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HOME | mercoledì 17 marzo 2010 |
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Espiazione, un film dai colori tenui e dalle emozioni forti raccontato dai protagonisti
I tanti volti del senso di colpa
Lo straordinario documento che proponiamo raccoglie le testimonianze del regista, dello sceneggiatore e degli straordinari attori che hanno saputo mirabilmente trasporre in film il romanzo di Ian McEwan.
Il film dimostra che il lavoro che avete fatto è stato sicuramente complesso.
Joe Wright (regista): Sì molto complesso, per certe scene abbiamo lavorato per più di quindici ore al giorno. Però abbiamo avuto fortuna e tutto è proceduto con speditezza, anche perché ci abbiamo messo davvero l’anima.
Keira Knightley (Cecilia): Una singola scena a volte veniva ripetuta una infinità di volte. Il coinvolgimento di tutti però era fortissimo: anche la coregrafia e tutto quello che ci circondava, ci riempiva di emozioni.
Dopo i “Pirati” non le è sembrato strano cambiare così radicalmente ruolo?
Keira Knightley: Per me recitare è una vera passione e in questo caso ho considerato davvero fantastica l’occasione che mi era stata offerta. E poi mi piace lavorare su personaggi che nascono da romanzi, in questo caso mi sono particolarmente impegnata a studiare la psicologia del personaggio. Credo che ogni interpretazione faccia storia a sé e che ogni ruolo possa essere interessante se l’attore riesce a compiere un approfondimento sulla persona a cui deve dar vita. Se il film è tratto da un’opera letteraria penso anche che si debba essere fedeli a quel testo e lo si è se si segue il proprio istinto.
Lei è un’attrice sempre più brava: pensa di fare "Pirati 4"?
Keira Knightley: Non penso proprio di fare un altro film della “saga” di Pirati, non mi interessa: il numero tre è perfetto.
Qual è il messaggio che pensa di dare alle donne? Ha anche fatto della pubblicità, insomma ha utilizzato il suo corpo per pubblicizzare, ad esempio, un profumo?
Keira Knightley: I film hanno sempre a vedere con la fantasia. Ma in un film il confine è molto chiaro. Non sempre è così con la pubblicità ed è un pericolo: è questo il vero pericolo. Sinceramente non credo di aver mai usato il mio corpo per una pubblicità. Io cerco di rappresentare tanti tipi di donne, e mi sforzo di farlo nel modo più onesto.
Volevano farle fare la Briony di mezzo, ma lei non ha voluto perché?
Keira Knightley: Quando ho letto la sceneggiatura mi sono subito innamorata di Cecilia perché è una figura complessa. Non suscita una simpatia immediata, nella prima parte del film appare molto altezzosa e quasi irritante. Cambierà un po’ alla volta, e sarà proprio l’amore a cambiarla.
Vorrei avere adesso l'opinione di Vanessa Redgrave. Conosceva già il regista? Avete lavorato insieme per costruire e caratterizzare il suo personaggio?
Vanessa Redgrave (il terzo "volto" di Briony): La cosa bella nella realizzazione di questo film è che ci hanno dato tempo, ci hanno permesso di pensare, di riflettere prima di iniziare a girare. Per quanto mi riguarda in particolare ho iniziato a girare le parti in cui ero io la protagonista dopo 5 o 6 settimane dall’inizio delle riprese. Così ho potuto vedere le scene già girate ed entrare meglio nella storia e nel personaggio. Insomma abbiamo avuto modo di riconoscerci e di capirci.
Il film è centrato sulla "colpa" di una bambina. Ma può un bambino essere davvero colpevole?
Joe Wright: Il problema è un altro. È il senso di colpa di cui si può soffrire, al di là dell’essere veramente colpevoli. È un tormento che rimane anche per tutta la vita, soprattutto se si pensa che non si può rimediare all’errore commesso, al danno arrecato. Allora è davvero terribile, una sofferenza irrimediabile.
La scena a Dunkirk è stata girata interamente con la steadicam. È stata una scelta molto coraggiosa e impegnativa.
Joe Wright: Ho pensato di girare la scena con la steadicam in un’unica ripresa, dopo averla provata a lungo. È stato molto eccitante per tutti noi, abbiamo passato un giorno intero a provare dalle 6 del mattino fino al tardo pomeriggio, concentrandoci sui singoli momenti per poi unirli insieme e alla fine fare le riprese. Tutti erano molto coinvolti, anche i figuranti si sono resi conto di quello che stavamo facendo e di quello che volevamo ottenere. Sembrava di essere a teatro. Mi è piaciuto moltissimo, la luce era straordinaria. Mi sono fidato e la ripresa è andata benissimo.
A Vanessa Redgrave: Delle tre età di Briony, lei interpreta quella più matura: come è riuscita a far capire che in fondo, al di là delle colpe, Briony aveva avuto una vita felice? E poi che consigli ha dato agli attori più giovani con cui ha recitato in questo film?
Vanessa Redgrave: Non ho dovuto dare consigli a nessuno. Questi ragazzi sono davvero in gamba e poi Wright è un regista brillante, bravissimo con gli attori. Per parlare del personaggio, volevo far sentire con forza che Briony ha avuto sicuramente una vita difficile e il finale del film è di certo il momento più complesso perché dovrebbe riuscire a far capire l’intera esistenza di quella donna dominata dal senso di colpa: una vera impresa. Abbiamo parlato a lungo con il regista e lo sceneggiatore. Il fatto che Briony abbia sempre vissuto da sola è in sé una forma di espiazione. E lo si vede da certe scene: ad esempio quando lei è attratta, emozionata, davanti alla possibilità dell’amore… Eppure bisogna anche dire che, come scrittrice, Briony ha avuto successo, si è affermata, e per questo sembra che non abbia pagato, ma il messaggio che vorrei passasse è che l’arte è per lei la salvezza, la via per la redenzione.
Da Christopher Hampton, lo sceneggiatore del film, vorrei sapere come è riuscito (e il risultato lo dimostra) a non alterare il senso profondo del romanzo. Deve essere stato molto difficile dato che un copione deve sempre sacrificare molte parti, almeno quelle secondarie, di un testo. Che rapporto ha avuto con Ian McEwan? E come sono stati scelti gli attori?
Christopher Hampton: Quando ho scritto la sceneggiatura non sapevo chi sarebbero stati gli attori, ma il regista aveva le idee molto chiare e la cosa mi ha rassicurato. Circa il mio rapporto con McEwan non è stato molto intenso, però, in ogni occasione di confronto lui, mi ha sempre approvato. Ho lavorato con particolare impegno perché mi sentivo caricato di una grande responsabilità, il romanzo infatti è una delle opere più belle che io abbia mai letto e credo sia una delle migliori degli ultimi cinquant’anni.
La colonna sonora ha grande importanza in questo film. Come ha lavorato il regista con il compositore che ha creato la colonna sonora?
Joe Wright: Marianelli ha un grande cuore, forse perché è italiano. Abbiamo parlato molto tra di noi. Io volevo che il ticchettio della macchina da scrivere facesse da sfondo costante e che fosse proprio un elemento della narrazione e lui ha composto musiche intorno a quel ritmo. Molte delle musiche del film sono state composte prima delle riprese, così io potevo farle sentire agli attori prima di girare le scene.
Gli esterni sono perfetti rispetto alla storia narrata.
Joe Wright: Abbiamo cercato a lungo su di una rivista, Country Live, e abbiamo trovato questa casa che ci è sembrata perfetta. La cosa poi ci ha permesso di lavorare sempre: se pioveva giravamo gli interni, altrimenti si lavorava agli esterni. Stokesay Court nello Shropshire si è rivelata perfetta per tutti i tipi di riprese. Nella storia emerge l’idea di qualcosa che è diventato così maturo da risultare corrotto, e per esprimere questo concetto, la nostra scenografa Sarah Greenwood e l’arredatrice del set Katie Spencer hanno utilizzato tutte le fantasie di Chintz che oggi sono di nuovo in auge, la carta da parati, le stoffe e i costumi che presentano elementi identificativi della ricca fantasia dell’epoca. Per quanto riguarda l’intera troupe, non essendoci molti alberghi nella zona, abbiamo affittato delle case e così siamo rimasti tutti sempre insieme, come fossimo una famiglia. È stato proprio un’esperienza bellissima.
Chiudiamo questo incontro con una domanda al protagonista maschile, James McAvoy. È stato molto impegnativo per lei confrontarsi con attori così importanti e noti? James McAvoy: Ho dovuto lavorare molto per essere all’altezza. È stato il più bel copione che mi sia mai capitato di leggere e sarei stato molto deluso se non fossi stato all’altezza. Il regista poi faceva sentire tutti molto bene, riusciva a dare grande sicurezza perché era chiaro che lui possedeva l’intero progetto e aveva un assoluto controllo su tutto. Joe Wright ha una personalità completa che cattura il pubblico e gli altri attori, riuscendo a far capire a tutti la storia che vuole raccontare. Sa come far sentire gli attori a proprio agio. E si innamora totalmente dei suoi personaggi
Un atteggiamento che mi davvero affascinato. Per me, devo dire la verità, è stato proprio un sogno. Robbie è un personaggio quasi angelico. È molto onesto, e proprio per questo forse uno dei personaggi più difficili tra quelli che ho mai interpretato.
La colonna sonora
Il romanzo di Ian McEwan
La recensione del film
I trailers di Espiazione
| 21 settembre 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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