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La biografia di Babel' Isaak

Odessa, 1894 - Mosca, 1940
Babel' Isaak

Scrittore sovietico. Di origine ebrea, nei suoi primi racconti costruì una vera e propria epopea ebraica grazie a una prosa fortemente espressiva e al tempo stesso laconica che, attraverso l’iperbole, rende l’atmosfera favolosa del variegato mondo ebraico-odessita, dove campeggiano personaggi granitici e possenti, evocati talvolta in un gesto che li riassume mirabilmente (Racconti di Odessa, 1931; Storia della mia colombaia, 1926).
Il motivo autobiografico che percorre tutta la sua opera è tuttavia filtrato: l’ebraismo si fonde con l’infanzia, le tragedie al centro dei racconti sono universali, non più legate al luogo, al tempo, all’appartenenza etnica (anche se vi vengono descritti i pogrom). La compresenza di due culture (quella russo-sovietica e quella ebraica), spesso in dissidio tra loro, gli permette un duplice sguardo, dall’interno e dall’esterno, sulla realtà narrata. Ne sono testimonianza i racconti di L’armata a cavallo (1923-26), dense miniature sull’epopea dei cosacchi rossi del generale Budenyj, narrate da un alter ego dell’autore, il corrispondente di guerra Ljutov, la cui voce spazia dalle tonalità liriche e dolenti a un pungente senso dell’umorismo, sempre e comunque improntata all’oralità. Autore ed eroe cercano nella rivoluzione un senso di appartenenza, mentre l’ebraismo rimane un punto di orientamento nel mondo sanguinario e violento, ma affascinante, della rivoluzione. Lo smitizzante ritratto dei leggendari cosacchi, la descrizione della crudeltà dei rivoluzionari, inestricabilmente legata alla carica ideale che li animava, irritarono il regime sovietico, ma il libro piacque a Stalin e ciò diede temporaneo respiro allo scrittore. Arrestato tuttavia nel 1939 con l’accusa di trockismo, venne fucilato nel 1940. Nel 2006 è apparsa un’ampia raccolta delle sue opere nei «Meridiani».
fonte: Enciclopedia della Letteratura Garzanti, 2007

«Sono nato nel 1894 a Odessa, figlio di un commerciante ebreo. La mia scuola si chiamava Istituto commerciale "Imperatore Nicola I". Era frequentata da figli di mercanti stranieri e di sensali ebrei, da nobili polacchi, da "vecchi credenti" e da tanti appassionati di biliardo ormai uomini fatti. Questa scuola resta per me indimenticabile anche perché l'insegnante di francese era monsieur Vadon. Era un bretone e aveva del talento letterario, come tutti i francesi. Mi insegnò la sua lingua, con lui imparai a memoria i classici francesi.
Poi, finito l'istituto, capitai a Kiev e nel 1915 a Pietroburgo. A Pietroburgo me la passai terribilmente male, non avevo il permesso di residenza, cercavo di evitare la polizia e alloggiavo in un interrato in via Puskin presso un poveraccio di cameriere sempre ubriaco. Fu allora che cominciai a disseminare nelle redazioni i miei lavori, ma dappertutto mi cacciavano via, i redattori mi esortavano a cercarmi un posto di commesso in qualche bottega, ma io non gli davo retta e alla fine del 1916 finii da Gorkij. Devo tutto a quell'incontro. Pubblicò i miei primi racconti in un fascicolo di "Letopis´", mi insegnò cose di straordinaria importanza, e poi, quando divenne chiaro che i miei due o tre passabili saggi giovanili non erano che un casuale successo e che in letteratura non me la cavavo e che scrivevo terribilmente male, mi mandò a fare apprendistato tra la gente.
Ed io per sette anni - dal 1917 al 1924 - feci il mio apprendistato tra la gente. Durante quel periodo fui soldato sul fronte rumeno, poi prestai servizio alla Oeka, al Commissariato del popolo per l'istruzione, nelle spedizioni di approvvigionamento del 1918, nell'Armata del Nord contro Judenic, nella prima Armata di cavalleria, nel Comitato regionale di Odessa, feci il proto nella Settima tipografia sovietica di Odessa, il cronista a Pietroburgo e a Tiflis e via dicendo. E soltanto nel 1923 imparai a esprimere i miei pensieri in modo chiaro e non troppo prolisso. Allora ripresi a scrivere».
Isaak Babel'



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