato sempre molto gentile, abbiamo un rapporto molto tranquillo. Non lo conosco bene, ma abbastanza da avere piacere d’incontrarlo.
Che posto ha il tuo personaggio nella vita di Dylan?
Direi che ne abbiamo già parlato. Questo film è piuttosto buffo perché non è una biografia nel senso canonico del termine, è un film molto più espressionista, usa delle maschere, molte maschere. Todd ed io ne abbiamo parlato molto, usiamo molte fotografie, lui è un fotografo e a me è sempre piaciuto Ralph Meatyard, il modo in cui rappresenta l’America, il bianco e nero, le case distrutte nei boschi, in campagna… una visione onirica di quello che è l’America, maschera su maschera su maschera. È un continuo scavare, levare una maschera dopo l’altra, giocarci e scoprire cosa c’è sotto.
Come è stato lavorare con Todd?
È piuttosto buffo perché non stiamo girando scene drammatiche, è quasi un western, somiglia ad uno dei primi film che ho girato: “I giorni del cielo” in cui c’erano molti paesaggi e poco dialogo, movimenti, immagini, il senso della natura, gli animali. Credo che sia il viaggio di un uomo anziano, verso la fine della vita, in cui si riconcilia con le forze della natura, il vento, gli animali, le forze invisibili intorno a noi. Nono è il viaggio di un giovane, che sarebbe più adrenalinico, è più riflessivo, si riavvicina alla natura.
Avete lavorato insieme per creare il personaggio di Billy?
Io sapevo istintivamente a cosa volevo arrivare, ne abbiamo parlato, ma serviva una predisposizione, altrimenti è inutile. Credo che con Todd siamo riusciti a trovare un modo molto spontaneo di discutere il personaggio. Credo che per farcela fosse necessario amare Dylan, il Dylan più segreto, quello dei “Basement tapes”, ad esempio, della musica più intima che ha suonato e che suona ancora.
Quando scriveva i testi era in uno stato di frenesia creativa, ma aveva un’aria da relitto abbandonato a se stesso. Due lati contrastanti, come noi tutti del resto: noi siamo creature del momento, siamo ciò che c’è stato prima di noi e ciò che verrà in futuro. Stephen Hawkins ha detto: “Non so perché non riusciamo a ricordarci del futuro”.
Raccontaci di un momento divertente della lavorazione del film.
Divertente? Abbiamo avuto momenti divertenti? Sì, riprendi il signore lì dietro, dovrebbe essere uno dei produttori e l’altra sera mi ha tirato addosso dell’acqua mentre pioveva. No, davvero è molto piacevole girare qui in Canada, ci ho già lavorato, la gente è gentile, la troupe è fantastica, sono tutti molto pazienti. Ci sono molti bambini sul set e sono stati bravissimi, buoni e pazienti. Non credo che i miei figli avrebbero resistito qui giorno dopo giorno, truccati e in costume. C’è una bella atmosfera, non credo che nel prossimo film riuscirò a trovarla, questa tranquillità bucolica. Ci sarà molta più tensione.
Ultima domanda: perché il pubblico dovrebbe vedere questo film?
Vederlo? Sai, non è proprio uno dei soliti film, se è quello che cercate, non credo sia adatto a voi. È piuttosto innovativo, non segue una linea spazio-temporale, racconta gli esseri umani in modo istintivo. Non segue un filo narrativo. Forse le persone che non amano molto la televisione, ma capiscono la magia del realismo nella letteratura e nei film europei potranno trovarlo interessante.
Comunque piacerà a chi ama Dylan e se così non fosse, possono chiudere gli occhi e ascoltare la musica.
Richard Gere: i suoi film in dvd
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