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EVENTO

Roma - Cineteca Nazionale 11-12 aprile 2007

Siamo uomini o precari?


Racconti e immagini di ordinaria flessibilità

Roma è stata protagonista di un evento importante che ha segnalato diverse opere sul mondo del lavoro. Ve le proponiamo come un "indice ragionato" da cui partire.

"Molte sono le sollecitazioni che ci spingono a raccontare il mondo del lavoro a partire dalla precarietà quotidiana sperimentata da giovani e meno giovani. Una condizione difficile da tradurre in immagini e in racconti che superino l’arida contabilità delle statistiche: una scommessa che però ci pare valga la pena raccogliere. Questa mini rassegna su cinema e precariato vuole essere l’occasione per fare il punto su un tema tanto attuale e insieme per incontrare alcune delle persone che si sono impegnate in prima persona, con i propri film e i propri progetti, per aiutare a raccontare e dare visibilità al mondo della cosiddetta flessibilità."
Programma curato da Maria Coletti


Intervista a Gianni Pagliarini, Presidente Commissione Lavoro
Intervista a Don Andrea Gallo
Intervista a Tullio Avoledo
Intervista a Maria Cristina Colombo, Consulente del lavoro
Lavoro, impossibile non parlarne: i libri
Il lavoro sullo schermo: i film
Cinema &/e Lavoro: Festival cinematografico dell'Umbria


«Vogliamo contarci, perché contiamo. Contarci per scoprire che non siamo i soli e non siamo soli. Ci hanno contato e raccontato a modo loro. Hanno dato i loro numeri. Adesso i numeri li diamo noi. Non abbiamo bisogno di altri. Abbiamo bisogno di noi. Ci hanno indeboliti, isolati e perfino umiliati. Insieme siamo la forza lavoro di questo paese. Insieme siamo più forti.»
(Roberta Saiardi, www.anagrafeprecari.it).


«Il cinema italiano non ha affrontato con interesse il tema della precarietà. Quando parla dei trentenni, li racconta soprattutto attraverso i problemi sentimentali. Io col mio gruppo di lavoro, tutti precari del mondo dello spettacolo, ho scelto di raccontare in modo diverso questa difficile situazione. Rispetto ai documentari, che spesso raccontano realtà estreme, che suscitano più compassione che identificazione, abbiamo fatto un film che fa capire come il precariato riguardi tutti, anche quelle professioni che nel passato venivano garantite da un titolo di studio.»
(Stefano Obino, a proposito de Il Vangelo secondo Precario).


«Gli studi storici sulla civiltà italica del terzo millennio hanno fatto un importante passo avanti con la scoperta del diario d’uno sconosciuto vissuto nei primi decenni dell’epoca. Un esame preliminare dei suoi contenuti ci ha indotto a ritenerlo opera d’un “uomo flessibile”, categoria numerosa a quei tempi. In effetti disponevamo già d’una massa ragguardevole di documenti relativi al Culto della Flessibilità allora diffuso. Articoli, saggi, fossili di filmati tv, pergamene d’accordi internazionali come quello famoso tra Italia e Gran Bretagna di inizio millennio, attestano come la venerazione della Flessibilità fosse una delle occupazioni principali di quelle popolazioni. In ogni settore della vita sociale, culturale, politica, financo economica, esse parevano anteporre tale culto ad ogni altro impegno o pensiero. Per la verità, i ricercatori non sono finora riusciti ad appurare se la Flessibilità fosse creduta essere, o si volesse far credere che fosse, spirito, sostanza, persona, archetipo collettivo o logo pubblicitario. Questo diario d’un uomo che pare praticasse la Flessibilità, per convinzione o per obbligo, permette comunque di comprendere meglio quale incidenza essa avesse nella vita quotidiana.»
(Luciano Gallino, Diario postumo di un lavoratore flessibile).


mercoledì 11 marzo

ore 17.00
Cresceranno i carciofi a Mimongo (1996)
Regia: Fulvio Ottaviano
soggetto e sceneggiatura: Fulvio Ottaviano, Francesco Ranieri Martinotti; fotografia: Marco Cristiani; musica: Gian Andrea Tabacchi; montaggio: Alessandro Corradi, Fulvio Ottaviano;
interpreti: Daniele Liotti, Valerio Mastandrea, Francesca Schiavo, Francesco Siciliano, Rocco Papaleo, Piero Natoli; origine: Italia; produzione: Laurentina Guidotti, Francesco Ranieri Martinotti; durata: 80’

Sergio, giovane agronomo disoccupato, cerca accanitamente lavoro, seguendo le istruzioni del manuale di un tale Ermanno Lopez (al quale presta la sua voce uno straordinario Piero Chiambretti). Non lo imita l’amico Enzo, interessato alle sottane più che all’impiego che non ha. Rita, già fidanzata con Sergio, è decisa a sposarsi con un altro, ma cambia idea. Simpatica commedia giovanilistica a basso costo che ha per modello il film indipendente nordamericano Clerks-Commessi (1994). David di Donatello 1997 per il miglior regista esordiente. Si segnala la presenza dello scrittore Niccolò Ammaniti come assistente del regista horror interpretato da Christopher Buchholz, figlio del grande Horst.


ore 18.30
I corti vincitori di “Obiettivi sul lavoro” 2006
Progetto dell’Arci Ucca in collaborazione con Nidil-CGIL

Contromano (2005)
Regia: Elisabetta Pandimiglio; durata: 15’
Premio Cortometraggio di finzione
Traffico e disoccupazione hanno reso il lavoro delle consegne in moto tra i più diffusi tra i giovani di San Paolo in Brasile. Ogni giorno, almeno due motoboys si schiantano nel traffico. Alcuni testimoni raccontano uno dei tanti incidenti. Il punto di vista si sposta, i fatti cambiano, le verità si moltiplicano, non tutto è come sembra. Tra finzione e realtà, la storia di un motoboy paulistano a cui viene sottratta l’unica opportunità di condurre una vita onesta, sotto lo sguardo cinico e interessato di chi non ha nulla da perdere.

a seguire
Cristalli flessibili (2005)
Regia: Emanuela Pellarin; durata: 45’
Premio Video-inchiesta
L’inchiesta racconta, attraverso brevi biografie, varie esperienze lavorative e contrattuali: contratto a termine, a progetto, partite Iva, i somministrati delle agenzie interinali… e la ricaduta della precarietà lavorativa sulla vita delle persone. Un’indagine sul mondo del lavoro nel nord-est d’Italia.

a seguire
La fabbrica dei polli
(2006)
Regia: Cristian Manno; durata: 7’
Premio Documentario
Girato con una semplice macchinetta digitale, questo film “reale” cerca di far conoscere le modalità alienanti del lavoro svolto nei call-center, simbolo del precariato odierno.

a seguire
I am a calabrese
(2006)
Regia: Antonio Malfitano; durata: 4’
Premio speciale giovani Mario Moderni
Un corto che dipinge con tragicomicità le sfaccettature delle problematiche lavorative dei giovani calabresi: i disoccupati (che vivono con i genitori), gli sfruttati, i molti lavoratori a nero, il ritorno dell’emigrazione, i precari, i laureati senza futuro, le vane promesse politiche. Interpretato in dialetto calabrese e inglese con sottotitoli italiani.

a seguire
Investimento garantito
(2005)
Regia: Sara Ristori; durata: 5’
Premio speciale giovani Mario Moderni
Sara, 25 anni, in buona salute e laureata, nonostante lavori come operatore non riesce a mantenersi economicamente. Così pensa ad una sistemazione che, in poco tempo, le possa garantire un momentaneo benessere economico.

a seguire
L’uomo flessibile
(2003)
Regia: Stefano Consiglio
soggetto: Stefano Consiglio; fotografia: Luigi Pasquale, Italo Pesce Delfino, Alessandro Pesci; suono: Andrea De Marinis, Remo Ugolinelli; montaggio: Silvia Di Domenico; origine: Italia; produzione: Angelo Barbagallo per la BiBi Film; durata: 50’

Nove storie italiane, dal Nord al Sud. Un viaggio simbolico senza confini geografici, per raccontare la realtà del lavoro flessibile. Una realtà ansiogena per la fatica dei tempi e dei ritmi, o per la paura che la flessibilità si trasformi in precarietà. I protagonisti assoluti sono loro, i lavoratori flessibili, e i loro racconti di vita quotidiana. Marito e moglie che lavorano in una fabbrica del nord-est e hanno scelto di fare i turni opposti «così i figli non restano mai soli». Un operaio cattolico, molto osservante, che si ribella al lavoro domenicale. Una ventiquattrenne di Catania che da cinque anni lavora, in nero, come cameriera nei pub per pagarsi l’università e non riesce a progettare il proprio futuro. Un giovane psicologo precario che lavora in un centro per disabili mentali. Un ingegnere elettronico di Catania che, dopo aver lasciato la sua città e aver cambiato tante volte impresa, avverte tutta la stanchezza e i rischi della flessibilità. Un dirigente d’azienda, rampantissimo e flessibilissimo negli anni Ottanta, racconta che superati i cinquant’anni sul mercato del lavoro «sei un morto che cammina». Infine c’è la storia dell’operaio della Fiat di Melfi che deve fare ogni giorno cinque ore di viaggio per recarsi al lavoro e poi tornare a casa sua, a Salandra, in provincia di Matera, paese di emigranti oggi abitato per lo più da vecchi e bambini. Come un filo rosso che lega queste storie, ci sono delle incursioni di Antonio Albanese che recita frammenti del Diario postumo di un lavoratore flessibile, scritto da Luciano Gallino. Il film ha vinto il Premio Cipputi al Torino Film Festival 2003.


ore 21.00
Racconti e immagini dal precariato. Incontro con Greta Barbolini (presidente di Arci Ucca - “Obiettivi sul lavoro”), Stefano Consiglio (regista), Steve Della Casa (direttore artistico di Cinema è Lavoro-Festival Cinematografico dell’Umbria), Roberta Saiardi (ideatrice del blog Anagrafe Precari)

a seguire
Presentazione del primo volume della collana DVD+libro curata da EGA Editore, con il regista Armando Ceste e in collaborazione con Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico

a seguire
Porca miseria
(2006)
Regia: Armando Ceste
soggetto: Armando Ceste; fotografia: Claudio Coloberti; musica: Orchestra di Porta Palazzo; montaggio: Pino Gadaleta; origine: Italia; produzione: Roberto Buttafarro per Nitrofilm; durata: 60’

In contrasto con il look scintillante della città olimpica, Torino si scopre più povera della media nazionale, con il 12% di popolazione disagiata. Ma chi sono i nuovi poveri? E qual è la soglia che definiamo di povertà? Il documentario racconta storie di persone diverse in luoghi e contesti diversi, ma con un filo rosso, un denominatore comune che li unisce: il lavoro. Non solo come risorsa economica per avere garantiti i diritti fondamentali ad una esistenza cosiddetta normale, ma anche come forma di riscatto sociale, di dignità umana. Come in una sorta di siparietto, ognuna di queste storie viene introdotta dai musicisti multietnici dell’Orchestra di Porta Palazzo, mentre i narratori e compagni di questo viaggio nella “porca miseria” sono, fra gli altri, lo scrittore Erri De Luca e il direttore della Caritas diocesana Pier Luigi Dovis.


giovedì 12 marzo 2007

ore 17.00
Il posto dell’anima
(2002)
Regia: Riccardo Milani
soggetto: Riccardo Milani; sceneggiatura: Riccardo Milani, Domenico Starnone; fotografia: Arnaldo Catinari; musica: Leandro Piccioni; montaggio: Marco Spoletini; interpreti: Silvio Orlando, Michele Placido, Paola Cortellesi, Claudio Santamaria, Imma Piro, Flavio Pistilli; origine: Italia; produzione: Lionello Cerri per Albachiara, Rai Cinema; durata: 106’

La multinazionale Calair, produttrice di pneumatici, annuncia l’imminente chiusura della stabilimento di Campolaro, con il conseguente licenziamento di decine di operai, la stragrande maggioranza dei quali provenienti dallo stesso piccolo paese sito sulle montagne circostanti. Decisi a non arrendersi, gli operai organizzano forme di lotta che, poco a poco, portano il loro caso ad approdare sui telegiornali nazionali. Fra gli operai, Antonio sogna di tornare a vivere nel suo paese insieme alla compagna Nina, che ora lavora a Milano. Il sindacalista Salvatore ha un rapporto conflittuale con il figlio diciottenne. Mario, invece, cerca una via alternativa aprendo una fabbrica di pasta fresca. Quando la Carair decide di chiudere definitivamente lo stabilimento, gli operai tentano un gesto di protesta estremo.


ore 19.00
Il Vangelo secondo Precario
(2005)
Regia: Stefano Obino
soggetto e sceneggiatura: Stefano Cella, Giovanni De Giorgi, S. Obino, Adelio Rigamonti, Davide Stecconi, Elisa Valtolina; fotografia: Aldo Anselmino; musica: Taketo Gohara; montaggio: S. Obino
interpreti: Marina Remi, Elisa Valtolina, Giovanni De Giorgi, Davide Stecconi, Alioscia Viccaro, Giuseppe Materazzi; origine: Italia; produzione: OltreMedia; durata: 97’

Nell’arco di ventiquatt’ore si concatenano quattro storie di “ordinaria flessibilità”: Marta è alle prese con un’improbabile indagine Ixtat sul precariato giovanile; a Dora, stagista alla Zenzero Tv da due anni, viene nuovamente rubata un’idea; Franco, agente finanziario, riceve una proposta per la pubblicazione del suo libro, ma non potrà dirsi un uomo felice; Mario, avvocato in attesa di diventare socio dello studio, scopre quanto costi oggi far parte di “quelli che comandano”. Sopra le loro teste, Sandro Precario, un pugile che, morto per sbaglio, viene incaricato da San Pietro di archiviare le preghiere dei precari che giungono ogni giorno, perché, come afferma la prima didascalia del film, “il lavoro mobilita l’uomo”. Quanto costa essere precari? Lo stato psicologico viene influenzato dalla flessibilità del lavoro? Le condizioni di vita di chi non ha garanzie lavorative possono davvero definirsi “umane”? Una commedia agrodolce che ci invita a riflettere sulla situazione di chi si affaccia oggi nel mondo del lavoro.


ore 21.00
Il primo giorno di sole
(2006)
Regia: Carlo Bolli
soggetto e sceneggiatura: Carlo Bolli, Carmen Nardi, Giacomo Maria Pilia; fotografia: Andrea Fastella; musica: Stefano Micheletti; montaggio: Mauro Bonanni
interpreti: Veronica Piccoli, Antonio Pataffio, Tania Pedini Lavina, Andrea Martino, Marianna Pandolfi, Valerio Marinelli; origine: Italia; produzione: H.D. srl; durata: 90’

Il progetto nasce dall’esperienza di insegnamento del regista Carlo Bolli, professore del corso di laurea in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Perugia. Facendo propria la richiesta di un gruppo di studenti neo-laureati di poter maturare esperienza nel campo cinematografico, Bolli ha proposto loro di scrivere una sceneggiatura. Il carattere originale del film è non solo nel tema narrativo, ovvero il precariato – inteso come nuovo fenomeno strutturale della società globale – ma anche nella particolarità del suo processo creativo e produttivo. Alcuni brillanti neo-laureati, immersi nel mondo fluttuante e crudele del precariato lavorativo, si inventano un lavoro per poter fare esperienza ed insieme comunicare, attraverso il linguaggio cinematografico, cosa vuol dire condurre un’esistenza flessibile, basata su una vita lavorativa “a progetto” che, per ironia semantica, impedisce loro qualsiasi “progetto di vita”. In altri termini, citando Mac Luhan, in questo film il mezzo è anche il messaggio.


L’evento è realizzato da:
Cineteca Nazionale - Centro Sperimentale di Cinematografia, in collaborazione con Arci Ucca - Obiettivi sul lavoro, Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, BiBi Film, Nitrofilm e OltreMedia.



17 aprile 2007 Di G. M.


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