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HOME | sabato 11 febbraio 2012 |
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Autonomia e serietà: il Premio Dedalus punta su questo
Intervista a Enzo Golino, Presidente del Premio "Stephen Dedalus"
Presidente di un Premio letterario giovane, ma molto autorevole, lo "Stephen Dedalus", Enzo Golino rappresenta una critica letteraria e un giornalismo di qualità estremamente rigorosi, veri modelli di competenza e serietà nel mondo della comunicazione culturale.
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La nascita di un nuovo premio letterario può suscitare delle perplessità ma da quando stato istituito il Dedalus ha acquisito sempre maggiore autorevolezza: quali i principali meriti?
Credo che attribuire meriti al Dedalus sia compito da delegare soprattutto ai lettori, non solo addetti ai lavori, che leggono i libri scelti dai giurati. E loro soltanto - mai come in questo caso lector in fabula - possono giudicare se Dedalus nel suo finora brevissimo percorso è riuscito a conquistarsi qualche tratto di autorevolezza.
Le perplessità della pubblica opinione (se si può usare questo termine per una esigua minoranza interessata a iniziative del genere) riguardano per la maggior parte la quantità cospicua di premi letterari che si assegnano ogni anno in Italia sulla base di regole e statuti diversi. Non tutti i premi, naturalmente, hanno alle spalle generosi sponsor e risorse economiche, non tutti possono contare su giurie di alto livello. Del resto, anche dei più antichi, dei più famosi, dei più ricchi, se ne dice spesso male: certe critiche sono persino meritate.
Eppure, per quanto mi riguarda, convinto della necessità di non cedere ai comportamenti premiaioli più corrivi e di tenere dritta la barra del timone puntando sul meglio, ho deciso che i premi vanno sostenuti con generosità intellettuale tanto più in un paese come l'Italia assai scarso di lettori forti (e non solo forti).
Mi spinse a questa decisione la lettera ironica e commovente del sindaco di un piccolo comune del Centro Italia che aveva ottenuto l'autorizzazione della giunta a varare un premio per la narrativa. Alla feroce invettiva del critico televisivo di un importante settimanale quel sindachetto rispose con poche parole che il direttore del giornale pubblicò subito: «Avrebbe preferito il vostro illustre giornalista l'iniziativa di un premio per il carciofo più grande da assegnare nel corso dell'annuale sagra dedicata al nobile ortaggio?». La frase mi apparve una sorta di icastica moralità che compendiava ore e ore di dotti seminari sulla cultura popolare.
Quali sono le caratteristiche che lo rendono diverso da molti altri?
Non posso ovviamente conoscere - dovrei documentarmi - le caratteristiche della gran parte dei premi e quindi stabilire un confronto. Mi sembra che Dedalus si distingua per alcuni aspetti: fin dal nome per esempio, omaggio a James Joyce - Stephen Dedalus è il suo celebre personaggio alter ego - che della ricerca letteraria culminata in Ulysses ha fatto il centro assoluto della sua esistenza creativa. E poi, altro segno distintivo, il numero ristretto di giurati: compresi il presidente e il segretario siamo in sette, di cui due donne. Il sistema di votazione - vedi il punto 3 - offre qualche garanzia di non appiattimento su questo o quel nome. La responsabilità delle scelte è totalmente affidata alla giuria senza alcun ricorso a letture collettive esterne. Infine, nonostante il ristretto numero dei giurati, ciascuno di noi ha seguito percorsi formativi diversi assicurando così alla discussione un ventaglio di esperienze assai varie.
Su quaIi criteri si basa la selezione dei finalisti?
La selezione delle opere avviene in due fasi. Nella prima, ciascuno dei giurati ha a disposizione 15+15 punti, da distribuire fra cinque opere di narrativa e cinque di poesia. Le opere che ricevono il maggior numero di punti vengono ammesse ma, a parità di punteggio, può intervenire il presidente, che ha anche facoltà di aggiungere di sua iniziativa una sesta opera alle cinquine selezionate.
Nella seconda fase, dopo un'attenta rilettura di tutte le opere finaliste, si apre un ampio dibattito fra i giurati, prima per via telematica, poi in presenza nella riunione finale. Il meccanismo di votazione prevede una prima selezione di terne, e poi ulteriori ricognizioni sino al voto finale, su un nome solo. In caso di parità, il presidente ha diritto di esprimere l'ultimo voto.
In che modo un premio letterario può contribuire a fare leggere, in particolare i più giovani?
Come abbiamo sperimentato a Forlì, capitale del Dedalus, i collegamenti con la scuola hanno funzionato bene. Al di là del premio agli autori concorrenti, abbiamo destinato alla lettura degli studenti, secondo scelte oculate, alcuni libri usciti nella corrente stagione editoriale. E abbiamo chiesto ai professori che gli studenti manifestassero le loro idee per iscritto all'insegna - anche in questo campo - di una Scuola del Dialogo che contrasti e rifiuti la deriva di una sempre più incombente Scuola del Silenzio. Gli elaborati degli studenti e le relazioni degli insegnanti coordinatori vengono raccolte in una sezione del sito del premio, che potrà servire anche per forum sui finalisti e i vincitori, nonché su argomenti relativi alla letteratura contemporanea. Alle iniziative del Premio partecipa pure la Scuola superiore per interpreti e traduttori dell'Università di Bologna, con sede a Forlì, che, oltre a contribuire alla selezione di un premio per la traduzione, fa lavorare alcuni suoi allievi sui testi premiati.
Le polemiche di questi anni hanno soprattutto stigmatizzato l'ingerenza dei grandi editori sulle scelte delle giurie: questo avviene realmente? e in che modo il Dedalus riesce a difendersene?
Per quel che ne se so, o che credo di sapere, grandi medi piccoli editori - soprattutto in occasione dei premi più noti che che offrono una maggiore visibilità mediatica - si attrezzano per aiutare i loro scrittori a competere nell'agone letterario. Affinità elettive, commerciali, sentimentali, estetiche si rincorrono in un girotondo frenetico. È soltanto una questione di misura e di buon gusto non trascendere certi limiti. Naturalmente, non sempre i limiti vengono osservati. È il mercato, bellezza, avrebbe detto Humphrey Bogart... Il Dedalus ora è troppo piccolo, anche se può crescere: i giurati sono ben forniti di senso dell'autonomia - unità nella diversità - per sdraiarsi al cospetto di pressioni editoriali. Che a volte sono davvero la favola del villaggio, addirittura un alibi, se confrontate alle pressioni di ben altre industrie come l'automobilistica e la farmaceutica per l'affermazione del cosiddetto prodotto.
Brevi note biografiche Enzo Golino, giornalista e saggista, è nato a Napoli nel 1932. Ha lavorato in Rai dal 1962 al 1975, come responsabile del Servizio Lettere e Arti della Direzione Programmi Culturali Tv. Ha successivamente diretto le pagine culturali de "la Repubblica" (dalla fondazione), del "Corriere della sera" e de "L'Espresso". Ha collaborato a "Il Mondo" di Mario Pannunzio, alle riviste "Nord e Sud" di Francesco Compagna, "Tempo Presente" di Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone, "Tempi moderni" di Fabrizio Onofri, a «Il Giorno» e a il «Corriere d’informazione» di Gaetano Afeltra. Attualmente, collabora a "Nuovi Argomenti", "La Rivista dei Libri", "Alias" (il supplemento di "Il manifesto"). Tiene una rubrica quindicinale su "L'Espresso" e scrive per "la Repubblica". È Presidente del Premio letterario “Stephen Dedalus”.
I titoli dei suoi libri sono: Cultura e mutamento sociale; Letteratura e classi sociali (Laterza 1976); La distanza culturale; Parola di Duce. Il linguaggio totalitario del fascismo (Rizzoli 1994); Tra lucciole e Palazzo. Il mito Pasolini dentro la realtà. Nel 2002 è uscito per l’editore Manni, il saggio Sottotiro. 48 stroncature che raccoglie le stroncature apparse dal 1998 nella rubrica omonima curata dall’autore sulla rivista «Millelibri», con le repliche di quasi tutti gli scrittori presi di mira; nel 2005 è uscita per Bompiani la riedizione completamente aggiornata di Pasolini, il sogno di una cosa.
Il Premio "Stephen Dedalus"
| 21 giugno 2007 | | Di Grazia Casagrande |
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