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EVENTO

Note di vita e letteratura russa (ma non solo)



Tra Roma, San Pietroburgo e Parigi



Da secoli esistono importanti legami tra la Russia, la Francia e l’Italia. Che eredità ci ha lasciato questo patrimonio letterario, artistico e architettonico? Quali sono oggi i rapporti tra i tre Paesi, i progetti di cooperazione, le influenze reciproche, gli elementi che accomunano e allontanano culture tanto diverse per alcuni aspetti e vicine – talvolta in modo inatteso - per altri?
Questa iniziativa vuole essere un’occasione per far scoprire le numerose e stimolanti connessioni che ancora oggi esistono.
Ecco allora che partendo dall’attualità, da situazioni vissute “in tempo reale” in Russia, si può arrivare a parlare di letteratura, cinema, televisione, per disegnare una mappa delle sfaccettate situazioni culturali e sociali di un paese in continuo fermento. Per mettere in luce il gioco di specchi tra la Russia, l’Italia e la Francia, che è ancora vivace anche se più “sotterraneo” rispetto al passato. Per trovare nuove possibilità di scambio e arricchimento, anche con la collaborazione dei lettori di Wuz.



"Mal di Russia amor di Roma" fino al 20 gennaio 2007 presso la Biblioteca Nazionale Centrale -  Viaggio nei fondi russi e slavi della Biblioteca Nazionale



La Mostra Mal di Russia amor di Roma e la Biblioteca Gogol’


La Russia e l’Italia si incontrano a Roma. Nella mostra, organizzata dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma in collaborazione con la Regione Lazio, si riuniscono la grande tradizione culturale russa, l’esperienza sovietica e la parallela vicenda culturale e politica nata dall’emigrazione russa in Occidente, grazie alla presenza di artisti, turisti, studiosi, diplomatici e successivamente esuli, che hanno favorito la nascita di una vera e propria comunità nazionale nella Città eterna.


Un giorno d’inverno, la scoperta della Biblioteca Gogol’

Gennaio 2006. Un catalogo ingiallito dal tempo. Titolo: Catalogo della Biblioteca russa N. V. Gogol a Roma. Lo sfoglio lentamente, in silenzio. Alcune foto e titoli di libri in caratteri cirillici battuti a macchina. Alla fine leggo una data, 28 giugno1972, e la scritta in russo “Professor Sergej Grotov”. Marina Battaglini, la responsabile scientifica della mostra Mal di Russia amor di Roma e delle Collezioni orientali presso la Biblioteca Nazionale Centrale, mi regala una copia di questo documento prezioso e ancora poco conosciuto. Mi sento una bambina curiosa a cui è stato svelato un segreto bello, che però va reso noto al più presto. In questi anni ho ideato e realizzato  progetti di cooperazione culturale tra l'Italia e la Francia, e recentemente alcune ricerche d’archivio mi hanno portato a lavorare in Russia. Tra poco ritornerò a Mosca, e ho avuto l’idea di passare alla Nazionale per “esportare” iniziative legate alla Russia. Marina Battaglini mi dice che una parte di questo fondo sarà presentato al grande pubblico in occasione di una mostra prevista per la fine di ottobre. Mi fornisce qualche notizia generale e mi invita a leggere l’articolo di Gabriele Mazzitelli, pubblicato nei Quaderni della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (n. 8, 2000), intitolato proprio La Biblioteca Gogol’.
La ringrazio, esco dalla stanza e mi fermo in sala di lettura. La curiosità è troppo grande per aspettare il ritorno a casa. Mi siedo ad una scrivania, torno studentessa e prendo appunti, rifletto, guardo le foto del catalogo, nelle prime pagine. Ritraggono una delle sedi della biblioteca, a Piazza S. Pantaleo, che nel XX secolo diviene luogo  di elezione della comunità russa a Roma. Mi stupisco quando leggo che fino a qualche anno fa non è mai esistito un inventario della Gogol’, che possiede 20.000 monografie e una preziosa raccolta di 250 testate di periodici. Ma dal 1998, grazie ai finanziamenti della Regione Lazio che ha acquistato la biblioteca, è cominciato il lavoro di catalogazione, e adesso il fondo è interamente in linea e aperto al pubblico.
Il catalogo cartaceo di Grotov è stato a lungo un punto di riferimento per conoscere parte dei libri presenti nel fondo. Vi si trovano le seguenti sezioni: Storia, Filosofia, Storia militare, Manuali di storia, Arte, Archeologia e storia della chiesa ortodossa, Diritto, Pubblicistica, Geografia, Riviste prerevoluzionarie, Letteratura russa, Storia della letteratura russa, Opere di consultazione, Periodici prerivoluzionari d’arte.
I titoli appaiono in ordine alfabetico, corredati da alcuni dati bibliografici essenziali. La sezione dedicata alla letteratura è quella più sintetica, in cui spesso appaiono solo le opere di alcuni autori senza indicazioni bibliografiche precise. In effetti, si tratta di un catalogo ragionato destinato agli utenti della biblioteca.
Mazzitelli cita un’altra descrizione del fondo, presente nell’opuscolo The Gogol Russian Library of Rome, anch’esso pubblicato nel ‘72, che testimonia la presenza di tutti i classici della letteratura russa – in edizioni anche pregiate -, numerose opere della letteratura russa dell’emigrazione a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale e della letteratura sovietica del secondo dopoguerra, e 800 traduzioni in russo di opere di letteratura straniera. Qui si parla anche di “vere rarità” nella sezione teologica e della ricchezza della sezione storica, che ammonta a 1500 volumi. E ancora, vengono menzionate la sezione artistica, in cui si trovano importanti riviste dei primi del Novecento, tra le quali Apollon, rivista di letteratura e arte (Mosca 1909-1917), Vesy (La bilancia, San Pietroburgo 1905-1909), Mir Iskusstva (Il mondo dell'arte, San Pietroburgo 1899-1903), e la raccolta di periodici, in cui figurano quelli prima della Rivoluzione e quelli dell’emigrazione russa all’estero.
Al 1995 risale invece il Catalogo a stampa redatto dallo stesso Mazzitelli, con la descrizione di 1200 titoli della sezione sulla letteratura russa: un’integrazione necessaria del catalogo di Grotov. In seguito ai vari trasferimenti della biblioteca e allo stato di incuria in cui essa si è trovata per anni, la sistemazione alla Nazionale ne ha evitato la dispersione, e ormai, grazie all’acquisizione da parte della Regione Lazio, i fondi di slavistica hanno assunto una notevole rilevanza (oltre alla Gogol’ la Nazionale accoglie la biblioteca dell’Associazione Italia-URSS e altri fondi privati, per un totale di più di 100.000 volumi).
Una sezione della mostra Mal di Russia amor di Roma, che durerà fino al 5 gennaio 2007, è dedicata alla ricostruzione e all’illustrazione di questo periodo, ed espone i segni ancora viventi della biblioteca: testi con dediche di scrittori come Amfiteatrov e Osorghin, esuli della prima emigrazione, esempi della produzione editoriale dell’emigrazione successiva - espressione del dissenso degli anni '60 e '70 -, poesie di Aleksandr Blok e Valerij Brjusov, riviste preziose per il patrimonio bibliografico italiano, documenti come lo scambio di lettere tra il Presidente del Circolo russo e Pio XII e raffinati esempi di grafica, in cui si coglie, accanto alla grande tradizione russa, l’eco delle contemporanee esperienze artistiche dell’Europa occidentale.
L’appello di Sergej Grotov (p. X del Catalogo) a non far sparire la biblioteca - perché, “quando la nostra patria risorgerà, possa presentarsi ad essa come una sua creazione e non come la sezione slava di una biblioteca straniera” - è stato ascoltato. Un’altra frase di Grotov risuona a piccoli rimbalzi, mentre lascio la sala di lettura: “L’importanza della Biblioteca russa Gogol’ a Roma (proprio a Roma!!…) è enorme. Questo devono saperlo tutti i russi e tutti coloro che si avvicinano alla cultura russa”. 


La storia della Biblioteca Gogol’

Per capire meglio cosa accadde nei primi anni di vita della Biblioteca Gogol’ mi è stato di aiuto un articolo stampato a San Pietroburgo nel 1913, intitolato La sala di lettura russa in onore di N. V. Gogol’ a Roma. 1902 -1912, scritto dal Comitato di gestione dell’epoca.
La biblioteca è dedicata al grande scrittore russo, che considerava l’Italia la sua patria spirituale, come si può vedere in una delle frasi estratte dal libro Dall’Italia: autobiografia attraverso le lettere, Voland, 1995: “Se sapeste con quanta gioia ho lasciato la Svizzera e sono volato verso la mia amata, verso la mia bella, l’Italia! Essa è mia! Nessuno al mondo me la porterà via! Io sono nato qui”.
Ecco la scena iniziale: nel 1902 la colonia russa – formata da artisti, diplomatici, nobili e russi espatriati per motivi personali o politici - celebra il cinquantesimo anniversario della morte dello scrittore a Villa Volkonskij, con una solenne manifestazione in cui vengono raccolti dei fondi per la creazione di una biblioteca russa a Roma, inaugurata qualche mese dopo in Via San Nicola da Tolentino.


Inizialmente i libri provengono da fondazioni private e dal Club dei pittori russi, di cui alcuni entrano a far parte del comitato di gestione. Ma presto la notizia dell’esistenza della biblioteca giunge in Russia, e le principali case editrici inviano le loro pubblicazioni. Nel 1907 la biblioteca è trasferita in Via Gregoriana e successivamente in Via delle Colonnette, già sede dello studio di Canova, dove resta fino al 1969.
Nel 1912 il fondo arriva a 3000 volumi, escluse le le riviste e i gionali. E la sezione della storia dell’arte italiana in lingua russa è rappresentata in modo quasi esaustivo. Ai  lettori russi si aggiungono quelli provenienti dai paesi dell’Est, e il comitato decide di acquistare periodici serbi, bulgari e polacchi.
Il budget è di 6000 lire. L’abbonamento mensile costa 2 lire per un libro e 3 lire per due libri, mentre quello annuale ammonta a 15 lire, e permette di divenire membro della biblioteca.
Ma nell’articolo è messo in risalto, più che il contenuto dei volumi, il ruolo significativo di aggregazione sociale che riveste la biblioteca per la comunità russa a Roma. In questi anni si sviluppa infatti un’intensa attività culturale, che si svolge spesso nel celebre Hotel de Russie. In inverno vengono proposti concerti, letture e conferenze, fonte di guadagno fondamentale per la biblioteca. I concerti sono tenuti principalmente dagli studenti russi che perfezionano la formazione musicale a Roma, ma anche da artisti noti – talvolta anche italiani – che con il loro contributo favoriscono la crescita della biblioteca. E poi mostre di pittori russi, incontri settimanali e iniziative speciali per festeggiare la Pasqua e altre ricorrenze particolari.


Un altro elemento interessante è che nella biblioteca si trova una sorta di “punto informativo”, che si propone di fornire ai russi arrivati a Roma indicazioni e consigli sulla città e i monumenti, gli appartamenti disponibili, gli atelier degli artisti. Quest’iniziativa diventa una pratica quotidiana: sia il personale interno che alcuni lettori sono a disposizione degli utenti.
La biblioteca, inoltre, vuole restare aperta a tutti i compatrioti, qualunque sia il loro credo politico. E per mantenere una certa neutralità evita di organizzare riunioni a fini politici. La comunità russa guarda alla biblioteca con grande simpatia, e alcune redazioni russe inviano giornali e riviste a titolo gratuito o a prezzo ridotto.
Il comitato invita gli scienziati, i letterati e i personaggi pubblici che si trovano a Roma per turismo o per convegni nternazionali a venire in biblioteca, per raccontare le impressioni sulla città o leggere in pubblico la loro nuova opera, per condividere conoscenze e opinioni.
Spesso il numero dei partecipanti arriva a 80: il successo finanziario della biblioteca e la solidità della comunità russa sono una realtà evidente.
Ma con l'inizio della prima guerra mondiale e soprattutto con lo scoppio della rivoluzione e la vittoria dei bolscevichi, aumentano le difficoltà economiche e organizzative. Da questo momento la biblioteca acquista un suo peculiare carattere: diventa il centro culturale dell'emigrazione russa, che, in opposizione al regime sovietico, costituirà centri fecondi non solo a Roma, ma anche a Praga, Parigi, Berlino, arricchendosi delle pubblicazioni edite nei luoghi storici dell’emigrazione e facendosi erede della tradizione della cultura classica russa.

Dopo la seconda guerra mondiale, in cui la biblioteca sopravvive al nazismo silenziosa e nascosta, rinasce l’interesse per l’Unione Sovietica e la cultura russa. Aumenta il numero di studenti che studiano la lingua e la letteratura russa, e a poco a poco si moltiplicano le cattedre universitarie. Il patrimonio della Gogol’, scrive Mazzitelli, resta un punto di riferimento per chi voglia conoscere usi e costumi di una Russia ormai scomparsa.
Ma proprio quando la biblioteca diventa famosa in tutta Italia i fondi di sussistenza diminuiscono. Nel 1969 i locali di Via delle Colonnette sono dichiarati inagibili, e la chiusura è scongiurata grazie all’intervento di un mecenate americano, che permette il trasloco in un appartamento di Piazza San Pantaleo, dove nel ’72 vengono festeggiati i settant’anni della biblioteca. È il momento in cui si riversa in Occidente la nuova ondata dell’emigrazione, soprattutto di origine ebrea. Si cerca di costituire una nuova struttura gestionale: nasce l’Associazione Gogol’, in cui si riuniscono superstiti della comunità russa e docenti italiani di slavistica. Ma lo sfratto esecutivo da parte dei proprietari, negli anni ’80,  rappresenta l’inizio di un’odissea. La biblioteca viene rinchiusa in casse e trasferita da uno scantinato all’altro, spesso in stati di abbandono. L’Associazione non possiede i finanziamenti necessari per trovare una sede adatta, e dopo anni difficili si scioglie. La Gogol’ viene acquistata dalla Regione Lazio, e la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma offre la sua disponibilità ad ospitarla, dopo un’accurata disinfestazione. Il 9 aprile 1998, finalmente, la Biblioteca Gogol’ lascia lo scantinato della Chiesa russa e viene depositata nei magazzini della Nazionale.


La Russia nella città di Roma

Un’altra sezione della mostra, quella iniziale, è una vera e propria mappa dei “luoghi russi” della capitale, meta obbligata del Grand Tour: il salotto della pricipessa Volkonskaja – nella villa a ridosso di San Giovanni in Laterano, con una splendida vista sulla campagna romana e i resti degli acquedotti -, assiduamente frequentato da Gioacchino Belli, le sale dell’Hotel de Russie in Via del Babuino, il Club dei pittori russi, la libreria russa Slovo in Piazza del Popolo, e il Caffè Greco, da cui proviene il ritratto di Gogol’, che a Roma ha scritto Le anime morte. Punti cardinali per ricostruire la geografia della Russia a Roma, che si ritrovano dislocati in un eccezionale panorama della città del 1847, e in rare fotografie della metà dell’800.
La folta presenza di scrittori, tra cui il già citato Gogol’ e Vjaceslav I. Ivanov, e di artisti come Karl P. Brulliov e Aleksandr A. Ivanov, che hanno a lungo soggiornato nella Roma dell’‘800, è testimoniata da ritratti, manoscritti, xilografie acquerellate di vedute romane, e da un suggestivo disegno della figlia di Tolstoj.
In questa sezione si trovano anche un cofanetto e un bracciale appartenuti alla principessa Volkonskaja e un disegno preparatorio di Valadier per la costruzione del palazzo dell’Hotel de Russie.


La Biblioteca dell’Associazione Italia-URSS


Nel 1947 nasce la biblioteca dell’Associazione Italia-URSS, dedicata ad uno dei più illustri Presidenti dell'Associazione, Antonio Banfi, che acquisterà nel tempo il carattere di collezione specializzata nella cultura e nella scienza sovietica, con una straordinaria raccolta di riviste fondamentali per la storia del dopoguerra, tra cui Novyj mir (Mondo nuovo).
La sezione della mostra è corredata di manifesti originali della rivoluzione  d’ottobre e affiancata dalla biblioteca di Tommaso Napolitano, insigne esperto di diritto sovietico, che propone interessanti esempi editoriali dell’epoca staliniana.
Nella biblioteca, che possiede 20.000 monografie, 525 testate di periodici e 10 quotidiani, si trovano anche le opere complete di grandi scrittori russi, da Puškin a Tolstoj a Dostoevskij, e raccoglie le opere dei principali esponenti del pensiero russo, da Belinskij a Cernyševskij, da Plehanov a Lenin. A quest'ultimo, icona della rivoluzione, è stata dedicata una bacheca come esempio di editoria di propaganda.
In sottofondo si ascoltano le poesie di Majakovskij, Blok, Esenin e Pasternak, recitate da Carmelo Bene in un video dell'archivio RAI.
La Regione Lazio ha acquistato la Biblioteca dell'Associazione Italia-URSS e ne ha finanziato la catalogazione, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.


Verso la conclusione: raccolte private e futurismo russo

Nella parte finale della mostra un’intera sezione è dedicata ad alcune fra le più prestigiose raccolte private italiane di libri russi e slavi: le biblioteche di Giovanni Maver (1891-1970) ed Ettore Lo Gatto (1890-1983), fondatori della slavistica in Italia, e del loro allievo Michele Colucci (1937 - 2002), tutti operanti a Roma, città che si conferma luogo di elezione anche per gli studi sulla Russia e sul mondo slavo.
Di particolare interesse una bacheca che espone le edizioni del futurismo russo, legato al nome del poeta Majakovskij, e le tele di famosi pittori della prima metà del ’900 - Konchalovskij, Grabar' - espressamente dipinti per gli amici italiani.


Ancora una volta il libro, e tutto quello che esso contiene, consente di farci scoprire in modo inaspettato e approfondito le tante sfumature della realtà presente e passata, in questo caso la complessa e affascinante cultura russa a Roma, che qui si manifesta in varie fasi e in tutta la sua ricchezza.
Termino con un augurio e una speranza: che il Consolato italiano di San Pietroburgo e l’Istituto culturale italiano di Mosca, con cui sono in contatto, si impegnino a portare questa mostra in Russia, a testimonianza di una fetta importante della storia russa in Italia.

Mal di Russia amor di Roma
fino al 5 gennaio 2007
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma,
Viale Castro Pretorio 105
orario: lunedì - venerdì 10.00 - 18.00;
sabato 10.00 - 13.00.
Ufficio stampa: tel.064989-339/344;
ufficiostampa@bnc.roma.sbn
Responsabile scientifica: Marina Battaglini

Hanno lavorato alla realizzazione delle mostra e del catalogo:
Gabriele Mazzitelli, Stefano Garzonio, Marcello Garzaniti e Rita Giuliani
La Biblioteca Nazionale Centrale

Per saperne di più

Per chi volesse approfondire la conoscenza degli artisti e scrittori russi presenti a Roma, nonché comprendere meglio l’influenza della Città eterna sull’arte e la letteratura russe, un volume da non perdere: Roma russa di Alexej Kara-Murza , pubblicato da Sandro Teti Editore nel 2005, con estratti di lettere, poesie e racconti, descrizioni storiche e un ricco apparato iconografico e documentario.
Presso lo stesso editore sono disponibili anche i volumi Firenze russa, Venezia russa, Napoli russa.
La casa editrice Sandro Teti


15 dicembre 2006 Di Francesca di Mattia


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