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INTERVISTA

Tutti d’accordo: è stato il film rivelazione della Festa del Cinema di Roma

Una ragazza di nome Juno



Ellen Page

Una vittoria senza ombre quella di questo piccolo grande film scritto da Diablo Cody e interpretato dalla giovanissima e straordinaria Ellen Page con la regia di Jason Reitman.
La grande spontaneità del linguaggio in dialoghi divertentissimi e sinceri, nasce dalla formazione stessa della giovane sceneggiatrice, attivissima in rete e attenta alla cultura dei blog. Ma è anche l’interpretazione di Ellen a rendere vero il personaggio di Juno, così fuori dagli schemi, così “diversa” e così autentica nell’affrontare la prima grande prova della sua esistenza (nel film ha 16 anni e l’attrice non ne ha molti di più). 
Proprio il giorno prima della proclamazione abbiamo avuto l’opportunità di fare qualche domanda alla sceneggiatrice e alla protagonista. Ecco le loro risposte.


La domanda è per Ellen Page. La tua interpretazione è di una naturalezza straordinaria. Forse perché tra te e Juno vi sono delle affinità? O forse le affinità maggiori sono quelle con Diablo?

Diablo Cody

E.P. Quando ho letto la sceneggiatura me ne sono innamorata subito. Juno è sincera e umile, così diversa dagli adolescenti presentati dalla stampa. Certamente non è un’ammiratrice di Paris Hilton, mentre i giornali sembrano dire che tutte le ragazze la prendono a modello.


D.C. Il modo di essere di Juno è particolare, forse anch’io alla sua età amavo non essere omologata. È una ragazza sensibile, che racchiude in sé una specie di miscela di tante persone che ho conosciuto e che mi piacevano.

L’ambiente che circonda Juno non è molto solidale con lei anzi mostra molte resistenze. È questa la provincia americana?

D.C. L’America è quasi in ogni occasione un Paese conservatore. Semplicemente ho fatto vedere come reagisce oggi la società americana. I genitori poi sono sempre troppo deboli e non hanno mai voglia di avere un atteggiamento adulto.

Ellen sei quasi coetanea del tuo personaggio, da quando hai iniziato a recitare? E poi nel film c’è dell’improvvisazione o era tutto già scritto nella sceneggiatura?

E.P. Ho vent’anni e recito da quando ne avevo dieci. Avevo una sceneggiatura eccezionale e sinceramente non ho sentito il bisogno d’improvvisare.


D.C. Ellen è un’attrice bravissima, una delle mie preferite. Non c’è stata voglia d’improvvisazione sul set perché gli attori mi sono sembrati soddisfatti della sceneggiatura.

La musica ha un ruolo importante. Le scelte corrispondono ai vostri gusti personali?

D.C. Avevo inserito delle musiche che però il regista ha deciso di non utilizzare. Molte delle scelte corrispondono invece ai gusti di Ellen.

La vivacità e il linguaggio dei dialoghi e la bellissima sceneggiatura hanno una fonte ispirativa particolare?


D.C. Vengo da Internet, dalla cultura dei blog, non ho fatto corsi di scrittura creativa e non ho quindi una formazione accademica. Per gli scrittori internet è una grande risorsa permette l’autopubblicazione e dà quindi delle possibilità prima inesistenti.
Con questo film la mia intenzione era di fare qualcosa di naturale e di sincero. Da sempre ho una vera passione per la lingua, per il gergo, per la sottocultura giovanile senza alte ambizioni.


Nel film viene citato Dario Argento. Siete delle sue ammiratrici?

D.C. Amo molto l’horror come genere ed è strano che abbia scritto una commedia. Dario Argento è sicuramente un maestro quindi non potevo che citarlo facendo riferimento a quel tipo di film.

E.P. A me invece non piacciono molto i film dell’orrore. Possiamo dire solo che apprezzo molto, ma non si tratta certo di horror, film come Shining… sinceramente non conosco Argento ho visto solo quello che credo sia il suo primo film, poi nient’altro.

Come spiegate l’accoglienza trionfale che Juno ha avuto negli Usa? Vi aspettate dei premi prestigiosi, ad esempio l’Oscar (come si sta già dicendo)?

E.P. Fare un film significa voler far parte di un progetto e, quando è così, girare è un’esperienza in sé entusiasmante. Se i premi arrivano è tutto un di più. Quello che ho avuto recitando in questo film è stato già tanto.

Diablo, hai potuto lavorare insieme al regista durante le riprese?

Sì, quotidianamente e la cosa è del tutto inconsueta. Per me questa è stata un’opportunità unica, forse irripetibile.


La figura della matrigna esce dagli stereotipi: è buona, attenta, solidale con la ragazza.

D. C. Ho scelto  di rendere il personaggio della matrigna così come spesso è, positivo, amorevole e di sostegno. Anch’io sono “matrigna” di una bambina di dieci anni e credo di essere per lei una figura positiva. Ho delineato anche la figura del padre come una persona comprensiva, volevo far sentire che dietro allo spirito di libertà di Juno c’era una famiglia. L’indipendenza è una scelta e non una necessità. Insomma mi piaceva abbattere gli stereotipi e rappresentare dei personaggi controcorrente che crescono con il senso di responsabilità nei confronti delle altre persone, educati in modo diverso. Insomma mi piaceva mostrare l’altra faccia della società, quella meno convenzionale.

29 ottobre 2007 Di Grazia Casagrande


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