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INTERVISTA

Un maestro dell'horror si racconta

Intervista a Dario Argento



Uno dei registi italiani più noti del mondo che ha praticamente inventato un genere: l’horror, il thriller alla Dario Agento.
Quando alla Festa del Cinema di Roma ha presentato La Terza Madre, l'organizzazione gli ha dato uno spazio particolare, è stato cioè creato un evento intorno a lui e al suo film che da un punto di vista mediatico potesse avere il massimo rilievo.
Il “red carpet” si è trasformato in “black carpet”, una intera serata è stata dedicata al nostro regista: prima la proiezione dei primi due film della trilogia “magica”, Inferno e Suspiria, e quindi, dopo la mezzanotte, quella de  La Terza Madre, così da creare nei tanti fans (e sono proprio tanti e lo sono in modo appassionato) un coinvolgimento totalizzante, l’ebbrezza di passare quasi una intera notte con il Maestro.

Incontrarlo poi non è stato difficile, anche perché è una persona meno misteriosa di quanto si potrebbe credere e non sembra amare circondarsi dalla fama di “diabolico” quanto da quella di serio professionista. Anche la figlia Asia, protagonista dell’ultimo film e dall'apparenza piuttosto trasgressiva, nutre nei confronti del padre una stima e un rispetto assoluti e appare molto “familista” se si pensa che è stata proprio lei a richiedere (e a dichiararsi commossa ed emozionata) della presenza, tra gli attori, della madre, prima moglie di Dario, così da viversi, in qualche modo, protetta dalla presenza di entrambi i genitori da molti anni separati.


Si è parlato, per il tuo film, di una specie di denuncia della violenza che tormenta i nostri giorni. È così?

Non ho pensato, girando il film, al possibile aspetto sociologico. Volevo solo rappresentare il potere della terza madre che esplode in modo violento. Far arrivare a Roma frotte di streghe che creano un bel macello in città. Solo dopo mi è stato detto che potrebbe rispecchiare il nostro mondo.


Che cosa pensi della violenza dei nostri anni?

Non credo che sia realmente maggiore rispetto a un tempo. Mi sembra che negli anni Settanta fosse addirittura superiore…

Allora da che cosa nasce il progetto dei tuoi film, se non dal mondo esterno?

Dall’inconscio. Ho voglia di raccontare le cose assurde che abbiamo dentro di noi, la bellezza, ma anche la bruttezza degli uomini.
Penso alle associazioni di idee che nascono spontaneamente, spesso in modo sgangherato. Praticamente un mio film è quasi una seduta psicoanalitica.


E com’è stato dirigere tua figlia Asia?

Non è la prima volta, ma nel frattempo siamo cambiati noi: Asia è diventata regista, avendo fatto già due film, e questo la rende molto più consapevole. Vedo che non ha il narcisismo degli attori che spesso rende difficile il rapporto del regista con loro.


Il tuo metodo di ripresa, in particolare in questo film, è particolare, forse vicino allo stile dei registi americani.

Gli americani spendono molto, da noi si spende soprattutto per le fiction. E poi i risultati li vediamo! Probabilmente si pensa che il pubblico italiano sia composto da imbecilli. La rovina del cinema italiano sono proprio le fiction. Sono girati da registi che non fanno cinema e lo si capisce anche da come parlano e da come fanno le riprese. Non penso di utilizzare le tecniche americane, anche perché quando mi sono trovato a lavorare negli Usa per Masters of Horror, davanti a una dozzina di registi americani, erano loro che volevano imparare da me! La differenza tra loro e noi è che hanno molti soldi e la possibilità di ripetere molte volte le scene.

Nei tuoi film ha grande importanza la scenografia.

Molta di più che nel cinema americano, di sicuro. In Suspiria non ho utilizzato nessun effetto speciale, per cui l’attenzione del pubblico doveva essere concentrata sulle scenografie. Per quest’ultimo film invece ho utilizzato ben 180 effetti speciali.


Poche le tue apparizioni in televisione.

Sì, molto poche. Il mio film per la televisione Ti piace Hitchcock? È stato tenuto fermo per moltissimo tempo con argomenti vari, soprattutto di tipo “etico”: una ragazza che uccide la madre non era proprio tollerata…

Immagino che i tuoi film abbiamo subito delle forme di censura.

La mia esperienza negli Stati Uniti è stata importante: non mi hanno posto freni alla creatività e alla mia forza espressiva, mi hanno dato la felicità di vivere senza ansie la mia libertà.

Questo film, date le varie citazioni che vengono fatte, ti ha richiesto una preparazione?
Ho passato mesi nella Biblioteca Angelica, che è specializzata in esoterismo e in magia. Ho fatto studi sui più importanti testi satanici. Tutto quello che avviene nel film, le tendenze sessuali delle streghe, le caratteristiche che le contraddistinguono, tutto, ma proprio tutto è documentato.  


13 novembre 2007 Di Grazia Casagrande


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