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La biografia di Samuel Beckett

Dublino , 1906 - Parigi, 1989

Samuel Beckett
Scrittore e drammaturgo irlandese. Nato in una famiglia anglo-irlandese, studiò al Trinity College di Dublino. Dopo essersi diplomato, viaggiò a lungo per l’Europa (1928-30). A Parigi conobbe James Joyce, con il quale instaurò una profonda e duratura amicizia. Tornato in patria, tentò la carriera accademica, ma l’abbandonò ben presto per incompatibilità con l’ambiente, dedicandosi infine unicamente all’attività di scrittore. Le sue prime opere furono redatte in inglese: tra esse spicca il romanzo Murphy, scritto nel ’35 ma pubblicato solo tre anni più tardi. Nel 1938 si trasferì definitivamente a Parigi, e dal ’45 adottò il francese come lingua d’elezione. Tra i primi testi redatti in francese si segnala la novella Primo amore (Premier amour, rimasta inedita fino al 1970). Fra il 1951 e il ’53 vide la luce la grande trilogia narrativa composta da Molloy (1951), Malone muore (Malone meurt, 1951) e L’innominabile (L’innommable, 1953). Con questi romanzi si afferma nella narrativa beckettiana la tendenza a un monologo che andrà via via perdendo ogni riferimento psicologico-naturalistico, in un processo di sottrazione che è uno dei caratteri fondamentali dell’arte di B. I protagonisti della trilogia, pur ancora ben riconoscibili nel loro involucro caratteriale, inscenano un delirio verbale nel quale riluce sinistramente la condizione di solitudine dell’uomo contemporaneo, impegnato in una lotta assurda contro un destino d’annientamento che non gli permette di conoscere se stesso: quasi che la tragedia della guerra, che si era conclusa da poco, avesse inciso dentro l’io un accento di definitività. Nonostante B. debba la sua fama principalmente all’opera teatrale, non abbandonò mai la narrativa. Si ricordano, tra gli altri, il romanzo Watt (in lingua inglese, 1953), Novelle e Testi per nulla (Nouvelles et Textes pour rien, 1955), Come è (Comment c’est, 1961), Mercier et Camier (1970), Senza (Sans) e Lo spopolatore (Le dépeupleur), editi insieme (1970), Compagnia (Company, 1980), Mal visto mal detto (Mal vu mal dit, 1981), Worstward Ho (1983). È nella narrativa che, più rigorosamente, B. procede allo smantellamento della fisionomia umana e del linguaggio in cui essa si specchia: una disgregazione che appare tanto più drammatica in quanto B. è un «robustissimo scrittore» (H. Bloom), uno straordinario inventore di personaggi che dolorosamente riduce queste figure, all’origine vivissime, a meri fantasmi, aggregati impersonali di parole, forme linguistiche neutre, al limite della scomparsa e del silenzio.
La produzione teatrale di B. iniziò con Eleutheria (1947), pubblicato postumo dopo infinite peripezie. Ma fu Aspettando Godot (En attendant Godot, 1952) che gli diede il successo mondiale: i due vagabondi, Vladimir e Estragon, che caparbiamente ma invano aspettano l’arrivo di un enigmatico personaggio – forse Dio e, al tempo stesso, la sua negazione – replicarono per anni sulle scene parigine, e poi in tutto il mondo, lo spettacolo della disumanizzazione dell’uomo (alcuni videro nel nome Godot un composto di God, Dio, e Robot). L’opera teatrale di B. comprende altri celebri testi quali Finale di partita (Fin de partie, 1957), da molti considerato il suo capolavoro, Atto senza parole (Acte sans paroles, 1957), Giorni felici (Oh les beaux jours, 1961), Non io (Not I, 1973), Ohio impromptu (1981). In queste opere la stessa lingua irrompe nello spazio e nel tempo scenico in totale regime di anarchia, come «il silenzio urlante del coltello del no nella ferita del sì» (B.). Se per «assurdo» s’intende il movimento del pensiero che nega e afferma contemporaneamente, non c’è dubbio che l’assurdo sta proprio nell’affermazione che il Nulla esiste. Ma la stoica, patetica, talvolta ridicola resistenza dei personaggi di B. a questo Nulla non è anch’essa assurda? Il termine «assurdo», dunque, che è quasi convenzionalmente usato come cifra per il teatro di B., finisce con il rimandare a una tenace, incomprensibile, «inesauribile persistenza dell’Essere» (R. Oliva).
Nel 1969 B. ricevette il premio Nobel per la letteratura.
Da: Enciclopedia della Letteratura Garzanti 2007


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